Attenzione al junk food

DAL MONDO HORECA

In italiano si tradurrebbe, con una perifrasi abbastanza lunga, in “cibo stuzzicante ma non troppo sano”, nel linguaggio comune ha preso il significato di “cibo spazzatura”. Lo stereotipo è rappresentato da: hamburger, patatine e bibite gassate. Dopo nutrizionisti e dietologi,che  ormai da tempo hanno demonizzato tale menu indicandolo come causa principale dell’obesità e di molte patologie cardiovascolari, ci si sono messi anche gli psichiatri, i quali hanno constatato che l’assunzione di tali alimenti può generare forme di dipendenza.

                                                                                                                                

A parere di alcuni ricercatori dello “Scripps Research Institute” in Florida, un consumo frequente e reiterato di una serie particolare di alimenti, un po’ come una droga, può creare nell’individuo forme di dipendenza. Almeno le cavie (topolini) che venivano nutrite con determinati alimenti assumevano atteggiamenti simili ai drogati e neanche scosse elettriche agli arti riuscivano a distoglierli dalla vaschetta che li conteneva. E non finiva qui, ogni volta per raggiungere la sazietà avevano bisogno di quantità maggiori, evidenziando una forma di crescente assuefazione. I cibi in questione erano: bacon, salsicce, torte e cioccolato. Mentre per quest’ultimo qualche avvisaglia c’era stata (riguardo, ad esempio, alla capacità della teobromina di agire sul sistema nervoso centrale),  per il resto dei prodotti si tratta di una vera scoperta. Gli alimenti appena indicati, insieme a hamburger guarniti con diverse tipologie di salse, patatine fritte e bevande gassate formano l’ossatura di quello che nei paesi anglosassoni, da dove il consumo di pasti a base di tali categorie merceologiche ha invaso in pratica l’intero pianeta, chiamano junk food (cibo spazzatura). La caratteristica principale dei piatti preparati con questi ingredienti consiste nello smisurato apporto calorico a danno del valore nutritivo, che, invece, risulta decisamente insufficiente. Inoltre la presenza di sale e grassi in eccesso, unito all’aggiunta di additivi di vario tipo e di conservanti , li qualifica come dannosi per la salute. Le malattie a rischio vanno dall’ictus, ai tumori, dall’infarto al diabete, dall’ipertensione all’asma, all’artrite e, addirittura, alla depressione. Se prendiamo come esempio alcuni di questi prodotti e calcoliamo il loro contenuto di calorie ogni 100 gr. abbiamo: patatine = 504 kcal, merendina al cacao farcita al latte = 445 kcal, merendina non farcita = 441 kcal, bibita gassata alla cola = 42 kcal. Eppure nonostante i continui attacchi verso questo tipo di alimentazione, i consumatori diventano sempre più numerosi e le grandi catene internazionali di fast (junk) food incrementano ogni anno i guadagni. Non che queste ultime, almeno dal punto di vista della popolarità, se la passino bene. A New York, patria statunitense del junk food, una campagna d’opinione si prefigge di mandare in pensione addirittura Ronald, il clown testimonial  pubblicitario della McDonald’s inventato nel lontano 1963 e d’allora presente in tutti i messaggi di comunicazione dell’azienda, reo di rappresentare un irresistibile richiamo per i bambini al consumo dei menu, tanto dannosi alla salute di grandi e piccini, proposti dalla multinazionale americana. “Hei ragazzi, bello guardare la tv, vero? – dice il colorato e bizzarro personaggio quando appare negli spot sul piccolo schermo – E ancora più bello è guardarla gustandovi un delizioso hamburger”, mettendo in relazione stretta due dei feticci più amati dalle giovani generazioni: il cibo fast e il televisore, quelle che i recenti studi avvertono essere diventate entrambe pericolose dipendenze. In effetti insieme allo sviluppo di internet, questi  fattori contribuiscono in modo sensibile all’enorme diffusione dell’obesità e della pigrizia dell’odierna gioventù, sempre più chiusa in se stessa e ostile alla socialità. L’attenzione da parte di coloro che operano nell’ambito della ristorazione riguardo tali fenomeni è importante, dal momento che pone gli esercenti di fronte a scelte significative rispetto alla tipologia d’offerta del proprio esercizio. Limitare, se non addirittura escludere, una determinata categoria di cibi dalle proposte in vendita al pubblico rappresenta una scelta precisa che si dirige lungo due direzioni principali: una prima inerente la salvaguardia della salute della clientela, sia essa adulta che adolescente, attraverso l’utilizzo di prodotti di qualità e, preferibilmente, realizzati nelle aree circostanti; una seconda nel sostenere l’economia dei territori di appartenenza mediante il consumo delle produzioni locali a scapito delle grandi aziende multinazionali. Il panino alla mortadella oppure al salame casareccio o ancora al pomodoro e mozzarella accompagnato a un buon bicchiere di vino o ad una spremuta di frutta, vale bene l’hamburger con patatine fritte e coca cola. La dedizione all’individuazione e alla riscoperta di pietanze magari appartenenti alla cultura alimentare del passato, unita alla creazione di accostamenti nuovi con gli alimenti messi a disposizione, di stagione in stagione, dalle terre limitrofe, il tutto a prezzi competitivi,  possono divenire anche fattori importanti per una maggiore predisposizione alla ripresa dei consumi fuori casa. L’alternativa al junk food non è soltanto un’opzione di carattere etico, ma anche un supporto significativo tanto alla definizione di una personalizzazione della propria presenza nel mercato che all’incremento del business di competenza.

 

 

                                                    

Stelvio Catena