Sigaretta elettronica e divieto di fumo

NORMATIVA DI SETTORE

Divieto di fumo. Ma anche di quello elettronico? È questo l’interrogativo che sta crescendo in uffici, locali pubblici, cinema, mezzi pubblici, ristoranti. L’improvvisa diffussione della sigaretta elettronica pone tutto d’un botto interrogativi nuovi, nell’assenza di una legislazione in materia, dovuta appunto alla rapidità con cui il fenomeno si è imposto.
Il Ministero della salute non ha fin’ora preso una posizione in quanto lo strumento ha avuto una impennata esponenziale di vendite a cavallo fra lo scorso anno e gli inizi del 2013 ed è ancora in una fase di studio da parte degli esperti. E quindi è presto per vietare o concedere qualcosa.

Attualmente, infatti, le sigarette elettroniche non sono equiparate ai prodotti del tabacco, ma sono considerate prodotti “a libera vendita” che, considerando la cartuccia della sigaretta  elettronica come contenitore di un preparato, sono soggetti all’applicazione della normativa delle miscele chimiche, ai sensi del decreto legislativo 14 marzo 2003 n 65 attuazione delle direttive  1999745/CE e 2001/60/CE relative alla classificazione, etichettatura ed imballaggio dei preparati pericolosi.
Tuttavia, lo stesso Ministero ha vietato la vendita  ai minori di anni 16 delle sigarette elettroniche contenenti nicotina con una ordinanza ad hoc del ministro della Salute 4 agosto 2011, e prorogato il divieto di fumo per i minori di anni 18 con la  successiva ordinanza del 28 settembre 2012,  in attesa della definizione di una regolamentazione complessiva di tali dispositivi elettronici sulla base delle evidenze scientifiche che si renderanno disponibili.

In assenza di restrizioni e regolamenti ufficiali, tuttavia fioccano le iniziative di divieto.
Sulla scia di quanto indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità, che raccomanda «le stesse restrizioni», ma in riferimento esclusivamente alle sigarette elettroniche che contengono nicotina, ad esempio,Trenitalia e NTV, la compagnia di Italo, hanno preso contromisure dissuasive. I passeggeri che accendono l’elettronica vengono invitati gentilmente dai controllori a rinunciare. Finora non vengono segnalate discussioni, ma è chiaro che se il cliente insistesse nulla gli vieterebbe di non raccogliere l’invito.
Nella considerazione, poi, che anche il vapore delle sigarette elettroniche, tanto più se contenenti nicotina, possa comunque risultare fastidioso nei luoghi chiusi e, ancor di più in quelli in cui si consumano cibi,  seguono l’esempio anche i ristoranti veneti, i cui titolari, in attesa di un provvedimento chiaro del ministero della Salute, vietano la sigaretta elettronica, proprio come succede per quelle tradizionali.


Nel comune di Lomazzo in provincia di Como, invece, il sindaco ha emesso un’ordinanza che proibisce l’uso della sigaretta elettronica all’interno del municipio, oltre che in asili e scuole, in biblioteca e negli uffici pubblici. Chi trasgredisce rischia una multa tra 25 e 500 euro.
In definitiva, si può affermare che, in termini di legge, non esiste un divieto di utilizzo della sigaretta elettronica, cioè non ci sono norme ma soltanto indicazioni di buon senso.

                                                                               Avv. Camilla Fiore

 

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