La legittima difesa

637Casi di cronaca recenti e meno recenti rendono di continuo oggetto di discussione il tema della legittima difesa. All’art. 52 il codice penale individua la scriminante della difesa legittima, stabilendo che “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”. In parole più semplici si potrebbe dire che è giustificato, e quindi non punibile, chi agisce per difendersi da un aggressione ingiusta purchè:
1) la difesa sia necessaria, cioè l’azione compiuta sia, in quella circostanza, l’unica possibile, non sostituibile con un’altra meno dannosa ma egualmente efficace a tutelare il diritto proprio o altrui;
2) il pericolo sia attuale, cioè presente e incombente e non futuro o già superato, come dire tale che se non neutralizzato tempestivamente sfocerebbe nella lesione di un diritto;
3) la difesa sia proporzionata all’offesa, cioè è necessario che non si leda un diritto o un interesse costituzionalmente ritenuto più importante di quello che si vuole difendere. Cioè, non c’è proporzionalità se si ferisce una persona o peggio ancora la si uccide per difendere un bene materiale dal furto o dal danneggiamento, ma solo se si vuole difendere la propria o l’altrui vita o incolumità fisica. In particolare quest’ultimo requisito, ovvero la proporzionalità tra la difesa e l’offesa, è sempre stato quello più difficile da individuare nei casi concreti, in quanto il più delle volte nei casi di cronaca ci si trovava di fronte ad ipotesi di eccesso di difesa (che costituisce reato) piuttosto che di legittima difesa perchè chi uccide, molto spesso lo fa per salvare beni materiali il cui valore non è comparabile ad una vita umana.
E questo elemento era valutato dal Giudice, di volta in volta, esaminando i casi concreti. Poi nel 2006, stante una forte esigenza sociale determinata dall’aumento della micro-criminalità, il legislatore attraverso l’art. 1 della L. n. 59 ha introdotto un secondo e terzo comma all’art. 52 c.p. che recitano: “Nei casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma ( cioè nei casi di violazione di domicilio), sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:
a) la propria o altrui incolumità;
b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.
La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale”. Questa novità, da molti criticata, stabilisce che il rapporto di proporzionalità tra la difesa e l’offesa esiste sempre, in via presuntiva, quando l’aggressione avviene in casa propria o all’interno del luogo in cui viene esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale, per tutelare non solo la propria e l’altrui incolumità, ma anche i beni propri o altrui purchè:
1) si agisca con un’arma regolarmente detenuta;
2) non ci sia desistenza da parte dell’aggressore.
La nuova normativa non ha escluso per legge l’eccesso di difesa che tuttora è presente nel nostro ordinamento, ma ha influito solo sul concetto di proporzionalità, mentre l’imputato, per poter vedere riconosciuta la legittima difesa, dovrà comunque provare gli ulteriori presupposti, ossia l’attualità dell’offesa e l’inevitabilità dell’uso delle armi come mezzo di difesa della propria o dell’altrui incolumità. Inoltre, la reazione a difesa dei beni è legittima solo quando non vi sia desistenza (ad esempio il ladro o il rapinatore stanno scappando) cioè quando l’aggressore di fronte all’intimazione del proprietario di casa o di chi si trova nell’esercizio commerciale, ad esempio, invece di scappare reagisca minaccioso e, sempre che sussista un pericolo attuale per l’incolumità fisica dell’aggredito o di altri.

Avv. Camilla Fiore

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