Indenizzo ai commercianti che cessano l’attività

NORMATIVA DI SETTORE

Il «Collegato lavoro» ha introdotto una novità di rilievo per i commercianti in crisi che cessano l’attività prima del tempo.

Non si tratta di una vera propria novità in quanto l’indennizzo è stato erogato per più di 10 anni dal 1996 fino al 2007. Con questa norma è stato ripristinato vista la crisi del settore mercantile negli ultimi anni e grazie all’impegno della Confcommercio.

Non si tratta di un sussidio statale offerto alle attività in difficoltà, ma piuttosto di un ammortizzatore sociale per sostenere coloro che si avviano al pensionamento ed è il frutto di un sistema di autogestione. Infatti l’indennizzo sarà finanziato con l’aumento del 0,09% dell’aliquota contributiva a carico dei commercianti in attività iscritti all’INPS.

 

A chi è indirizzato.

Ai titolari o collaboratori di attività di:

          commercio al minuto in sede fissa;

          somministrazione di alimenti e bevande;

          commercio su aree pubbliche (ambulanti);

          agenzia/rappresentanza di commercio;

         

 

Quali sono i requisiti.

Per godere di tale indennizzo è necessario che il titolare o collaboratore delle attività suddette abbia:

          compiuto i 62 anni di età, se uomo, i 57 se donna, nel periodo tra il 01.01.2009 e il 31.12.2011;

          maturato almeno 5 anni di iscrizione, in qualità di titolare o collaboratore, nella Gestione speciale commercianti istituita presso l’INPS, al momento della cessazione dell’attività;        

          cessato definitivamente l’attività;

          riconsegnato al comune le licenze/autorizzazioni;

          cancellato la propria impresa dai registri delle imprese della Camera di commercio.

 

La domanda.

La domanda, per ottenere la concessione dell’indennizzo, deve essere presentate entro il 31 gennaio 2012 presso la sede Inps territorialmente competente per residenza, va formulata su un modello appositamente predisposto, e può essere presentate direttamente, tramite uno degli Enti di patronato riconosciuti dalla legge o inviata per posta a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento.

Alla domanda deve essere allegata la documentazione comprovante:

          la cessazione definitiva dell’attività commerciale;

          l’avvenuta riconsegna delle autorizzazioni/licenze;

          la cancellazione del titolare dell’attività dal registro degli esercenti attività di commercio (REC) se l’attività si riferiva alla somministrazione al pubblico di alimenti e bevande;

          la cancellazione del titolare dell’attività dal ruolo degli agenti e rappresentanti di commercio.

 

L’indennizzo.

L’indennizzo compete dal 1° giorno del mese successivo a quello di presentazione della relativa domanda e fino al momento in cui si potrà percepire la pensione di vecchiaia. Ciò significa che l’assegno potrà essere erogato anche nel periodo che intercorre tra il mese di compimento dell’età pensionabile (60 anni per le donne, 65 per gli uomini) e l’apertura della cosiddetta finestra, cioè fino al momento in cui la pensione verrà effettivamente erogata.

L’importo è identico a quello del trattamento minimo di pensione, che viene concesso dall’INPS ai commercianti iscritti alla gestione. I periodi in cui viene riscosso l’assegno si considerano come lavorati ai fini della pensione. Attenzione però: la contribuzione figurativa si somma a quella di lavoro solo per raggiungere il diritto, non va quindi ad incrementare l’importo della futura pensione, in quanto lo scopo della prestazione è unicamente quello di evitare che il commerciante con pochi versamenti possa restare senza reddito e senza pensione.

 

Compatibilità e incompatibilità.

La titolarità di un trattamento pensionistico non impedisce la concessione dell’indennizzo. Quindi ai titolari di pensione diretta (anzianità, assegno ordinario, inabilità) e ai superstiti potrà essere regolarmente erogato.

L’indennizzo è, invece, incompatibile con l’esercizio di qualsiasi attività di lavoro autonomo o subordinato e, conseguentemente, la corresponsione dell’assegno termina dal 1° giorno del mese successivo a quello nel quale sia stata ripresa l’attività lavorativa sia essa dipendente che autonoma.
Il beneficiario ha, quindi, l’obbligo di comunicare all’INPS la ripresa dell’attività lavorativa, entro 30 giorni dal suo verificarsi. A sua volta l’INPS è tenuto ad effettuare i controlli sul rispetto della norma che prescrive l’anzidetta incompatibilità.

 

                                                                   Avv. Camilla Fiore

 

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