Il ritorno della locanda

NUOVE TENDENZE
Sembrava ormai relegata alle avventurose pagine dei romanzi d’appendice, invece la “locanda”, intesa come punto di ristoro in cui poter consumare un pasto caldo e trovare un giaciglio a buon mercato, sta vivendo una nuova giovinezza. Diversi fattori contribuiscono alla sua riscoperta, alcuni di carattere economico altri di natura salutistica, ma, forse, è anche il diffondersi di un uovo modo di intendere la vacanza, unito all’inserimento, in diversi itinerari turistici attuali, di località in precedenza escluse dai più diffusi percorsi di viaggio.

                                                                                        Mario Rossi

 

Sarà che ormai si è così tanto girato il mondo che sono rimasti da esplorare luoghi meno conosciuti, sarà che sono cambiate le esigenze dei viaggiatori, sarà che gli aspetti naturali e ambientali stanno prevalendo su quelli storici o tecnologici, ma sempre più spesso da parte dei viaggiatori si cercano strutture di accoglienza e di ristorazione con determinate caratteristiche. A cominciare dal costo. La drammatica crisi economica che stiamo attraversando impone un’accurata gestione delle risorse monetarie disponibili nell’ambito familiare, in particolare per coloro, e sono ancora in numero considerevole, che non intendono rinunciare alle meritate vacanze. Si cercano, perciò, soluzioni alternative agli alberghi da tre o più stelle, dove mantenere livelli di servizio adeguati (personale specializzato, standard tecnologici conformi, numero di camere elevato, alta incidenza dei costi fissi) rappresenta una spesa che non permette interventi significativi al ribasso sui prezzi. In parallelo una evoluzione nei modelli socio – culturali indirizza una parte sempre più significativa di vacanzieri verso mete dove il contatto con la natura, il ritorno alle tradizioni dei singoli territori, la salvaguardia dell’ambiente, una tecnologia sostenibile, la presenza di prodotti alimentari a km zero, permettano di non rinunciare a una serie di comodità ormai fondamentali, ma che, al contempo, non comportino un impatto negativo sull’ecosistema. In pratica si è disposti a rinunciare all’aria condizionata in camera, piuttosto che al bar in piscina o al buffet di piatti internazionali, per avere una sostanziosa riduzione della spesa e un incremento della naturalità e della genuinità dei prodotti e dei servizi. Per definire le destinazioni alberghiere con tali caratteristiche si è rispolverata una parola ormai desueta, confinata nei romanzi d’avventura oppure nella memoria dei nonni: locanda. Con questo termine si pongono sullo stesso piano strutture differenti, quali: b&b, agriturismi, pensioni a gestione familiare, alberghetti, foresterie, unite da alcuni asset fondamentali: un prezzo per una camera doppia non superiore ai 130 euro a notte; l’utilizzo di prodotti alimentari della zona e di stagione tanto per la prima colazione che in cucina; recupero delle tradizioni; connessione all’identità culturale italiana; cordialità e cortesia nell’accoglienza. Proprio come nelle antiche locande la gestione è affidata in prevalenza a un nucleo familiare più o meno esteso, il numero delle camere è contenuto, la cucina propone giornalmente un’offerta di piatti limitata e fortemente legata al territorio, tanto nella selezione delle materie prime che per la tipologia delle pietanze, il livello di servizio limitato all’essenziale. Inoltre, spesso, con gli altri ospiti della struttura si crea una confidenza che in situazioni differenti, dove vige un approccio nei rapporti interpersonali più rigido e formale, appare decisamente problematica. Questo non significa andare incontro a un calo verticale della qualità del soggiorno, anzi con un po’ di pazienza è facile trovare piccoli paradisi di efficienza e di perfetta accoglienza. E il fenomeno è di tale portata che Slow Food ha redatto una guida “Locande d’Italia 2013” , che è da poco in libreria, e acquistabile anche nella versione on line in diverse applicazioni, nella quale sono segnalati 1.200 indirizzi, sparsi in 18 zone di interesse turistico, nell’ambito di 20 regioni, insomma siti dislocati sull’intero territorio nazionale. Dalle morbide colline del Chianti, ai pascoli verdi delle Dolomiti, agli uliveti del Salento, in ognuna delle  località che hanno determinato il grande successo turistico della nostra bella nazione, è possibile trovare alloggio nelle ritrovate locande, tenendo a mente che quello ottimale da intraprendere è un viaggio itinerante che si prefigge di abbracciare aree più o meno vaste e che, per essere goduto appieno, non si deve limitare a un soggiorno stanziale, che rischierebbe di precluderne il fascino. L’associazione diretta da Carlo Petrini, che dalla fondazione si prefigge di proporre uno stile di vita sobrio e fortemente legato alla naturalità dei consumi, ancorato saldamente alla terra e ai suoi frutti, anche nell’ambito dell’accoglienza ai viaggiatori segnala un modo diverso e originale di conoscenza dei luoghi, dominato dal rispetto assoluto all’equilibrio ambientale, dove la tradizione, la genuinità, la freschezza e la semplicità si trasformano in benefici preziosi da gustare e condividere. Il successo di Slow Food e il favore che incontra in maniera sempre maggiore presso i consumatori ne garantiscono l’affidabilità e ne fanno un punto di riferimento.