Arriva la tassa sul turismo

ROMA

Da quando il mondo è mondo si sa che i governi democratici, ma spesso anche quelli autoritari o assolutisti del passato, hanno perso la fiducia dei cittadini, e, di conseguenza, permesso la vittoria degli avversari, quando si sono aumentate le tasse per numero o quantità. Per questo fa notizia che il nuovo Sindaco della capitale, Gianni Alemanno, sia costretto, forse dalla politica particolarmente restrittiva nei confronti degli enti locali del Ministro Giulio Tremonti, a tassare una delle maggiori fonti di reddito della città di cui è a capo: il turismo.

Alla conferenza stampa di protesta c’erano proprio tutti. Poche volte si era potuto assistere ad una presa di posizione così compatta che vedesse uniti nel dissenso Confesercenti, Confcommercio e Confindustria da una parte e la triplice delle unioni sindacali, CGIL , CISL e UIL, dall’altra. L’impresa è riuscita al Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che aveva proposto l’introduzione nella città di una tassa supplementare progressiva da 1 a 5 euro giornalieri che ogni turista avrebbe versato all’albergo di residenza a seconda del numero di stelle della struttura (1 euro per hotel a 1 stella, 2 euro per le 2 stelle e così via, esclusi b&b, affittacamere, ostelli o altre residenze gestite da istituti religiosi) e il cui ammontare sarebbe andato a rimpinguare le esauste casse dell’amministrazione municipale. Come abbiamo già accennato, però, tutte le principali associazioni di categoria e le confederazioni sindacali hanno risposto con un chiaro “no” alla proposta del primo cittadino, giudicando decisamente penalizzante per l’intera economia della capitale l’introduzione del nuovo balzello. Già dal 1 di luglio è entrata in vigore la tassa di 1 euro per le auto (gli euro sono 2 se si tratta di camion) che transitano dalle autostrade sul raccordo anulare, aggiungerne un’altra sarebbe un danno considerevole per il flusso turistico della città eterna. “Abbiamo portato avanti, in questi anni, lunghe battaglie – dichiara Valter Giammaria, della Confesercenti – per l’abolizione della tassa di soggiorno e ora la giunta Alemanno ce la ripropone senza pensare alle drammatiche conseguenze che avrebbe sull’immagine di Roma nel mondo e sull’indotto della città”. E proprio le ripercussioni che si potrebbero avere nel tessuto economico dell’intero centro urbano che sono alla base delle preoccupazioni della CGIL che per bocca del segretario romano, Claudio Di Bernardino, esterna i dubbi sull’eventuale tributo: “La tassa di soggiorno potrebbe avere ripercussioni anche sull’occupazione, perché per abbattere i costi del lavoro le strutture alberghiere potrebbero decidere di esternalizzare i servizi affidandoli a cooperative”. Del resto i tagli applicati dalla Finanziaria di Giulio Tremonti ai fondi pubblici, in primis a tutti gli enti locali nessuno escluso, non potevano essere indolore per i precari bilanci dei comuni, da tempo condannati a un lento ma continuo depauperamento delle risorse messe a disposizione dallo Stato. Non che questa possa essere considerata una giustificazione per gli enti locali, c’è infatti da considerare che se le proprie casse risultano esauste, non se la passano molto meglio le tasche dei contribuenti. L’ente pubblico potrebbe, però, tentare di coinvolgere i privati nella realizzazione di alcuni importanti interventi organici nel tessuto urbano cittadino facendo da garante e mettendo a disposizione strutture e servizi già operanti, senza dover ricorrere all’introduzione di nuove gravose tasse. Certo per far questo sono necessari alcuni requisiti: una programmazione delle azioni chiara, un’analisi dei costi degli interventi non approssimativa, la credibilità delle istituzioni presso gli operatori privati, l’efficienza degli uffici messi a disposizione delle singole iniziative. In poche parole una burocrazia ordinata e dinamica capace di fornire un supporto adeguato all’investimento privato. I ritorni in termini economici e d’immagine sarebbero considerevoli per le imprese coinvolte e fornirebbero energia per l’avviamento di un circolo virtuoso. Contro la tassa si schiera anche Federalberghi la massima associazione che rappresenta gli interessi del mondo alberghiero la quale per bocca di Giuseppe Roscioli, chiarisce la propria posizione: “Una tassa assurda, iniqua, che verrebbe applicata solo nella Capitale non in tutte le altre città d’Italia un balzello che si aggiungerebbe alla tassa d’imbarco di un euro per chi parte dall’aeroporto di Fiumicino e che farà crollare il settore del turismo a Roma, uno dei maggiori indotti della città”. In verità sul piano internazionale Roma sarebbe in buona compagnia dal momento che la tassa di soggiorno è già in vigore a Parigi, Amsterdam, Barcellona e New York.

        

                                                                           Stelvio Catena