I pubblici esercizi alla prova della Bolkestein

DAL MONDO HORECA

Entra in vigore anche in Italia la direttiva europea che liberalizza la prestazione di servizi. Novità importanti per le nuove aperture di pubblici esercizi: oggi, la decisione spetta ai sindaci che sono ancorati a ben determinati parametri economici, da domani  le domande saranno valutate sulla base del programma di sostenibilità ambientale e sociale.

 Ve lo ricordate l’idraulico polacco? Quello aitante, alto e biondo, pronto ad entrare nelle case degli italiani per insidiare la quiete del focolare domestico? Bene, allora “tremate”, perché è finalmente arrivata la sua ora. O meglio è arrivato il momento per il nostro Paese di recepire la direttiva Bolkestein, presentata dalla Commissione Europea nel Febbraio 2004 e approvata definitivamente il 12 dicembre 2006 (Direttiva 2006/123/CE), che lo aveva reso celebre.

Questione di settimane, la discussione, infatti, continua in Parlamento (il Cdm ha approvato uno schema di decreto legislativo per il recepimento lo scorso 17 dicembre), ma a breve tutto il mondo del commercio, e non solo, dovrà farci i conti. L’obiettivo della  Bolkestein è quello di semplificare le procedure amministrative, eliminare l’eccesso di burocrazia ed evitare le discriminazioni basate sulla nazionalità per coloro che intendono stabilirsi in un altro paese europeo per prestare dei servizi. Quello che succederà nella pratica è ancora tutto da vedere.

I primi effetti, almeno stando ai commenti degli addetti ai lavori, riguarderanno le autorizzazioni all’avvio di nuove attività di somministrazione al pubblico di alimenti e di bevande. Oggi, la decisione spetta ai sindaci che sono ancorati a ben determinati parametri economici. Da domani  le domande saranno valutate alla base degli indici di qualità del servizio.

Lo spiega meglio il direttore generale della Fipe, Edi Sommariva. “E’ una novità molto importante – sottolinea a SpazioHoreca – Fino ad oggi gli enti pubblici dovevano rispettare solo dei vincoli economici, in futuro invece presenteranno un programma di sostenibilità ambientale e sociale che farà da cartina di tornasole per l’apertura di nuovi esercizi”. Per esempio? “Si guarderà alla confusione, alle eventuali situazioni di pericolo e di disturbo alla quiete prima di rilasciare qualsiasi autorizzazione. Oggi, invece, si risponde solo a logiche di mercato. Mi sembra un gran passo in avanti”.  

Altri esempi? Il prestigio artistico di una determinata zona. Attraverso i meccanismi della Bolkestein i Comuni avranno, infatti, anche la possibilità di proteggere aree di particolare importanza artistica o architettonica negando, quando non la ritengano opportuna,  l’autorizzazione all’apertura di nuovi esercizi. 

O ancora: la semplice possibilità di controllare il consumo di alcolici. Gli enti locali potranno dire “no” anche quando l’apertura di un nuovo negozio mette a rischio «i meccanismi di controllo per il consumo di alcolici». Ma in questo caso si seguirà un programma di sostenibilità ambientale e sociale e non, come spesso succede oggi, le stravaganti ed estemporanee ordinanze proibizionistiche approvate in fretta e furia dai Comuni.

Insomma, una rivoluzione. Che deve ancora iniziare. E che riguarderà anche la maggiore importanza che sarà data alla Dia (la dichiarazione di inizio attività) che in molti casi sostituirà la semplice comunicazione dell’apertura di nuovi punti vendita.

La parola chiave sarà equilibrio, tra i paletti da rispettare e una maggiore apertura del mercato. Anche perché il rischio che si corre è quello dell’eccesso di liberalizzazione. Tant’è che lo stesso Sommariva qualche settimana fa, in occasione di un seminario sul tema tenutosi in Veneto,  ha evidenziato questo pericolo. “Cerchiamo di evitare – diceva – che nel recepimento della direttiva europea  il settore del pubblico esercizio e gli stabilimenti balneari siano dequalificati e depotenziati dalla mancata gestione dei nuovi ingressi nel mercato senza poter tenere in debito conto l’impatto che questi sono in grado di generare in termini di ordine e sicurezza pubblica, sicurezza sanitaria e sostenibilità ambientale”. Ancora poche settimane, il testo dovrebbe uscire dalle Camere entro marzo, e se ne saprà di più.

 

                                                                  Mattia Ronchei