Inquinamento acustico

NORMATIVA DI SETTORE

La normativa sui limiti acustici in Italia è regolata dalla legge quadro n. 447/1995, dai suoi decreti attuativi e dalle singole leggi regionali che legiferano sulla materia. Questa legge, tuttora in vigore, ha stabilito infatti i principi fondamentali in materia di tutela dell’ambiente esterno e abitativo dal rumore individuando chiaramente le competenze dello Stato e degli Enti Locali. All’art. 6 stabilisce l’obbligo per i Comuni della “classificazione acustica” del proprio territorio in aree acusticamente omogenee con cui si suddivide il territorio comunale, urbanizzato e non, in classi acustiche in base agli insediamenti, l’effettiva fruizione e la destinazione d’uso del territorio ecc. a cui corrispondono poi i valori limite. Per esempio durante il giorno (tra le 6 e le 22) è tollerato un limite massimo di 50 decibel per singola sorgente sonora nelle aree particolarmente protette, come le zone ospedaliere, scolastiche o vicine ai parchi pubblici, mentre è concessa una rumorosità fino a 65-70 decibel nelle zone ad alta attività commerciale o a traffico intenso. Sono previsti limiti più bassi per gli orari notturni, tra le 22 e le 6 (vedi tabelle 1 e 2).

La determinazione di questi valori è però delegata a diversi decreti attuativi che sono stati adottati negli anni successivi. I principali decreti che interessano il nostro ambito di applicazione, ovvero locali pubblici di intrattenimento e spettacolo, sono il DPCM 14.11.97 “Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore”, DM 16.3.98 “Tecniche di rilevamento e di misurazione dell’inquinamento acustico” e il D.P.C.M 215/99 “Regolamento recante norme per la determinazione dei requisiti acustici delle sorgenti sonore nei luoghi di intrattenimento danzante e di pubblico spettacolo e nei pubblici esercizi”.

In particolare, quest’ultimo decreto ha stabilito i limiti di rumorosità consentiti all’interno di quei locali pubblici caratterizzati da diffusione di musica ad alto volume, a protezione, soprattutto, degli avventori dall’esposizione al rumore. Il campo di applicazione di tale decreto, durante questi anni, è stato più volte rivisto, assoggettando, inizialmente, a tale limitazione tutti gli esercizi pubblici, quindi anche quei locali in cui l’impianto elettroacustico veniva impiegato esclusivamente come sottofondo musicale, per poi essere successivamente confinato (art. 7 della Legge 31 luglio 2002, n. 179) ai soli luoghi di intrattenimento danzante (discoteche, circoli privati, discopub ecc.) e di pubblico spettacolo (cinema, teatri ecc.). L’art. 2 di tale decreto stabilisce che, fermi restando i limiti generali in materia di tutela dell’ambiente esterno ed abitativo dall’inquinamento acustico, fissati con DPCM 14.11.97 (vedi tabelle 1 e 2),  i valori dei livelli massimi di pressione sonora consentiti all’interno del locale sono 102 dBA massima e 95 dBA media. Si tratta di valori che sembrano incomprensibili e sono comunque incalcolabili senza l’ausilio di un tecnico competente, sarà infatti lui a fornire il supporto tecnico al gestore del locale o dell’esercizio per la realizzazione della documentazione prevista dal Decreto.

Il gestore di un locale è infatti obbligato a:

– verificare le caratteristiche tecniche degli impianti di diffusione in dotazione;

– verificare i livelli di pressione sonora degli impianti di diffusione in dotazione anche dopo ogni modifica o riparazione;

– nominare un tecnico competente in acustica ambientale cui è affidato l’incarico di provvedere alle rilevazioni ed ai collaudi nonché alla redazione di una relazione indicante: l’elenco dettagliato dei componenti corredato dall’impostazione delle regolazioni dell’impianto elettroacustico utilizzate per la sonorizzazione del locale, l’impostazione dell’impianto elettroacustico corrispondente alla massima emissione sonora senza distorsioni o altre anomalie di funzionamento;

– attuare gli interventi necessari all’adeguamento degli impianti di diffusione in dotazione al rispetto

dei limiti

– redigere apposita dichiarazione sostitutiva ai sensi dell’art. 4 della legge 4.01.68 n° 15 – questa dichiarazione corredata della relazione di collaudo redatta dal tecnico competente è conservata presso il locale ed esibita su richiesta dell’autorità di controllo.

Gli enti di controllo preposti per la verifica dei contenuti del decreto in oggetto sono dal punto di vista delle autorizzazioni e delle concessioni edilizie il Comune, mentre le funzioni operative di vigilanza e controllo spettano alle Provincie che si possono avvalere delle ARPA (in mancanza di queste le ASL) quale organi tecnici.

In caso di infrazione, le sanzioni possono andare dalla semplice ammenda pecuniaria (da 1.032,91 fino a 10.329,14 euro) fino ad arrivare alla chiusura temporanea o definitiva del locale.

 

TABELLA 1: definizione delle classi acustiche in cui viene diviso il territorio comunale

CLASSE I – aree particolarmente protette: Rientrano in questa classe le aree nelle quali la quiete rappresenta un elemento di base per la loro utilizzazione: aree ospedaliere, scolastiche, aree destinate al riposo e allo svago, aree residenziali rurali, aree di particolare interesse urbanistico, parchi pubblici, ecc.

CLASSE II – aree destinate ad uso prevalentemente residenziale: Rientrano in questa classe le aree interessate prevalentemente da traffico veicolare locale, con bassa densità di popolazione, con limitata presenza di attività commerciali ed assenza di attività industriali e artigianali.

CLASSE III – aree di tipo misto: Rientrano in questa classe le aree urbane interessate da traffico veicolare locale o di attraversamento, con media densità di popolazione, con presenza di attività commerciali, uffici, con limitata presenza di attività artigianali e con assenza di attività industriali; aree rurali interessate da attività che impiegano macchine operatrici.

CLASSE IV – Aree di intensa attività umana: Rientrano in questa classe le aree urbane interessate da intenso traffico veicolare, con alta densità di popolazione, con elevata presenza di attività commerciali e uffici, con presenza di attività artigianali; le aree in prossimità di strade di grande comunicazione e di linee ferroviarie; le aree portuali, le aree con limitata presenza di piccole industrie.

CLASSE V – Aree prevalentemente industriali: Rientrano in questa classe le aree interessate da insediamenti industriali e con scarsità di abitazioni.

CLASSE VI – Aree esclusivamente industriale: Rientrano in questa classe le aree esclusivamente interessate da attività industriali e prive di insediamenti abitativi.

 

 

 

TABELLA 2  : valori limite di emissione – Leq in dB(A)

Classe di destinazione d’uso del territorio

Tempo di riferimento

diurno (6:00-22:00)

notturno (22:00-6:00)

I Aree particolarmente protette

45

35

II Aree prevalentemente residenziali

50

40

III Aree di tipo misto

55

45

IV Aree d’intensa attività umana

60

50

V Aree prevalentemente industriali

65

55

VI Aree esclusivamente industriali

65

65

 

 

                                                                                                                             Avv. Camilla Fiore

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