I menu che fanno la storia

INIZIATIVE

Diverse e variegate sono le testimonianze che ci aiutano a meglio comprendere le differenti epoche storiche. Una pubblicazione statunitense ha selezionato, a tale scopo, una serie di menu di caffè e ristoranti, reputati artistici, capaci di illustrare, assieme alle pietanze, le caratteristiche di un’epoca. La considerazione di come la grafica, anche applicata ad elementi di uso quotidiano e per niente ricercati, possa divenire attestato significativo di un particolare periodo dell’evoluzione del genere umano.

 

                                                                               Stelvio Catena

 

Sono oltre ottocento e coprono più di 135 anni di storia i menu raccolti nel volume, pubblicato negli Stati Uniti, dal titolo: Menu design in America (Taschen editore). I più attempati portano la data del 1850, mentre quelli recenti si fermano al 1985. Una carrellata di prelibatezze, non solo culinarie, ma anche artistiche, in grado di dimostrare come la grafica pubblicitaria si sia imposta all’attenzione del pubblico per le sue caratteristiche di creatività e di originalità. La tradizione di stilare un elenco delle pietanze offerte da un determinato luogo di ristorazione e metterla a disposizione della clientela potenziale affonda le proprie radici nell’antichità. Si sono ritrovate steli marmoree dedicate alla bisogna, che sembra si ponessero all’entrata del locale oppure, se non particolarmente ingombranti, affisse sul muro a fianco dell’ingresso. Queste, se da un lato fornivano un importante ausilio all’avventore che sapeva prima di entrare cosa poter ordinare, dall’altro dimostravano una certa “rigidità” nella lista dei piatti essendo abbastanza impegnativo per il gestore cambiare le proposte giornalmente. Al di là degli scherzi, con l’avvento della società borghese, agli inizi dell’Ottocento, le carte di caffè e ristoranti, per un certo periodo in occasioni speciali, si arricchiscono di disegni e elementi decorativi, tanto da assumere la dimensione di piacevoli souvenir da conservare in ricordo di eventi particolari. A beneficiarne, almeno fino alla fine del secolo XIX, è soltanto una ristretta cerchia di persone particolarmente facoltose, mentre con l’evoluzione sociale e con il continuo incremento del reddito medio delle famiglie, si fa sempre più numeroso il pubblico cui rivolgere tali accorgimenti. L’evoluzione è contrassegnata da diversi fattori: un primo da individuarsi nella propensione al consumo dei pasti fuori casa che coinvolge una quantità sempre maggiore di popolazione moltiplicando il numero di esercizi di ristorazione disponibili. La necessità, causata dall’aumento di esercizi, di moltiplicare gli aspetti di differenziazione passa anche attraverso l’utilizzo di menu personalizzati, replicanti gli elementi rappresentativi (logo, marchio, insegna, etc.) dell’esercizio. Un secondo fattore risiede negli sviluppi delle tecniche di stampa che permettono alla grafica commerciale di essere utilizzata con maggiore facilità e costi contenuti. Un terzo è da individuarsi nella volontà dei gestori di fornire alla clientela un servizio sempre più accurato ed esclusivo. Fattori che dimostrano anche la parallela evoluzione delle tecniche di marketing. Proprio la necessità di trovare argomenti originali di comunicazione ha sviluppato le tipologie di grafica e il design dando vita a piccoli gioielli creativi, capaci di attirare un folto stuolo di curiosi e collezionisti. Il lavoro di ricerca e di sistemazione in volume è stato compiuto da due giornalisti gastronomici, John Mariani, critico culinario di Esquire, e Steven Heller, redattore del New York Times, che hanno setacciato l’intera nazione alla ricerca dei preziosi reperti. Le raffigurazioni segnano lo scorrere del tempo. Si parte dalle riproduzioni di chiara ispirazione parigina, con i nudi bohèmien e le atmosfere e i balli dei cafè chantant, per poi passare ai decori in stile Liberty, ai fumosi locali degli anni Trenta in odore di proibizionismo, ai ragazzi in giubbotto di pelle e blue jeans, fino ai simboli di una generazione “alternativa” di contestatori dai capelli lunghi e i sandali ai piedi. Il tutto puntualmente scandito dalle immagini caratteristiche dei diversi strati in cui e divisa l’opulenta, ma spesso iniqua, società statunitense: le formose  pin up che servono cheeseburger nei drive in con i pattini ai piedi, i fenicotteri rosa del “Flamingo Hotel” di Las Vegas, i fastosi arredi e gli impeccabili camerieri del lussuoso ristorante del newyorkese Waldorf Astoria, il celebre “Starlight Roof”, il fascino esotico dei locali delle prime Chinatown americane. Non mancano accenni agli stridenti contrasti di un paese che si è posto alla guida del progresso planetario, assumendosi onori e oneri della titanica impresa: le carte che ci riportano agli psichedelici nightclub underground del Greenwich Village, accanto a quelle dedicate agli assolati beach club per surfisti sulle spiagge della California. Due modi agli antipodi di intendere e di “mordere” la vita. Nella vasta selezione non manca qualche raro e pregiato reperto storico, quale il menu del pranzo organizzato nelle sale del “Delavan House Hotel” di Albany (NY), per festeggiare, siamo nel 1861, l’elezione a presidente degli States di Abraham Lincoln. Chissà se in qualche parte della penisola esiste la carta redatta per un pranzo in onore di Giuseppe Garibaldi o di Vittorio Emanuele II? Cosa probabile dal momento che sono passati alla storia non solo come grandi condottieri militari, ma anche quali incorreggibili gaudenti.