Adesso finalmente è free

ATTUALITA’

Dopo un estenuante “andirivieni” in Parlamento il Decreto del fare riesce a sancire l’inesistenza di responsabilità oggettiva dell’esercente per i reati commessi attraverso lo sfruttamento della propria rete internet.

C’è voluto un pò di tempo, e un bel pò di pressioni da parte di FIPE, Federazione Italiana Pubblici Esercizi che sin dal momento dell’abrogazione, nel 2011, di alcune norme del D.L. 27 luglio 2005 n°144, meglio conosciuto come Decreto Pisanu che prevedevano l’obbligo in capo all’esercente di identificare tutti gli avventori, abituali e non,  che utilizzavano il servizio wi-fi del proprio locale, ha sempre sostenuto che gli esercenti non dovevano essere obbligati ad identificare i clienti che usufruiscono del servizio di wi-fi né a monitorare ed archiviare i dati delle sessioni internet relative.

Con un emendamento all’articolo 10 del Decreto del fare, secondo cui “l’offerta di accesso alla rete internet al pubblico tramite rete Wi-Fi non richiede l’identificazione personale degli utilizzatori. Quando l’offerta di accesso non costituisce l’attività commerciale prevalente del gestore del servizio, non trovano applicazione l’articolo 25 del codice delle comunicazioni elettroniche di cui al decreto legislativo 1° gennaio 2003, n. 259 e successive modificazioni, e l’articolo 7 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, e successive modificazioni”.

Con tale emendamento è stata stabilita la piena liberalizzazione del servizio per il pubblico, senza più obbligo di identificazione personale da parte dell’esercente. Tutte le aziende, inoltre, possono ora installare reti Wi-Fi liberalmente, mentre prima del decreto, in caso di installazioni con oltre 24 punti di accesso, era obbligatorio ricorrere a tecnici specializzati iscritti in un apposito albo professionale.

Non essendoci più obblighi non c’è più nessuna responsabilità, ma all’esercente è comunque riconosciuta la facoltà di farsi fornire le generalità dai clienti che chiedono di utilizzare la connessione del suo locale ma in questo caso il gestore però, dovrà far sottoscrivere loro il classico consenso al trattamento dei dati personali, di cui all’art. 13 del Codice in materia di dati personali, in mancanza del quale potrebbe incorrere in una sanzione pecuniaria che può variare dai sei ai trentaseimila euro.

Un provvedimento quindi utile, adeguato e necessario che ci mette al livello di molti altri paesi europei, e considerando i tempi che corrono è sicuramente una gran cosa.