E’ tempo di crisi

ANALISI E RICERCHE DI MERCATO

Per la prima volta dal loro apparire sulla scena commerciale italiana le superfici della Grande Distribuzione Organizzata (ipermercati, supermercati, discount) registrano una diminuzione delle vendite, indice assai chiaro di una diminuzione sensibile dei consumi. Un segnale forte a testimonianza di una crisi economica dalle caratteristiche strutturali che non può essere considerata soltanto finanziaria, ma che si sta propagando a tutti i settori produttivi. E, nel frattempo, il numero delle famiglie povere in Italia cresce. 

 

Intorno agli anni ‘70 del Novecento cominciarono a prendere piede in Italia i negozi al tempo definiti a “libero servizio”: i supermercati. Sul modello degli altri paesi occidentali in breve tempo si diffusero un po’ in tutto il territorio nazionale diventando il più importante distributore di generi alimentari al dettaglio. Oggi la rete della GDO (Grande Distribuzione Organizzata) nell’intera penisola può contare su 112 ipermercati superiori agli 8.000 mq, 235 ipermercati da 4.500 a 8.000 mq, 385 superstore e mini-iper (da 2.500 a 4.500 mq), 8.085 supermercati (da 400 a 2.500 mq), 15.688 minimarket (da 100 a 400 mq), 3.169 discount, 2.525 grandi superfici non alimentari, 721 grandi magazzini e 399 cash & carry, per un totale di 31.770 mq di spazi espositivi. Fin dalla loro fondazione tali strutture hanno sempre aumentato le proprie vendite, inaugurato nuove aperture, incrementato i fatturati, ampliato il numero di clienti. Ebbene per la prima volta da quando apparvero nel panorama distributivo nazionale il bimestre luglio – agosto 2008 ha fatto rilevare un decremento complessivo delle vendite nel settore specifico, stabilizzatosi intorno ad un -0,3% nei confronti dello stesso periodo dell’anno precedente. L’evento fa notizia e rende palpabile il disagio che si sta diffondendo presso la popolazione costretta ad intervenire in maniera massiccia con tagli considerevoli di risorse anche nei riguardi della spesa alimentare giornaliera. Del resto i prezzi delle principali derrate hanno segnalato negli ultimi dodici mesi aumenti di carattere davvero inusuale: spaghetti (e pasta in generale) +40,1%, olio di semi +37,4%, biscotti +7,6%, latte a lunga conservazione +10,3%, yogurt alla frutta + 6,8%, mozzarelle, +8,7%, tonno sott’olio +6,9%, vino comune + 8,9%, latte fresco +6,3%. Una vera e propria “mazzata” per i già grami bilanci familiari alle prese con stipendi fermi da anni, inflazioni più o meno “striscianti” e prezzo del petrolio in preda a convulsioni dai tratti schizofrenici. Un aumento generale della spesa media per ogni cittadino valutabile (sempre nel bimestre luglio – agosto 2008 vs luglio – agosto 2007) intorno ad un +4,8%, con il solo comparto alimentare attestato su di un +5,7%. Difficile non prevedere un calo degli acquisti generalizzato (sempre riferito alla GDO), ma che assume caratteristiche e valori differenti per le diverse aree territoriali del paese. Infatti mentre nel Nord si oscilla fra un -1,0/-1,3% (Lombardia, Piemonte, Valle d’Osta) ed un +0,3/0,4% (Emilia, Liguria), +1,2% (Veneto, Trentino) e nel Centro il sistema sembra tenere (+0,8% Toscana, +1,0% Umbria e Marche) con l’eccezione Lazio (-1,0%), il vero problema è da collocarsi nel Sud dove i decrementi vanno dal -3,8% dell’Abruzzo e del Molise, al -2,1% della Puglia, al -6,3% di Basilicata e Calabria. In calo contenuto la Sardegna (-0,6%) mentre la Sicilia si difende bene (+0,9%) insieme alla Campania (+3,3%). Il tutto in coincidenza di un aumento dei prezzi che se nel Nord si attesta su di un +4,0% medio e nel Centro raggiunge in alcuni casi anche il +5,0%, nelle zone meridionali supera abbondantemente il +6,0%. Tanto che anche le consuete attività promozionali, tese ad aumentare la spesa media del consumatore, battono la fiacca. Il centro commerciale “I Gigli”, alle porte di Firenze, tra i più grandi a livello internazionale presenti in Europa, ha di recente cambiato completamente strategia di incentivazione alle vendite trasformando i buoni premio, capaci di far vincere al cliente, a fronte di minimi di spesa cumulabili, vacanze da sogno alle Maldive oppure ad Ibiza, in “gratta e vinci” con cui portarsi subito a casa prodotti alimentari per un valore complessivo che varia da un minimo di 11 ad un massimo di 50 euro e dove il premio finale ad estrazione consiste nella possibilità di avere pasta, olio e vino in quantità tali da coprire le necessità della famiglia vincitrice per un anno. Il 3×2, così conveniente appena un paio d’anni orsono, è giudicato obsoleto, perché il consumatore non intende più stipare la dispensa con prodotti che, in qualche caso, rischiano anche di andare a male, anticipando somme anche considerevoli, preferendo curiosare di volta in volta nei tagli prezzo che vengono periodicamente proposti dalle strutture di distribuzione. In sintesi non s’intende rischiare di trovarsi con la dispensa piena e, magari, il portafoglio vuoto. Ragioni a sostegno di atteggiamenti di questo tipo vengono anche dalle rilevazioni periodiche dell’ISTAT sulle condizioni delle famiglie italiane. I dati riferiti al 2007 stimano in 2.653.000  i nuclei familiari da considerarsi al di sotto della soglia di povertà (l’11,1% delle famiglie residenti sul territorio nazionale, con un ulteriore 3,7% a rischio di povertà), soglia fissata a 986,35 euro al mese. Valori che fanno riflettere e che evidenziano un rallentamento consistente nella diffusione del benessere presso la popolazione indigena. Si mantiene intatto anche il divario fra le diverse parti della penisola con il Nord ed il Centro in cui l’incremento di famiglie povere si attesta rispettivamente sul +5,5% ed il +6,4%, con incrementi rispetto al 2006 minimi nel caso del settentrione (+0,3%) e comunque contenuti per il Centro (+1,0%) ed il Sud in cui il fenomeno assume dimensioni di sicuro preoccupanti con un incremento del +22,5% (-0,1% rispetto al 2006), anche se in linea con gli anni precedenti. La crisi attuale sta portando profondi cambiamenti un po’ in tutti i comparti economici della società, incidendo in modo significativo sui comportamenti di acquisto dei consumatori, ma secondo alcuni tecnici il peggio deve ancora arrivare.

 

 

 

 

                                                                                        Stelvio Catena