La nuova maxi-sanzione per il lavoro nero

NORMATIVA DI SETTORE

La legge 4 novembre 2010 n.183, c.d. Collegato Lavoro, all’art. 4 ha introdotto interessanti modifiche alla disciplina della c.d. “maxi sanzione” sul lavoro nero, già contenuta nell’art. 3 del D.L. 12/2002 convertito con modificazioni dalla legge 23 aprile 2002 n.73.

Rispetto alla disciplina previgente si possono individuare diverse novità:

Il lavoro “in nero” secondo la nuova norma.

A seguito dell’abolizione del Libro matricola e dElle registrazioni giornaliere sul Libro di Paga, sostituito con il Libro Unico del Lavoro (la cui formazione è differita al 16° giorno del mese successivo a quello in cui si svolge il lavoro), il nuovo criterio scelto dal legislatore per stabilire se un lavoratore è “in nero” è quello di verificare se è stata effettuata o meno la comunicazione di assunzione preventiva al Centro per l’impiego tramite il sistema informatico competente.

Non si parla più, quindi, di lavoratori genericamente “non risultanti dalle scritture obbligatorie”, ma di “lavoratori subordinati impiegati senza la preventiva comunicazione” di instaurazione del rapporto di lavoro.

In questi casi viene, di conseguenza, assorbita la previgente sanzione per l’omessa comunicazione al Centro per l’impiego, prevista dall’art. 19 del D.Lgs. n. 276/2003, che tuttavia non è abrogata e continuerà a trovare applicazione in tutti i casi in cui non è applicabile la nuova maxi-sanzione, ad esempio quando si tratta di datori di lavoro pubblici o domestici o di rapporti di lavoro non subordinati, quali le collaborazioni coordinate e continuative, i contratti di associazione in partecipazione con apporto di lavoro e i tirocini finalizzati all’inserimento lavorativo.

Quindi, innanzitutto, quello che emerge è un sistema sanzionatorio più tassativo nell’individuazione del lavoro nero, ma anche più “mirato”, in quanto colpisce soltanto l’impiego irregolare di lavoratori subordinati. Tale nuova maxi sanzione, infatti, non si applica ai datori di lavoro domestico e quelli pubblici. Inoltre, dalla lettura della norma si ricava che, nessuna sanzione potrà intervenire per quelle forme di lavoro per le quali non è prevista comunicazione al centro per l’impiego tipo le prestazioni occasionali accessorie.

Come viene sanzionato.

Poichè lo scopo della norma è quello di sanzionare i rapporti di lavoro totalmente sconosciuti alla Pubblica Amministrazione il nuovo comma 4 dell’art. 4, prevede che la sanzione prevista al punto 3 non si applichi “qualora dagli adempimenti di carattere contributivo precedentemente assolti, si evidenzi comunque la volontà di non occultare il rapporto, anche se trattasi di differente qualificazione” , fissando, per questi casi una sanzione ridotta.

Per semplificare, possiamo dire che si sono create due distinte ipotesi sanzionatorie: la prima, più rigida, che contempla la tipica ipotesi di c.d. lavoro nero, cioè con totale assenza di comunicazione di inizio rapporto, e comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa da euro 1.500 ad euro 12.000 per ciascun lavoratore irregolare, maggiorata di euro 150 per ciascuna giornata di lavoro effettivo; la seconda, più attenuata, che contempla le ipotesi in cui il datore di lavoro abbia fatto svolgere al lavoratore un periodo parzialmente “in nero”, seguito da una successiva regolarizzazione (come avviene di solito per i periodi di prova). In tale ipotesi è prevista una sanzione amministrativa da euro 1.000 ad euro 8.000 per ciascun lavoratore irregolare, maggiorata di euro 30 per ciascuna giornata di lavoro irregolare.

Tuttavia, considerata l’intenzione del legislatore di sollecitare, quanto più possibile, il trasgressore verso la regolarizzazione, in entrambe le ipotesi di illecito il personale ispettivo dovrà ammettere il trasgressore al pagamento della sanzione in misura ridotta

Per quanto riguarda, poi, le sanzioni civili connesse all’omesso versamento dei contributi e premi per il periodo di lavoro non dichiarato applicate dagli Istituti previdenziali, la norma precedente prevedeva che essa non potesse essere inferiore a euro 3000, indipendentemente dalla durata della prestazione lavorativa occultata.

L’art. 4 della legge in esame invece dispone che l’importo delle sanzioni civili debba consistere in una maggiorazione del 50% dei contributi e/o premi dovuti, senza più alcun limite minimo. Si tratta di un importante “alleggerimento” delle sanzioni civili se si pensa che, anche per pochi giorni di “lavoro nero”, queste non potevano essere di importo inferiore ai 3000 euro.

Cosa fare per “attenuare”.

Dal momento che, anche in assenza della comunicazione di assunzione il datore di lavoro potrà provare la “regolarità” del rapporto, si possono individuare degli elementi che potrebbero manifestare la volontà di non occultare e che, se riscontrati al momento dell’ispezione possono portare all’applicazione della sanzione attenuata: qualsiasi documentazione obbligatoria avente data certa antecedente il momento dell’ispezione, come le dichiarazioni delle retribuzioni erogate mensilmente con invio dei modelli Uniemens INPS; una comunicazione tardiva al Centro per l’impiego purchè antecedente l’intervento ispettivo, ferma restando la sanzione dovuta per il ritardo.

Si noti, però, che gli unici adempimenti idonei ad escludere il lavoro nero sono quelli contributivi. Eventuali adempimenti fiscali (ad esempio il versamento delle ritenute d’acconto per prestazioni occasionali ex art. 2222 c.c.) pur aventi data certa anteriore all’ispezione, per la lettera della legge, non escluderebbero l’applicazione della maxisanzione.

Altri adempimenti che possono evitare la sanzione più grave sono: la registrazione sul libro unico del lavoro (visto che non si tratta di un adempimento obbligatorio e non ha data certa, solo dopo la scadenza del 16 del mese successivo); la consegna del contratto individuale di lavoro in alternativa alla copia della comunicazione inviata online al centro per l’impiego.

La Diffida.

Altra importantissima novità è che, mentre la disciplina previgente espressamente non ammetteva per l’illecito punito con la “maxisanzione” la procedura della diffida di cui all’art. 13 del decreto legislativo 23.04.2004 n.124, il testo attuale, invece, non dispone più questa preclusione. Pertanto, il personale ispettivo che accerti l’illecito dovrà provvedere a diffidare il trasgressore, e l’eventuale obbligato in solido, alla regolarizzazione della violazione (costituita dalla mancata comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro) in quanto materialmente sanabile, con conseguente ammissione alla sanzione minima. Infatti, in caso di regolarizzazione a seguito di diffida, la legge prescrive che il trasgressore sia ammesso al pagamento della sanzione al minimo edittale ovvero in misura di un quarto della sanzione stabilita in misura fissa. Nel caso della “maxi sanzione” dunque il trasgressore che abbia regolarizzato deve considerarsi ammesso al pagamento di una sanzione pari a 1.500 o 1.000 euro per ciascun lavoratore irregolare, aumentata di € 37,50 (150:4) o di € 7,50 (30:4) per ciascuna giornata di lavoro “in nero”, a seconda che il lavoratore risulti totalmente irregolare o regolarmente occupato per un periodo lavorativo successivo.

Come si regolarizza sotto il profilo contributivo, retributivo e lavoristico la posizione dei lavoratori coinvolti.

Per regolarizzazione s’intende sia la comunicazione del giorno di effettiva instaurazione del rapporto di lavoro sia il versamento dei contributi relativi al periodo di lavoro “in nero” ove ne sussistano i presupposti, ossia qualora siano scaduti i relativi termini per il pagamento, anche quando ciò si verifichi nelle more di adempimento al provvedimento di diffida.

Risulterà, di norma, possibile regolarizzare esclusivamente con contratti di natura subordinata a tempo pieno ed indeterminato ovvero a tempo parziale con regime orario non inferiore a 20 ore settimanali.

L’Autorità competente.

Altra novità riguarda l’estensione della competenza ad irrogare la maxi-sanzione, il nuovo testo, infatti, stabilisce che “all’irrogazione delle sanzioni amministrative provvedono gli organi di vigilanza che effettuano accertamenti in materia di lavoro, fisco e previdenza” specificando però, nel periodo successivo, che “autorità competente a ricevere il rapporto ai sensi dell’art.17 della legge 24.11.81 n. 689, è la Direzione provinciale del lavoro territorialmente competente.”

Ciò significa che gli atti di accertamento e di contestazione della violazione potranno essere compiuti, oltre che dagli ispettori del lavoro e carabinieri del Ministero, anche dagli ispettori di vigilanza degli enti previdenziali (INPS, INAIL, ENPALS), dai militari della Guardia di Finanza e dagli Ispettori dell’Agenzia dell’Entrate in quanto preposti ai controlli in materia di lavoro, fisco e previdenza.

Questi, una volta accertato e contestato l’illecito ai trasgressori, dovranno provvedere a presentare il rapporto di cui all’art. 17 della l. 689/81 alla DPL competente per territorio che provvederà ad emettere l’Ordinanza-ingiunzione di pagamento.

Nel settore turistico.

Infine, l’ultima novità di rilievo riguarda il settore turistico ed è una disposizione che concerne la comunicazione anticipata online al centro per l’impiego: se il datore non ha tutti i dati anagrafici relativi al lavoratore lo può assumere comunicando preventivamente (senza sanzioni) soltanto il nome del prestatore e la tipologia contrattuale. Nei tre giorni successivi all’instaurazione del rapporto potrà integrare la comunicazione con i dati mancanti.

 

 

                                                           Avv. Camilla Fiore

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