I materiali per il trasporto delle vivande sono sempre a norma?

DAL MONDO HORECA

L’asporto oggi è una attività diffusissima che coinvolge soprattutto pizzerie e take away, si calcola che solo le pizze da asporto in Italia sono circa 730 milioni all’anno, e 730 milioni sono di conseguenza anche i contenitori di cartone per l’asporto. Anche se ormai si acquistano già belli e pronti da aziende di tutto rispetto, la cui produzione rispetta sicuramente le norme in vigore è sempre utile avere qualche informazione in più che ci possa garantire di offrire un servizio sempre adeguato ai nostri clienti.

L’ imballaggio, per la normativa legale e regolamentare italiana, è il prodotto, composto di materiali di qualsiasi natura, adibito a contenere e a proteggere determinate merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, a consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all’utilizzatore, e ad assicurare la loro presentazione. Gli imballaggi, secondo la classificazione riportata nel decreto Ronchi (22/97), sono distinti in tre tipologie o categorie funzionali: imballo primario, imballo secondario, imballo terziario.

L’imballaggio che a noi interessa è quello primario. L’imballaggio primario (imballaggio per la vendita) è un imballaggio concepito in modo da costituire, nel punto di vendita, un’unità di vendita per l’utente finale o per il consumatore. Ad esempio una bottiglia, una lattina per le  bevande, un cartone per la pizza.  Gli imballaggi alimentari devono essere realizzati con materiali che non devono rilasciare sostanze tossiche o pericolose. Tuttavia, l’imballaggio, specialmente se a contatto con un alimento caldo o lipofilo (contenente grassi), rilascia nell’alimento sostanze di tipo diverso e di quantità varia. Una corretta progettazione dell’imballaggio è tesa a minimizzare le cessioni da parte dell’imballaggio all’alimento, in modo da restare nei parametri definiti dal D.M. 21/3/1973. La legislazione italiana che regola la materia ha il suo fondamento in tale decreto e tutti gli aggiornamenti e le modifiche procedono di pari passo con l’evoluzione delle disposizioni nazionali e comunitarie, che stabiliscono i criteri  per la verifica dell’idoneità del packaging al contatto con gli alimenti. La normativa che regola i materiali di imballaggio è strutturata in due parti: una parte di carattere generale ed una parte di carattere specifico in cui si stabiliscono i requisiti di determinate tipologie di imballaggio. La normativa in vigore prende in esame ogni prodotto destinato al consumo umano, dall’origine fino all’utilizzo finale; qualsiasi sostanza che può venire a contatto con gli alimenti lungo questo percorso di filiera è assoggettata alle prescrizioni di legge sulla sicurezza alimentare. In pratica e per evitare di andare troppo nel tecnico la normativa stabilisce come requisito generale che tali sostanze non alterino in alcun modo gli alimenti. Bisogna sottolineare che è però utopistico pensare di giungere a una completa assenza di contaminazione: è più corretto attivarsi per limitare il grado d’inquinamento dei prodotti a livelli tali che non arrechino il minimo pregiudizio per la salute dei nostri clienti. E’ bene quindi assicurarsi sempre che il nostro  fornitore rispetti le normative in vigore, e anche se può sembrare superfluo può essere utile richiedere una copia dei documenti che attestino la conformità alla legge del prodotto che si sta acquistando, sia per evitare di incappare in sanzioni che possono essere molto salate, sia per garantire al massimo l’incolumità e la salute dei nostri clienti, che sono un nostro patrimonio e come tale vanno sempre soddisfatti e salvaguardati.

 

 

 

 

                                                          Geremia De Stefano