La cessione dell’azienda

NORMATIVA DI SETTORE

La Cessione dell’azienda, o di un ramo appartenente alla stessa, rappresenta all’attualità un fenomeno largamente diffuso per far fronte a particolari problematiche inerenti l’impresa ed i contratti da essa conclusi.
Il trasferimento di azienda si verifica ogni volta che, a seguito di operazioni societarie di vario genere (cessione, scissione, fusione, affitto, usufrutto), il titolare dell’attività viene a mutare. Quando il trasferimento ha per oggetto solo una parte del complesso aziendale si parla di cessione del ramo d’azienda.
La disciplina è lasciata all’art. 2112 cod. civ. ed all’interpretazione giurisprudenziale che, negli anni, ha perfezionato le caratteristiche dell’istituto giuridico, così da collegare allo stesso tutta una serie di conseguenze rilevanti sul piano dei diritto del lavoratore e della responsabilità solidale tra cedente e cessionario (ovvero tra chi trasferisce l’azienda e chi la acquisisce).
Sintetizzando e semplificando il discorso si può dire che si ha trasferimento d’azienda o cessione del ramo d’azienda tutte quelle volte in cui muta il titolare dell’attività e, per l’effetto si ha:
1) il trasferimento dei beni facenti parte del complesso aziendale, siano esse le strumentazioni o altro;
2) la cessione dei contratti con la clientela;
3) la continuazione dei rapporti di lavoro del personale con il nuovo datore, o comunque la riassunzione, senza soluzione di continuità tra i vecchi e i nuovi rapporti di lavoro;
4) il mantenimento dello stabile e del luogo di lavoro;
5) lo svolgimento della medesima precedente attività del cedente. Quanto agli effetti che derivano da un trasferimento di azienda o di cessione di ramo d’azienda, i principali riguardano i rapporti di lavoro e i crediti e debiti aziendali.
Per quanto riguarda i rapporti di lavoro, questi continuano con il nuovo datore di lavoro. In realtà, il lavoratore può rifiutarsi di passare al nuovo datore di lavoro ma, in questo caso, correrà il rischio di essere licenziato, dal precedente datore, per motivo oggettivo a causa della cessazione dell’attività a cui era adibito. Tuttavia, il trasferimento d’azienda non può costituire un autonomo motivo di licenziamento proprio perchè comporta l’automatica prosecuzione del rapporto alle dipendenze del nuovo titolare.  
Alla cessione consegue anche la responsabilità solidale tra cedente e cessionario per tutti i crediti di lavoro che, al momento del trasferimento, erano stati maturati dai dipendenti del cedente e non più liquidati (gli esempi più classici, in questo senso, sono sicuramente quelli relativi al t.f.r., alle ultime mensilità, ai permessi e ferie maturati ma non goduti). Ciò comporta che il lavoratore potrà chiedere anche al nuovo datore di lavoro il pagamento dei crediti da lavoro che aveva maturato al momento del trasferimento, obbligandolo in solido con il vecchio titolare.
b) Per quel che concerne i crediti e debiti aziendali, con la cessione di una azienda, o di un ramo di attività,si verifica l’automatica cessione all’acquirente dei crediti anteriori al conferimento relativi all’azienda trasferita (Cass. S.U. 1 ottobre 1993 n.9802). Mentre, con riguardo ai debiti, l’articolo 2560 c.c. stabilisce che colui che cede l’azienda non è liberato dai debiti inerenti all’esercizio dell’azienda ceduta, anteriori al trasferimento, se non risulta che i creditori vi hanno consentito. Quindi il trasferimento dei debiti non è automatico ma è subordinato all’accettazione da parte dei creditori. Tuttavia, il secondo comma dell’articolo 2560 c.c. stabilisce, che per tali debiti, se essi risultano dai libri contabili obbligatori,l’acquirente di un’azienda commerciale risponde, in via solidale, con il precedente titolare. In partcolare l’acquirente può essere tenuto a pagare le imposte e le sanzioni riferibili a violazioni commesse nell’anno in cui sia avvenuta la cessione e nei due precedenti, nonché quelle già irrogate e contestate nel medesimo periodo, ma riferibili a violazioni commesse in periodi precedenti. Si tratta però di una responsabilità limitata al valore dell’azienda (o del ramo d’azienda) ceduta, che è quello accertato dal competente ufficio tributario o, in mancanza, quello dichiarato dalle parti nell’atto di cessione. Ai sensi dell’articolo 3, lettera b), del D.P.R. 131/86, la cessione di un’azienda, o di un ramo della stessa, è operazione soggetta a registrazione in termine fisso anche qualora il contratto non sia redatto per iscritto. Da un punto di visto civilistico, infatti, la cessione d’azienda non richiede la forma scritta a pena di nullità, ma solo ad probationem, ciòè per provare l’avvenuto trasferimento.
Il termine per la registrazione è quello ordinario di venti giorni dalla stipula dell’atto. Per gli atti formati all’estero, aventi a oggetto aziende esistenti nel territorio dello Stato, il termine è prolungato a sessanta giorni. L’ufficio competente è quello nella cui circoscrizione risiede il notaio obbligato a registrare l’atto.
Per quanto riguarda la base imponibile, questa è data dal valore corrente dell’azienda ceduta, ossia dal valore complessivo dei beni che la compongono ( ex art. 51, comma 4, D.P.R. 131/86), comprensivo dell’avviamento, e al netto di debiti e altre passività.

                                                               Avv. Camilla Fiore

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