Edy Sommariva Direttore Generale FIPE

L’INTERVISTA

“Mi preoccupa il clima di caccia alle streghe che si è creato. Rischia di inibire i comportamenti dei consumatori. Bisognerebbe, invece, intervenire su chi vende e somministra alcolici. Si tratta di un prodotto delicato che oggi viene distribuito ovunque. Ecco ci vorrebbero più controlli sulle licenze e azioni di prevenzione, magari con azioni ad hoc sull’educazione alimentare”. Parla Edi Sommariva, direttore generale della federazione dei pubblici esercizi (Fipe). Oggetto? L’inasprimento delle norme sui tassi alcolici per chi è alla guida. Il tanto discusso tasso zero per i neopatentati e i conducenti di mezzi pubblici.

Sommariva rappresenta i 750 mila addetti e le 230 mila imprese del settore. Discoteche e ristoranti, certo, ma anche pub, bar, internet cafè e quant’altro. Un fatturato annuo superiore ai 45 miliardi di euro. Insomma il cuore del tessuto imprenditoriale interessato dal provvedimento.

 

Direttore, vi sentite penalizzati da questo giro di vite?

Guardi, noi siamo d’accordo con l’inasprimento delle sanzioni e la riduzione dei tassi per alcune categorie a rischio, come i giovanissimi. Temiamo però la tendenza a generalizzare e a penalizzare anche altri soggetti. In questo modo si inibiscono i consumatori. Le vorrei ricordare che insieme a Ungheria e Slovacchia siamo l’unico Paese che prevede un tasso alcolico pari allo zero. Dobbiamo, per esempio, evitare il paradosso di punire chi mangia un babà o una pastarella e rischia di superare lo zero assoluto del tasso alcolemico.

 

Anche perché avete già altri problemi da affrontare…

Certo.

 

Per esempio sui consumi che latitano causa crisi. Come andranno a Pasqua?

Pensiamo di ripetere gli incrementi di Natale. Non abbiamo ancora fatto previsioni, ma i primissimi dati parlano almeno di mantenimento dei risultati dello scorso anno. La maggior parte dei ristoratori manterranno inalterati i prezzi, altri li abbasseranno. Del resto, se i consumatori abbandonano il superfluo, anche i ristoratori devono fare altrettanto, riducendo, per esempio, l’abbondanza dei menù.

 

Insomma il low cost è l’unico rimedio alla crisi?

E’ sicuramente un fattore importante. Il blocco dei listini da un lato e l’implementazione delle offerte promozionali dall’altro stanno aumentando il potere di acquisto dei consumatori. Il recupero delle frequenze e il ritorno di immagine sono le dirette conseguenze di questa strategia.

 

Pasqua può rappresentare il segnale della svolta?

Assolutamente no. La Pasqua è solo una parentesi festiva e quindi eccezionale in una situazione complessiva ancora molto preoccupante. In estate avremo dei riscontri più precisi. Certo l’incremento dei canoni demaniali, novità di questi giorni, non è  una bella notizia.

 

Potrebbe ripercuotersi con un incremento dei prezzi per i consumatori finali?

Speriamo di no. Ma non possiamo escluderlo….

 

Invece, cosa chiedete al governo per venirvi incontro?

In generale di accompagnare da vicino il processo evolutivo che il sistema delle piccole e medie imprese stanno cercando di portare avanti. Entrando nel dettaglio puntiamo soprattutto sul pacchetto per la cassa integrazione e gli ammortizzatori sociali. Dovrebbe essere più sostanzioso e fruibile a tutti.  Anche ai piccoli. Il ricorso a questi strumenti, ancora oggi, è un po’ farraginoso e tende a favorire chi ha una grossa mole di personale. L’altro intervento importante riguarda, invece, il sistema bancario.

 

L’accesso al credito?

Sì,  il sistema bancario deve puntare di nuovo sull’economia reale. Le linee di credito si sono rarefatte e questo per le piccole imprese, come quelle che noi rappresentiamo, è un grande problema. Se è vero che i nostri istituti sono stati toccati dalla crisi meno di altri, allora il governo dovrebbe intervenire per rimettere le cose a posto.

 

 

 

                                                 Tobia De Stefano