Frodi, attenzione ai falsari

ATTUALITA’

Da sempre il denaro, tanto quello cartaceo che “virtuale” (delle carte di credito), è oggetto di tentativi di falsificazione da parte di veri e propri “maestri della copia”. Oggigiorno, nonostante lo sviluppo davvero impressionante della tecnologia, il talento artistico ancora non  è stato sostituito da quello tecnico e un sapiente utilizzo di macchine dalle capacità quasi illimitate che permette clonazioni, riproduzioni fedelissime,velocità di realizzazione, praticità, non riesce però a eliminare il ruolo chiave del “creativo”.

 

Il colpo più importante è stato sferrato questa estate, si era intorno alla metà di luglio, a un traffico gestito dalla Camorra che abbracciava ben quattro paesi: Italia, Francia, Svizzera, Algeria. Un vero e proprio fiume di denaro che avrebbe presto invaso l’intera Europa e l’Africa settentrionale. Nonostante l’accuratezza della preparazione e le risorse tecnologiche a disposizione, la possibilità di aver prima scoperto e poi bloccato il commercio irregolare, si deve alle intercettazioni telefoniche che coinvolgevano Claudio Scalpellini (59 anni), un vero e proprio artista dal disegno perfetto, incapace di reggere i ritmi di lavoro richiesti, ma di continuo sollecitato dal momento che i committenti non riuscivano a trovare in giro qualcuno altrettanto bravo. Una parte considerevole del denaro, per lo più dinari algerini, passava da un ristoratore della provincia di Avellino, che inviava le banconote, pagate tre euro e mezzo l’una, al figlio in Svizzera, anche lui titolare di un ristorante, il quale si preoccupava di smerciare i falsi a sei euro il pezzo. È necessario tenere presenti, al momento in cui si accettano banconote o monete da persone poco o per niente conosciute, alcuni elementi che ci possono aiutare a controllare l’autenticità del denaro. Per quanto riguarda i soldi in metallo basta verificare che i bordi siano seghettati, esaminare con attenzione il peso, lo spessore e i metalli utilizzati e il gioco è fatto (di solito le contraffazioni risultano dal bordo liscio e con i disegni impressi meno definiti). Sulla validità della “carta” si dimostra sufficiente osservare le 4 regole fondamentali: toccare, guardare, muovere, controllare. Il primo esame riguarda l’esistenza della stampa calcografica (in rilievo), per cui passare con delicatezza le dita sulla banconota, quindi metterla in controluce per verificare l’esistenza del registro recto-verso (in alto a sinistra), della filigrana e del filo di sicurezza microscritto. Tutto sommato risulta davvero difficile ingannare qualsiasi persona attenta che compie con accortezza le operazioni segnalate in precedenza. Le uniche occasioni in cui si rischia di essere imbrogliati consistono in scambi che non avvengono “alla luce del sole”, riguardo beni di non chiara provenienza ma assai convenienti in luoghi pubblici, oppure cambi di valuta maggiormente remunerativi in paesi stranieri al di fuori delle sedi deputate. Insomma attenzione agli scambi fatti in fretta e in situazioni al limite della legalità. Intorno all’utilizzo del cosiddetto denaro “virtuale”, cioè delle carte di credito, si hanno meno frecce al proprio arco. Qualora la macchinetta, collegata con l’istituto bancario, accetta la transazione, dal punto di vista di colui che deve ricevere il denaro poche sono le iniziative possibili per controllare se la carta è clonata o no. Internet facilita, grazie alla collaborazione di abili hacker,  il reperimento dei dati necessari alla clonazione delle carte, nonostante indagini recenti non lo dipingono come il principale strumento usato per operare l’imbroglio. Le speranze del commerciante, nel momento in cui l’operazione è stata compiuta da un truffatore, sono affidate alla legislazione bancaria che assicura la copertura delle spese da conto corrente  effettuate all’insaputa del cliente reale. In alcuni casi, però, sono proprio gli esercenti a dare il cattivo esempio, come a Torino dove una serie di gestori mettevano a disposizione i terminali Pos del loro negozio per effettuare le operazioni, rigirando la somma ottenuta ai malviventi, decurtata dalla percentuale pattuita come costo di partecipazione alla frode (di solito dal 15,0% al 20,0% della cifra digitata). In ogni caso sono di gran lunga facilitati gli acquisti tramite web, dal momento che anche i piccoli fattori di controllo, la firma del titolare (che il più delle volte consiste in uno scarabocchio assai facilmente riproducibile), la richiesta del codice Pin, non sono possibili. Il fenomeno è negli ultimi tempi, anche favorito dal persistere della crisi economica, cresciuto in maniera esponenziale, grazie anche all’introduzione dell’euro che ha ampliato notevolmente il bacino di utenza di una determinata tipologia di valuta, e merita un’attenzione particolare da parte di tutti i titolari di esercizi commerciali. Anche i controlli sono aumentati e sempre più numerosi i furfanti cadono nelle reti tese dalle forze dell’ordine, nonostante le tecniche di contraffazione si facciano di volta in volta più raffinate e complesse da individuare. Sono passati i tempi di Antonio Bonocore (alias Totò), maldestro aspirante falsario, che ne La banda degli onesti esclamava “I soldi si fabbricano al Policlinico dello Stato”.

 

 

Stelvio Catena