Niente Irap per i piccoli imprenditori.

NORMATIVA DI SETTORE

E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con le tre sentenze n. 21122, 21123, 21124 del 13 ottobre 2010. Le mini-imprese prive di autonoma organizzazione che si avvalgono occasionalmente di lavoro altrui non sono tenute al pagamento dell’imposta. 

Ma quali sono le mini-imprese esentate?

Il Codice civile definisce, all’art. 2083, come “piccolo imprenditore” colui che esercita l’attività professionale organizzandola prevalentemente con il lavoro proprio e dei familiari. Tuttavia le sentenze della Corte di Cassazione hanno ulteriormente precisato questo concetto, stabilendo che, quello che conta ai fini dell’esenzione dal pagamento dell’IRAP non è tanto la natura dell’attività quanto “ il modo in cui la stessa è svolta”:

          non avvalersi stabilmente di lavoro altrui

          non disporre di una strumentazione eccedente il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività

sono i due requisiti ritenuti essenziali per l’esonero da IRAP, tanto per i professionisti quanto per gli imprenditori, siano essi da qualificarsi “piccoli” (articolo 2083 del codice civile) o meno.

In attesa che l’Agenzia delle Entrate prenda atto delle parole della Cassazione, e che il legislatore si decida a definire in modo chiaro e possibilmente definitivo l’area di applicabilità soggettiva dell’imposta, il messaggio è il seguente: sia che si consideri un professionista, un artigiano, un commerciante, una azienda di servizi, un intermediario, eccetera, l’assoggettamento a Irap dipende solo ed esclusivamente dalla dotazione di beni messa in campo e dall’utilizzo non saltuario dell’opera di terzi addetti. Es: il proprietario di un piccolo bar che svolge la sua attività con il lavoro prevalentemente proprio o di suoi familiari e ricorra al lavoro di collaboratori e dipendenti solo saltuariamente; che sia dotato della strumentazione minima e indispensabile per un bar, quale può essere, un locale, la macchina da caffè, frigoriferi ecc, non è tenuto a pagare l’IRAP.

Per il futuro, quindi, come comportarsi?

Le strade possibili sono:

 

          attendere che l’Agenzia delle Entrate adegui la propria posizione in tema di IRAP alle recenti sentenze della Cassazione. In questo caso ci si continuerà
a dichiarare soggetti passivi IRAP compilando la relativa dichiarazione e pagando le relative imposte. Sarà poi possibile chiedere il rimborso di quanto versato.

          adeguarsi alle risultanze delle recenti sentenze e non versare l’IRAP.

 

Se si ritiene di rientrare nel novero dei soggetti che sono esentati dal versare l’IRAP, innanzitutto bisogna assolutamente EVITARE di compilare la dichiarazione IRAP dichiarando il reddito dell’esercizio astenendosi poi dal versare le relative imposte. La compilazione della dichiarazione IRAP con i redditi dell’esercizio indica l’autoassoggettamento all’imposta e comporterebbe la certezza di un contenzioso con l’Agenzia delle Entrate in caso di mancato versamento dell’imposta.

In alternativa si deve compilare e presentare la dichiarazione IRAP omettendo di dichiarare alcun reddito imponibile. Questa ipotesi consente di recuperare immediatamente gli acconti eventualmente versati nell’anno precedente utilizzandoli in compensazione per il pagamento di altre imposte.

Oppure si deve evitare di compilare e presentare la dichiarazione IRAP. In questo caso gli acconti versati l’anno precedente andranno chiesti a rimborso.

 

N.B.: Sia nella prima ipotesi che nella seconda, è possibile che l’organizzazione del contribuente/piccolo imprenditore divenga oggetto di contenzioso con l’agenzia delle Entrate, la quale, tuttavia, come già detto, non potrà più dedurre l’assoggettamento Irap semplicemente dal tipo di attività svolta, posizione cassata dalla Corte. Si dovrà discutere, invece, del “come” l’attività è svolta, con un importante corollario: è chi agisce in giudizio ad avere l’onere della prova.

Per cui: è il contribuente a dover dimostrare di avere i requisiti per l’esonero, in caso di rimborso.

E’ l’Agenzia delle Entrate a dover dimostrare che un dato contribuente non rientra nella categoria esonerata, in caso di accertamento.       

Come si ottiene il rimborso?

 

Occorre presentare istanza di rimborso presso, l’Agenzia delle Entrate competente, dell’IRAP versata nei 48 mesi precedenti (quanto versato in precedenza è ormai prescritto). Trascorsi 90 giorni senza risposta o ricevuta risposta negativa, si potrà procedere all’inoltro presso la Commissione Tributaria Provinciale del ricorso avverso il rifiuto al rimborso dell’IRAP versata.

 

                                                      

                                                        Avv. Camilla Fiore

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