Dal Venezuela un attacco ai McDonald’s

ATTUALITA’

Il Presidente, a vita, della Repubblica Boliveriana  del Venezuela, Hugo Chàvez,non perde occasione per dare concretezza, attraverso iniziative di grande eco internazionale, alla sua crociata contro lo strapotere delle multinazionali capitalistiche e contro un sistema sociale ed economico che intende combattere con tutte le forze a sua disposizione. Questa è la volta del colosso della ristorazione rapida McDonald’s, di origine statunitense, che, con i suoi locali dispensatori di hamburger sparsi per l’intero pianeta, distribuisce fast food a una folta schiera della popolazione mondiale.

Da quando, nel 1999, venne eletto per la prima volta Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, chiarì subito le linee guida che avrebbero informato la sua attività di uomo di governo: la prospettiva era quella della costruzione di un paese socialista e democratico che avesse come slogan la celebre frase di Ezequiel Zamora, militare e politico venezuelano del secolo XIX propugnatore di una vasta e radicale riforma agraria a favore dei contadini,  tierra y ombre libres (terra e uomini liberi). Per cui il principale antagonista, anche per le condizioni generali in cui versa il continente centro e sud americano di subordinazione all’ economia e alla politica degli USA a partire dalla dottrina Monroe in poi, è, da sempre, rappresentato dagli Stati Uniti e da quelle  che possono essere considerate le sue più importanti “armi” di colonizzazione economica: le grandi multinazionali. A differenza dell’Europa, che in più di un’occasione ha trovato il modo di convivere in maniera equa con questi importanti colossi imprenditoriali attraverso la penetrazione delle proprie compagnie in territorio americano, i paesi del Centro e Sud America non possiedono, a causa di una atavica arretratezza economica e di un mancato sviluppo imprenditoriale, strutture in grado di occupare spazi considerevoli all’interno dell’economia statunitense. Almeno fino al momento attuale, poiché, grazie soprattutto al possesso di numerosi giacimenti di petrolio, il Venezuela si sta creando una certa solidità finanziaria. Negli anni recenti sono stati numerosi i miglioramenti di quella popolazione: dall’alfabetizzazione della stragrande maggioranza dei cittadini (in sette anni hanno imparato a leggere e scrivere quasi 5 milioni di venezuelani, intorno al 25,0% dell’intera popolazione), mentre 17 milioni (il 70,0% circa) sono coperti da assistenza sanitaria e ricevono farmaci gratuiti. In questo contesto Chàvez, che con un decreto governativo si è dichiarato presidente “a vita” incontrando il consenso della maggioranza della popolazione (e questo, a nostro modesto avviso, è un limite alla libera espressione democratica della gente che deve essere consultata periodicamente), ha deciso di contrastare in modo deciso uno dei simboli più diffusi e conosciuti della potenza degli Stati Uniti nell’ambito alimentare: la catena di fast food McDonald’s. Quest’ultima deve essere considerata la maggiore produttrice di cibo veloce del mondo: oltre 23 miliardi di dollari di fatturato, presente in 119 paesi con oltre 30.000 negozi di proprietà e, soprattutto, in franchising, quasi 500 mila dipendenti, si stima serva più di 48 milioni di persone al giorno. Ebbene contro questo “Golia” della ristorazione,” Davide” Chàvez scaglia l’arepa. Si chiama arepa  una tortilla realizzata con farina di mais. Caratteristica di Colombia, Panama e Venezuela, viene di solito utilizzata come accompagnamento a cibi quali carne, verdura, uova, formaggio, salumi, ma spesso è anche consumata come piatto principale. In pratica forma la base alimentare della popolazione di questi paesi, dal momento che è presente tanto a colazione come a pranzo e a cena. Il presidente venezuelano ha così deciso di adoperare il simbolo della cucina di Caracas per farne l’anti big mac per eccellenza. Presto sorgeranno in tutto il paese sud americano le “arepera”, locali in cui si potranno consumare prodotti della cosiddetta comida rapida (versione spagnola del fast food) a prezzi assolutamente popolari. Infatti se un arepa ripiena attualmente costa intorno ai 20 bolivar (circa un euro e mezzo al cambio attuale), nella catena di negozi governativi verrà commercializzata a 5 bolivar, un quarto di quello di mercato. I negozi saranno gestiti dalla Comerso (Corporaciòn de Mercados Socialistas) società di proprietà dello stato. “Stiamo trasformando in realtà un principio socialista: – ha dichiarato Chàvez all’inaugurazione della prima “arepera” – gli alimenti non sono una merce. La soddisfazione dei bisogni primari – nella fattispecie l’alimentazione – non può essere intesa come un affare”. 

 

        

                                                               Stelvio Catena