Recupero crediti internazionale

NORMATIVA DI SETTORE

Con l’internazionalizzazione dei mercati e la crescente esportazione di prodotti alimentari italiani, nonché la fornitura di servizi (ad es. alberghieri) ad utenza straniera, può presentarsi, anche per le imprese del settore ho.re.ca., la necessità di far fronte all’increscioso problema del recupero dei propri crediti in giro per il mondo.
A livello comunitario, si pongono ben pochi problemi: esistono tre diverse procedure giudiziarie specifiche in materia civile e commerciale in vigore tra gli Stati membri dell’UE (ad eccezione della Danimarca):
-Procedura europea di ingiunzione di pagamento: è un procedimento, applicabile ai crediti non contestati nel settore civile e commerciale, univoco per i vari Stati membri a disposizione dei creditori per il recupero dei propri crediti, un’ingiunzione di pagamento riconosciuta ed eseguita in tutti gli Stati membri, tranne in Danimarca.
La domanda di ingiunzione si compila su moduli standard, anche senza l’ausilio di un avvocato, e va presentata al giudice nazionale che sarebbe competente a conoscere la controversia (secondo regole precise contenute in diversi regolamenti europei). Il giudice emette l’ingiunzione di pagamento europea – in linea di massima – entro trenta giorni dall’introduzione della domanda completa in tutti i suoi elementi e senza verificare, nel merito, le informazioni fornite dal ricorrente. L’ingiunzione è, poi, notificata al convenuto, il quale viene informato che ha la possibilità di pagare al ricorrente l’ammontare del credito, oppure di opporvisi entro trenta giorni presso il giudice che l’ha emessa.
Come il decreto ingiuntivo italiano, l’ingiunzione di pagamento europea diviene esecutiva se il convenuto non si oppone nei termini. Se il convenuto presenta opposizione, il procedimento proseguirà secondo le regole processuali dello Stato del giudice che ha emesso l’ingiunzione.
-Procedimento europeo per le controversie di modesta entità: riguarda le controversie civili e commerciali transfrontaliere il cui valore complessivo non superi € 2.000,00. La sentenza del giudice di uno Stato membro che sia stata emessa nel quadro di tale procedimento è riconosciuta ed applicata negli altri Stati membri senza che sia necessaria una dichiarazione di esecutività.
-Titolo esecutivo europeo: le decisioni giudiziarie, le transazioni giudiziarie e gli atti pubblici relativi a crediti non contestati che rispettino determinati requisiti sono considerati validi negli Stati comunitari (ad eccezione della Danimarca). Il titolo esecutivo europeo è infatti riconosciuto nello Stato membro dove il creditore deve procedere all’esecuzione forzata senza che sia necessario alcun riesame o certificazione della decisione originata in un altro Stato membro. Tale misura agevola in sostanza l’esecuzione nello Stato del debitore delle decisioni favorevoli al creditore.
Oltre alle sopra descritte forme di tutela previste dall’ordinamento comunitario, il creditore italiano ha sempre a disposizione anche la nostrana ingiunzione di pagamento. Infatti, dopo l’emanazione del D. Lgs. n. 231/2002 che ha abrogato il divieto di notificare il decreto ingiuntivo al di fuori del territorio nazionale, un creditore avente sede in Italia può ottenere l’emissione, da parte di un giudice italiano, di un’ingiunzione di pagamento anche nei confronti di un debitore straniero (europeo e non) a cui la stessa verrà notificata secondo regole speciali tese a concedere termini più lunghi per il caso della notifica all’estero. Il decreto ingiuntivo, così ottenuto e notificato, costituisce titolo esecutivo suscettibile di essere attuato coercitivamente, il problema è che il Tribunale italiano dopo aver emesso il decreto, ha esaurito la propria funzione e, soprattutto, i propri poteri. Nessun Ufficiale giudiziario o giudice italiano potrà recarsi in missione all’estero, pignorare le proprietà del debitore e venderle all’asta come accadrebbe in Italia. È necessario, allora, che le autorità giudiziarie del paese in cui si trova il debitore (e in cui si trovano i suoi beni) riconoscano le decisioni dei Tribunali italiani e vi diano esecuzione.
Tra i paesi membri dell’Unione Europea tale problema non sussiste in quanto vige la Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968, che all’art. 26, prevede il riconoscimento in ogni stato membro del decreto esecutivo emesso dalla autorità giudiziaria di un paese contraente senza la necessità di attivare alcun procedimento, dunque in questo caso occorre solo chiedere l’esecutività presso il paese ove è domiciliato il debitore.
Al di fuori del sistema della citata Convenzione di Bruxelles occorre invece essere cauti e verificare, caso per caso, paese per paese, se esistano le possibilità di vedere riconosciuto ed eseguito, all’estero, un decreto ingiuntivo o una qualsiasi altra decisione di un Tribunale italiano. La materia del reciproco riconoscimento e dell’esecuzione delle decisioni giudiziarie è retta da trattati internazionali o da accordi bilaterali, quando questi esistono.
L’Italia ha stipulato numerosi accordi bilaterali in materia sin dagli anni 20. Fra i i più significativi, posso citare quello stipulato con la Svizzera nel 1933, quello con l’Egitto nel 1977, quello con la Bulgaria nel 1990. Tutte queste fonti internazionali prevedono che la decisione, in materia civile o commerciale, emanata da un organo giudiziario in uno dei paesi contraenti, abbia pieno riconoscimento ed efficacia esecutiva senza necessità di un’apposita procedura in tutti gli altri stati contraenti.
In mancanza di accordi o trattati internazionali, potrebbe accadere, invece, che, pur avendo ottenuto in Italia una sentenza di condanna nei confronti di una debitore straniero al pagamento del prezzo di un prodotto ad essa venduto, o un decreto ingiuntivo, il creditore non possa recuperare concretamente il proprio credito in quanto la sentenza ottenuta non viene riconosciuta valida nel paese del debitore. Ciò potrebbe accadere, ad esempio, con gli Stati Uniti d’America, che non hanno aderito ad alcuna convenzione internazionale per il riconoscimento delle decisioni straniere. Mentre discorso diverso vale per le decisioni arbitrali, come previsto dalla Convenzione di New York del 1958, che ha stabilito il riconoscimento reciproco delle stesse. E’ pertanto consigliabile inserire in contratti con questo paese un’apposita clausola arbitrale con la quale si stabilisce che le controversie relative a tale contratto vengano decise da un Arbitro o da un Collegio arbitrale.

                                   

                                                         Avv. Camilla Fiore

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