Cash & Carry ed Horeca: un binomio vincente (2)

ANALISI E RICERCHE DI MERCATO

Tanto il mercato internazionale che quello italiano, in questo genere di struttura, vedono una netta prevalenza di marchi legati alla Grande Distribuzione Organizzata. Tale situazione è ricca di aspetti positivi e di altri meno favorevoli ai piccoli e medi commercianti. Un’attenta analisi del mercato può aiutarci a comprendere meglio le opportunità da cogliere.

 

L’attuale situazione del mercato nazionale pone i C&C di fronte a scelte impegnative. Infatti la continua diminuzione degli esercizi commerciali al dettaglio un po’ in tutti i segmenti di mercato genera un assottigliamento della possibile clientela di questi centri di distribuzione. I dati relativi al periodo 2000 -2002 nell’ambito dell’ho.re.ca danno un saldo negativo di -214 esercizi (- 6 %) nel settore della ristorazione e di -535 unità (- 14%) tra i bar – caffè e i valori attuali non sembrano indicare significative inversioni di tendenza. Per altro verso le indagini ISTAT forniscono una serie di dati che, invece, mettono in risalto la “convenienza” da parte dei gestori di pubblici esercizi a servirsi nei C&C. Ad esempio la diminuzione dei consumi (- 0,3% per il 2005), unita a recupero di competitività da parte degli esercenti pubblici, ha prodotto una diminuzione media dei prezzi al dettaglio che ha favorito l’aumento di coloro che preferiscono consumare i pasti fuori casa. Considerando che di media l’approvvigionamento di materie prime incide per il 25% sul totale dei costi di gestione di un ristoratore/barista l’avvio di un rapporto privilegiato con l’ingrosso organizzato può portare a significativi risparmi per gli esercenti. Qualche numero. Nel 2005 nel settore lavoravano 107 imprese per un fatturato di 4,4 miliardi di euro l’anno. Nonostante le considerazioni in precedenza esposte, sono ampi i margini di miglioramento che la collaborazione tra i due soggetti del mercato può generare, anche in considerazione della eccessiva e ingiustificata diffidenza che gli operatori commerciali continuano ad avere nei confronti di questa tipologia di distributori. Sempre per il 2005 questa era la suddivisione, in quote percentuali, dei canali in cui ristoratori e gestori di bar effettuavano gli acquisti:

 

TIPOLOGIA DI DISTRIBUTORE                RISTORANTI                    BAR

 

Mercati generali                                               9,4                        2,9

Grossisti                                                       43,3                       53,0

C&C                                                            20,5                           13,4

Industria                                                      14,9                      21,5

Vendita al dettaglio                                         10,0                        5,5

Gruppi d’acquisto                                             1,9                        3,7

(fonte: studio Carmes Bocconi)

 

All’interno del mercato per quanto riguarda l’anno 2006 la fetta più importante di strutture fa parte della GDO, per l’esattezza, come anticipato nell’articolo precedente, il 73% pari a 371 magazzini, mentre i restanti 134 (27% del totale) devono considerarsi indipendenti. Interessante risulta la dinamica delle due realtà che vede nel bienno 2004 – 2006 una crescita dei non associati del 52% mentre gli altri incrementano di un solo 8% (fonte: Indagine Maior Consulting, Cash and Carry 2006). Non è da escludere che proprio la maggiore attenzione rivolta dal settore ho.re.ca nell’ultimo periodo al canale, tenda a modificare in maniera significativa l’assetto attuale del mercato, andando ad incidere sul legame assai stretto che le strutture della Grande Distribuzione hanno sviluppato negli anni con i piccoli punti di vendita alimentari, i quali necessitano di assortimenti diversi da quelli occorrenti a ristoratori e baristi. Fino ad oggi questa situazione sembra favorire l’entrata in competizione di C&C indipendenti più specificatamente indirizzati a soddisfare le richieste degli esercizi pubblici in termini di numero e tipologia di referenze a disposizione. Ciò non significa, però, che la GDO sia intenzionata a perdere il treno, in special modo in un momento di contrazione dei consumi alimentari. Un esempio può essere dato dalle iniziative prese in questo campo da uno dei più importanti operatori del settore associato, Gros Market del Gruppo Lombardini, che ha deciso di predisporre attività specifiche riservate ai gestori di pubblici esercizi. L’obiettivo principale è di portare l’incidenza sul fatturato del segmento dall’attuale 30% al 50% nel giro di due, massimo, tre anni. A tale scopo è stato predisposto:

·       assortimento specifico e diversificato tarato sulle necessità del settore

·       inserimento di nuove referenze

·       prezzi più convenienti rispetto agli altri operatori del mercato

·       avvio di una serie di programmi formativi attraverso la realizzazione di corsi di preparazione specifici (es. sui vini, sulla cucina, etc.) con una struttura viaggiante denominata “Gros Master”

·       possibilità di consegna degli ordini a domicilio

 

L’interesse della GDO per il settore potrebbe accelerare il processo competitivo a tutto vantaggio degli operatori che vedrebbero ampliarsi le opportunità di acquisto e concretizzarsi la possibilità di contenimento dei costi di approvvigionamento di materie prime.

Buoni motivi per augurarsi un ulteriore sviluppo di questa tipologia distributiva.

 

        

                                                                                             Stelvio Catena