Caffè River

L’INTERVISTA

 

 

 

Con l’intervista alla Dot.ssa Elisabetta Ferri, responsabile comunicazione di Caffè River azienda aretina che opera nel mercato della torrefazione e della commercializzazione del caffè, iniziamo una nuova rubrica che intende sollecitare personalmente le aziende coinvolgendole in un dialogo diretto intorno alle peculiarità ed alle eccellenze che determinano il loro successo nel mercato. Nel caso di Caffè River ci ha interessato l’approccio decisamente innovativo che tale società ha avviato tanto con i paesi produttori che nel campo della distribuzione del prodotto caffè, approccio che si declina principalmente nell’avvio del “progetto Jamao”, capace di introdurre in un mercato dominato dal cinismo e dalla spietatezza della logica del profitto ad ogni costo propria delle grandi multinazionali, un concetto nuovo e diverso di etica del lavoro e di sviluppo ecosostenibile.
Al contempo altre iniziative industriali che intendono coniugare crescita economica e salvaguardia dell’ambiente ci sono ugualmente apparse degne di menzione. Lasciamo, però, ora la parola all’azienda:..

 

1.       L’azienda è attiva dagli anni ’50. Come è nata l’idea di inserirsi in un mercato complesso come quello del caffè?

In quel periodo il mercato era senz’altro molto meno affollato e competitivo e, per certi versi, maggiormente appetibile per nuove industrie. Le grandi multinazionali non si erano espresse ancora in tutta la loro aggressività e gli aspetti qualitativi e di cura del prodotto erano in quel decennio molto probabilmente più apprezzati anche da parte dei consumatori di quanto lo siano ora.

 

2.       Quali sono i principali plus del vostro prodotto?

Sono molti i motivi per essere orgogliosi del nostro prodotto, ma non è comunque il fattore sul quale abbiamo maggiormente indirizzato le risorse a disposizione per accrescere il valore della nostra offerta. Caffè River ha infatti una visione più avanzata del futuro della caffetteria, proponendosi non come un semplice “torrefattore” di caffè, bensì come portatore di una soluzione unica, composta di prodotti e servizi innovativi, per il caffè espresso. Tali servizi innovativi, mirati a realizzare la mission aziendale, sono internazionalmente condivisi nelle aree di diffusione di Caffè River e rappresentano il principale tratto distintivo e riconoscibile del brand.

 

3.       Che tipo di posizionamento sul mercato avete scelto?

Sempre più la nostra offerta è rivolta alle sole caffetterie che occupano la fascia alta del mercato. Sono per lo più le nuove leve ad interessarci e ad essere a loro volta maggiormente interessate a Caffè River, perché sono in grado di valutare con  la necessaria attenzione la nostra forte carica d’innovazione in un settore alquanto maturo e per certi versi statico.

 

4.       Ci può parlare del progetto Jamao e del significato che assume nel contesto di un mercato mondiale dominato dalle multinazionali?

Alla base del progetto c’è il nostro impegno verso la responsabilità sociale di impresa e siamo stati dunque lieti di collaborare strettamente con la ONG Ucodep, titolare del progetto, per arrivare a dei risultati concreti e duraturi in questo ambito.

 

Con il progetto Jamao abbiamo contribuito alla riorganizzazione produttiva e commerciale del settore del caffè nelle provincia Salcedo (Repubblica Dominicana) con lo scopo di aumentare i bassi redditi e garantire migliori condizioni di vita ai produttori di caffè ed alle loro famiglie.

Il Progetto ha incentrato le sue attività sul concetto di qualità del prodotto, dato che solo in questo modo era possibile consentire ai piccoli produttori dominicani l’accesso a nuovi canali commerciali nazionali ed internazionali, disposti a pagare un prezzo più dignitoso per il caffè acquistato.
Per i tanti piccoli e medi produttori coinvolti nel progetto, per le loro famiglie e comunità, investire sulla qualità ha significato, e significa, un’alternativa alla povertà, l’acquisizione di conoscenze tecniche e commerciali, l’ottimizzazione della gestione delle proprie risorse naturali.

 

5.       Quella di un commercio equo e solidale e di un contatto diretto con i produttori locali è una scelta destinata a durare nel tempo?

Crediamo proprio di sì. Sempre di più dovremo avere a cuore e credere nella nostra responsabilità sociale e nel benessere degli stakeholder coinvolti nella nostra filiera.

 

6.       Pensate ad un impegno in comunicazione per trasmettere questa iniziativa, ad importanti attività promozionali oppure ad altri tipi di iniziative?

Per ora siamo concentrati ad ottimizzare i risultati del lavoro svolto fino ad oggi, in seguito, forse, potremmo volgere la nostra attenzione agli aspetti di comunicazione.

 

7.       Avete altri importanti progetti in cantiere per il futuro?

Siamo molto curiosi e lavoriamo sempre in varie aree. Attualmente potremmo citare almeno due importanti progetti che stanno giungendo a compimento. Il primo consiste nel nuovo impianto fotovoltaico installato sul tetto della nostra azienda, che ci permetterà di coprire  la quasi totalità del fabbisogno energetico attuale, con una notevole diminuzione dell’impatto ambientale. Il secondo si chiama “Riverberazioni – schizzi di caffè” e consiste in un workshop tra dodici affermati designer italiani che si sono misurati a progettare per Caffè River un cucchiaino per espresso ed un altro accessorio per bar a scelta per fornire idee per la caffetteria del futuro. I risultati verranno trasformati in un’esposizione che sarà visibile al SIA Guest di Rimini (22-25 novembre 2008) e poi viaggerà in formato itinerante in numerose altre sedi.

 

8.       Sulla scia del progetto Jamao intendete muovervi ancora nell’area di un nuovo rapporto con paesi produttori di materie prime?

Senz’altro. Oltreché interessante dal punto di vista produttivo, per noi rappresenta un’occasione di grande arricchimento culturale.

 

 

 

                                                                           Stelvio Catena