Cibo, carburante della storia

ATTUALITA’

Il cammino della civiltà è segnato dalla crescita dell’agricoltura e, di conseguenza, dall’evoluzione dell’importanza che il cibo ha auto nello sviluppo del genere umano. Questa la tesi di fondo di alcune recenti pubblicazioni che mettono al centro del progresso dell’umanità quello che abbiamo mangiato, e i modi che sono stati inventati per procurarcelo. Insomma, per dirla con altre parole, il destino dell’uomo attraverso i secoli è stato fino ad oggi guidato da una sorta di “forchetta invisibile”.   

“L’influenza del cibo nei momenti cruciali della storia ha punzecchiato gli uomini e ne ha alterato il destino”, afferma Tom Standage, giornalista responsabile della sezione affari, scienza e tecnologia dell’inglese Economist, e autore di un gustoso volume intitolato Una storia commestibile dell’umanità (Codice edizioni, pp. 256, euro 24,00), uscito da qualche giorno anche nelle librerie italiane. Tutto nasce, a parere dell’autore, qualche millennio orsono, undicimila per l’esattezza (al tempo il pianeta era abitato da non più di dieci milioni di abitanti, in pratica quelli ospitati oggigiorno dalla sola Londra), quando l’uomo si assicura un pasto regolare e prevedibile ogni giorno grazie all’introduzione dell’agricoltura. Rapporto che si è mantenuto costante, quello tra individuo e terra coltivata, attraverso l’intero arco evolutivo del genere umano, e riguarda una civiltà “che è ancora fondamentalmente agricola – prosegue lo studioso anglosassone – perché agricoltura e allevamento danno lavoro al 41 per cento della popolazione mondiale, ed occupano il 40 per cento delle terre emerse”. Da quel momento il tempo dedicato alla produzione ed alla elaborazione dei cibi e le diverse modalità per ottenere risultati concreti dalla loro trasformazione (la brace, il vapore, la macerazione e via dicendo), hanno determinato una continua crescita delle capacità e delle conoscenze umane, aumentando il divario culturale con il resto delle specie viventi in natura. Diversi gli esempi che Standage porta a sostegno delle proprie tesi, a cominciare dall’importanza della diffusione delle piantagioni di canna da zucchero, dalle quali veniva ricavato un prodotto che si dimostrò fondamentale per fornire calorie indispensabili ai lavoratori inglesi impegnati nella rivoluzione industriale, oppure dalle opportunità aperte dall’invenzione della carne in scatola nel 1810 che permise agli eserciti una maggiore autonomia e rapidità di movimento, o ancora dalla sintesi ottenuta in laboratorio dell’ammoniaca (1909), grazie alla quale si poterono produrre i fertilizzanti agricoli che permisero l’affermarsi della “rivoluzione verde”, rendendo produttivi territori immensi e permettendo la crescita di grandi paesi, fino a quel momento fortemente arretrati, come Cina e India.  Interessanti alcune curiosità, quale quella legata alle patate, ritenute per lungo tempo cibo esclusivo per animali dal momento che non erano citate nella Bibbia. A conclusioni simili giunge anche Felipe Fernandez Armesto con il suo Storia del cibo (Arnoldo Mondadori, pp. 312, euro 28,00), per cui alcuni fatti legati all’alimentazione hanno segnato in modo profondo l’avvicendarsi delle epoche storiche. Il passaggio da mangiare per vivere a vivere per mangiare, cioè il salto evolutivo che ha separato l’uomo dal resto degli animali, è rappresentato dall’introduzione della cottura degli alimenti; l’attribuzione di significati rituali, con valenze spesso religiose, all’assunzione di cibo; la trasformazione di alcune derrate in simboli di differenziazione sociale; i cambiamenti introdotti dall’industria alimentare globale; fino a giungere all’attuale situazione di chiara emergenze ecologica. Il mangiare passa sempre di più, da funzione, indispensabile alla sopravvivenza, a passione, slittando da necessità a superfluo. Un po’ come il sesso che da scopo riproduttivo si trasforma in dispensatore di piacere. La stessa introduzione delle spezie si manifesta come additivo capace di aumentare la soddisfazione umana nell’atto del mangiare, tanto è vero che nell’antichità venivano chiamate “schegge di Paradiso” e si affrontavano lunghi viaggi attraverso numerosi paesi per venirne in possesso. Evoluzione che si carica nel momento attuale di significati paradossali. Infatti la società in cui viviamo è così gravida di abbondanza (alimentare) da trasformare l’astinenza in un’etica e la magrezza in una dimostrazione di superiorità. Si viene a creare così il paradosso di un mondo diviso tra poveri che cercano disperatamente di mangiare e ricchi che cercano, sempre disperatamente, di non mangiare. In pratica la dimostrazione di come storia della civilizzazione, storia della scienza e storia della società s’incontrino nel cibo.

        

                                                                             Stelvio Catena