Il primato della gastronomia

DAL MONDO HORECA

Se ne occupano le televisioni, i giornali, l’editoria, la radio,internet,  insomma tutti i mezzi di comunicazione al giorno d’oggi esistenti stanno offrendo uno spazio sempre più significativo alla gastronomia, alla sua storia e ai suoi prodotti. Una valanga di cibo proposto da chef, giornalisti, operatori della ristorazione, vip, semplici cittadini, tutti in fila per deliziare i nostri sensi con ricette, curiosità, consigli. Un’orgia di derrate per soddisfare quella che appare come un’inarrestabile bulimia, caratteristica della nostra epoca.

                                                                                                                                

Alla luce dei fatti più recenti si deve considerare un vero e proprio fenomeno culturale. Quello della gastronomia può essere considerato, accanto all’esplosione dei reality, il fenomeno mediatico degli ultimi anni. Sulla Bbc un cuoco di prima grandezza, Jamie Oliver, svela i segreti della cucina, The Cook and the chef si rivela il programma di punta di un colosso dei media statunitensi come la rete nazionale Abc, in Italia La 7 trasforma i vip in Chef per un giorno, mentre Raiuno mette i  ristoratori in gara facendoli partecipare a La prova del cuoco, il bouquet Sky ospita un intero canale satellitare, Gambero Rosso Channel, completamente dedicato alla cucina e ai suoi derivati, solo per limitarci alla televisione. I libri dedicati alla gastronomia si trasformano in best seller da centinaia di migliaia di copie, e invadono gli scaffali delle librerie con autori – cuochi sempre più prestigiosi: dallo statunitense Anthony Bourdain allo spagnolo Ferran Adrià, inventore della cucina molecolare, da Allan Bay a Bill Budford, agli italiani Gualtiero Marchesi e Gianfranco Vissani. Al cinema spopolano Soul Kitchen, Leone d’Argento all’ultimo Festival dell’Arte Cinematografica di Venezia, e Julie & Julia, per la cui interpretazione Meryl Streep ha raggiunto la sua sedicesima candidatura all’oscar, record assoluto, come migliore attrice protagonista (di statuette ne ha vinte già due: una come attrice non protagonista con Kramer contro Kramer e una come attrice protagonista per La scelta di Sophie). Su internet, poi, si può trovare di tutto: untoccodizenzero.it,  giallozafferano.it, il blog paperogiallo.net e il classico lacucinaitaliana.it.  Cookaround, portale italiano dedicato all’argomento, è visitato mensilmente da oltre due milioni di utenti. Insomma la società è invasa da un profluvio di informazioni riguardanti i migliori accostamenti di materie prime, il valore calorico degli alimenti, gli effetti delle derrate sulle diverse parti dell’organismo umano. Si ha l’impressione che gli chef passino più tempo davanti alle telecamere oppure negli studi radiofonici, che nei propri ristoranti, lasciandoci interdetti da dove trovino poi il tempo per scrivere volumi di oltre 300 pagine. Insomma quella dell’alta gastronomia è passata da passione un po’ snob riservata quasi esclusivamente a dandy facoltosi e bon vivant non troppo indaffarati, a fenomeno di massa, diffuso un po’ in tutte le classi sociali. Di sicuro il discorso sul cibo, almeno nel mondo occidentale dove il problema dell’alimentazione non rappresenta più un problema per la stragrande maggioranza della popolazione, ha assunto valenze diverse dalla mera risoluzione alla necessità del sostentamento. Qualcuno fa dipendere questa nuova passione all’incessante desiderio dell’uomo del XXI secolo di metabolizzare, tanto in senso metaforico che materiale, qualunque cosa, da una sorta di bulimia che pervade strati sempre più vasti di popolazione, dall’ambizione di poter dominare nel suo complesso la natura ed i suoi frutti. Di fatto parliamo di un business multimiliardario che occupa non soltanto l’entertainment , ma il commercio, il turismo, l’ambiente e via dicendo. L’improvviso successo offre alla ristorazione la possibilità di “nobilitare” quella che, dagli ultimi decenni del secolo scorso, rischiava di diventare una mera necessità corporea, stretta fra i numerosi e pressanti impegni di una giornata. Se il pasto e la buona cucina tornano a occupare un posto privilegiato nelle occupazioni dei cittadini, i ristoratori potranno occuparsi a migliorare tanto i menu quanto il servizio dei propri locali, al fine di rendere il pasto per il cliente un’occupazione  piacevole e interessante, alla quale potersi dedicare con amabile curiosità. Un premio per tutti coloro che fanno della propria professione non soltanto un mezzo per “sbarcare il lunario”, ma un affascinante compagno di viaggio. C’è bisogno di idee capaci di trasformare un pasto in un’esperienza gratificante. A proposito, Modi Ovadia, uomo di spettacolo e scrittore di origine ebraica assai efficace nel mettere in scena le tradizioni e le contraddizioni del popolo di origine con una divertente dose di umorismo, nella sua ultima pubblicazione (Il conto dell’ultima cena, Einaudi, p. 134, euro 16,00) avanza un’ipotesi delle pietanze che vennero degustate da Gesù e i dodici Apostoli: azzimi (pani preparati senza lievito, con soli farina di cereali e acqua), miele, uova, carne di agnello, lattuga, ceci e impasto di noci. Un menu di tutto rispetto, assai lontano dal fast food di genesi “protestante”.

 

 

                                                              Stelvio Catena