Interruzione di corrente elettrica. La via amministrativa

NORMATIVA DI SETTORE

Nell’affrontare il discorso sul risarcimento dei danni e dei disagi che possono derivare ad un’impresa da una interruzione del servizio di erogazione della corrente elettrica più o meno prolungato nel tempo, è necessario procedere per gradi.

L’Autorità per l’energia elettrica e il gas, anche alla luce delle indagini conoscitive avviate a seguito del blackout del 28 settembre 2003, ha deliberato un sistema di rimborsi automatici e un fondo eventi eccezionali allo scopo di introdurre nuove forme di tutela dei consumatori per interruzioni prolungate e estese della fornitura di energia elettrica, da un lato assicurando un rimborso per il disagio che ne deriva, dall’altro incentivando e promuovendo un tempestivo ripristino del servizio da parte delle imprese di distribuzione e trasmissione.

Rimborsi automatici da 30 a 300 euro per le famiglie e rimborsi fino a 6.000 euro alle imprese per eventuali interruzioni di energia elettrica di durata superiore agli standard; un Fondo eventi eccezionali per finanziare gli stessi rimborsi a seguito di blackout dovuti a condizioni, eventi eccezionali o periodi particolari. Sono alcune delle novità introdotte con la delibera n. 172 del 2007.

A pagare i rimborsi, che saranno accreditati direttamente in bolletta sotto forma di detrazione forfettaria, saranno le imprese di distribuzione. Se l’interruzione dovesse però verificarsi in periodi di condizioni meteorologiche eccezionali o di eventi eccezionali (ad esempio trombe d’aria, valanghe, incidenti o guasti gravi su impianti elettrici), a finanziare i risarcimenti sarà un Fondo di “solidarietà” eventi eccezionali, alimentato dagli operatori di vendita e trasmissione (in proporzione al numero di interruzioni superiori alle 8 ore a loro imputabili nell’anno) e, in una forma di mutuo e generalizzato soccorso ai danneggiati, dalla globalità dei consumatori.

Gli “standard”, ossia la durata delle interruzioni “tollerabili” che, se sorpassata, dà diritto ad usufruire del  rimborso vengono così individuati: per le interruzioni senza preavviso, gli “standard” sono definiti in base alla tipologia territoriale, distinta in tre “gradi di concentrazione”: grandi città (“alta concentrazione”, i comuni con più di 50.000 abitanti), centri di media ampiezza (“media concentrazione”, i comuni con popolazione compresa tra 5.000 e 50.000 abitanti), paesi e aree rurali (“bassa concentrazione”, i comuni con meno di 5.000 abitanti). Ad esempio, per una famiglia (clienti di bassa tensione) in alta concentrazione, lo standard di durata da superare sarà di 8 ore; in media concentrazione, di 12 ore; in bassa, di 16 ore. Per una impresa, se connessa in bassa tensione, si applicano gli stessi standard; se invece è connessa in media tensione, lo standard sarà rispettivamente di 4, 6 e 8 ore. Per le interruzioni con preavviso, la durata del blackout da superare per ottenere il rimborso sarà indistintamente di 8 ore, sia per le famiglie che per le imprese.

Oltrepassati gli “standard” di durata delle interruzioni, scatteranno automaticamente i rimborsi. Le famiglie otterranno 30 euro di rimborso per il solo superamento dello “standard”, più altri 15 euro per ogni eventuale blocco di 4 ore di interruzione successive; questo fino a un tetto massimo di 300 euro. I piccoli consumatori e le imprese con potenza inferiore o uguale a 100 kW, avranno 150 euro, più altri 75 ogni ulteriori 4 ore, fino ad un massimo di 1.000 euro. I piccoli consumatori con potenza superiore a 100 kW, avranno 2 euro per ogni kW, più un euro a kW ogni ulteriori 4 ore, fino ad un massimo di 3.000 euro. Infine, le imprese con potenza superiore a 100 kW, allacciate in media tensione, otterranno 1,5 euro per ogni kW, più 0,75 euro a kW per ogni ulteriori 2 ore, fino ad un massimo di 6.000 euro. I rimborsi automatici saranno corrisposti come detrazioni nella prima bolletta emessa dopo 60 giorni dall’interruzione. Se la sospensione coinvolgesse più di 2 milioni di utenti, considerata la complessità del caso, il termine passa da 60 a 210 giorni. L’impresa distributrice non è tenuta al rimborso se il cliente non è in regola con i pagamenti e, nel mercato libero, il distributore li corrisponderà al venditore che, concretamente, li accrediterà al cliente finale. Se un utente non dovesse ricevere il rimborso dovuto nei tempi stabiliti, può farne richiesta al distributore entro 6 mesi dal momento dell’interruzione e l’azienda, entro tre mesi, ha l’obbligo di versarlo o di motivare l’eventuale rifiuto.

Questo provvedimento rappresenta oggi una piccola “rivoluzione” che, da parte degli operatori, richiede un adeguamento tecnologico-gestionale complesso e articolato. Perciò, l’entrata in vigore del provvedimento sarà graduale nel tempo, dando così la possibilità agli operatori di adeguare i propri sistemi e sperimentare il meccanismo. Nel dettaglio, il provvedimento è entrato in vigore dal 1° luglio 2009 per le aziende di trasmissione e distribuzione che servono oltre 100.000 famiglie; sarà operativo, invece, dal 1° gennaio 2011 per le aziende di distribuzione che raggiungono tra le 50.000 e le 100.000 famiglie, alla data del 31 dicembre 2006; dal 1° gennaio 2012  per le aziende di distribuzione che servono tra le 5.000 e le 50.000 famiglie, alla data del 31 dicembre 2006;  dal 1° gennaio 2013 per le aziende di distribuzione che servono un numero inferiore a 5.000 famiglie, alla data del 31 dicembre 2006.

 

 

                                                              Avv. Camilla Fiore

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