Nuove regole per le connessioni wi fi

NORMATIVA DI SETTORE

Il Decreto Legge 29 dicembre 2010 n. 225 (decreto “Milleproroghe”), ha fatto venir meno l’obbligo di identificazione e registrazione dei fruitori del servizio di connessione ad internet da parte dei soggetti che mettono a loro disposizione apparecchi terminali o che offrono accesso al Wi Fi in aree pubbliche.
Tale obbligo era previsto dall’art. 7 del D. L. 27 luglio 2005 n. 144, “Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale” (meglio conosciuto come decreto Pisanu) che imponeva ai gestori di qualunque esercizio o circolo privato di qualsiasi specie nel quale fossero posti a disposizione del pubblico, dei clienti o dei soci terminali per le comunicazioni, anche telematiche, di munirsi di un’apposita licenza rilasciata dal questore e di verificare l’identità degli utenti del servizio, tramite l’esibizione di un documento d’identità. Tale decreto, adottato in seguito agli attentati terroristici del 2005 a Londra e Madrid, convertito poi in legge, aveva carattere provvisorio ma è stato prorogato nel calderone del milleproroghe di anno in anno.
Dal 1° gennaio 2011, invece, il servizio può dirsi liberalizzato, anche se è rimasto, sino al 31 dicembre 2011, l’obbligo di richiedere la licenza al questore per i soli Internet Point, ossia per gli esercenti che forniscano l’accesso a Internet come attività principale. Tuttavia anche tale obbligo è venuto meno in quanto non è stato più prorogato dal successivo decreto “Milleproroghe” n. 216/2011.

Normativa attuale:
Oggi, quindi, chiunque intenda fornire presso un’attività aperta al pubblico la connessione Internet agli utenti deve sapere queste poche regole:

– chi come attività principale non abbia quella dell’Internet provider o dell’Internet point e voglia offrire (o vendere) la connessione a Internet agli utenti e ai clienti di un’attività aperta al pubblico non deve chiedere alcuna autorizzazione;

– chi offre un servizio Internet hotspot può farlo senza la necessità di identificare i clienti: è possibile quindi far connettere gli utenti senza sapere chi essi siano;

– chi effettua (come ad esempio un hotel) trattamento di dati personali in forma elettronica è obbligato, dal Codice Privacy, a mettere in atto tutte le misure idonee a proteggere tali dati da intrusioni provenienti da Internet o dall’interno della propria rete informatica;

– chi mette a disposizione di terzi la connessione a Internet intestata a sé o alla propria azienda può risultare responsabile, in sede civile, di attività illecite commesse tramite la connessione stessa, a meno che non sia in grado di dimostrare che siano stati terzi (anche sconosciuti) a commettere tali attività.
Infatti, chi fornisca il libero accesso tramite una rete Wi Fi aperta si espone ad eventuali indagini da parte della Polizia Postale nel caso in cui venga commesso un reato utilizzando la linea Internet intestata al fornitore. In realtà, in mancanza di una legge che impone l’identificazione, non c’è più la responsabilità diretta per i reati commessi, ma rimane il diritto della magistratura di indagare per trovare una prova, mediante per esempio perquisizioni o sequestro del computer dell’esercente connesso alla linea Internet oggetto di indagine. L’adozione di un sistema di identificazione e monitoraggio fornirebbe, quindi, le prove per garantire la totale estraneità dell’esercente dai reati commessi utilizzando la linea Internet a lui intestata.


Riassumendo:
Attualmente qualsiasi struttura aperta al pubblico può fornire ai propri clienti un servizio di connessione a Internet, senza burocrazia. Ma per offrire un servizio sicuro e in linea con le normative vigenti è necessario un sistema in grado di garantire l’inviolabilità della rete della struttura, preservare l’integrità dei dati della location e, soprattutto, assicurare che i titolari non siano in alcun modo responsabili delle attività dei clienti.

                                                                    Avv. Camilla Fiore

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