Il tea cede il passo al caffè

ATTUALITA’

Anche le più radicate vestigia della imperiale consuetudine stanno abbandonando il suolo di Sua Maestà la Regina Elisabetta II. Sono infatti le nuove generazioni, e, forse, il continuo afflusso di immigrati, a stravolgere una delle poche abitudini rimaste in auge anche dopo la fine dell’impero britannico:il proverbiale “tea delle cinque”. Le più recenti statistiche sanciscono, per la prima volta nella sua lunga storia, il sorpasso nei consumi nazionali del caffè nei confronti della aromatica bevanda di origini asiatiche, decretando il definitivo abbandono di una delle più solide usanze della tradizione anglosassone.       

 

                                                                 Stelvio Catena

 

“Nella vita ci sono poche ore più piacevoli dell’ora dedicata alla cerimonia del tea pomeridiano” chiosava, lo scrittore statunitense di nascita ma inglese di adozione, Henry James in Ritratto di signora (1881), commentando quello che, al tempo, veniva considerato un vero e proprio rito quotidiano. Introdotto in Inghilterra intorno al 1650, insieme a caffè e cioccolata, divenne ben presto la bevanda privilegiata della società britannica, insieme alla birra, senza distinzione di classe. Alle cinque del pomeriggio si sorbiva la calda cup of tea tanto nel comodo salotto borghese che nella malsana stamberga popolare, all’insegna del piacere che l’infuso era capace di suscitare presso i suoi consumatori. La Londra dell’Ottocento e dei primi del Novecento, la capitale che contendeva a Parigi il primato di città guida del mondo occidentale, è ormai quasi completamente scomparsa. Restano soltanto poche strade, qualche piazza e alcuni gioielli architettonici, contrassegnati dalle targhe blu e bianche che ricordano le personalità della storia, dell’arte, della letteratura che li avevano frequentati, a testimoniare l’illustre passato, mentre le moderne arterie urbane sono invase da cittadini delle più disparate etnie. E così, a poco a poco, anche le numerose e ferree tradizioni di quella società tanto ordinata, scompaiono come i londinesi autentici. Prima gli spaziosi taxi neri, poi gli autobus a due piani, quindi le cabine telefoniche rosse, ancora i pub dove si beve sempre meno birra e più vino, fino alle romantiche sale da tea. Un recente sondaggio evidenzia come l’affetto per l’infuso mutuato dall’Asia sia ormai confinato alla fasce di popolazione più anziane, mentre i giovani si stiano irrimediabilmente indirizzando verso altre tipologie di bevande. Infatti l’88,0% dei cittadini del Regno Unito sopra i 65 anni dichiarano di bere tea regolarmente, sotto tale età la percentuale cala drasticamente al 71,0%, per crollare sotto il 50,0% nei residenti dai 15 ai 34 anni. Scelte che influenzano anche l’andamento dei consumi del prodotto in esame, i cui volumi di vendita sono calati nell’ultimo quinquennio del 5,0%. Non che i giovani inglesi abbiano smesso di bere, tutt’altro, sembra, però, che le loro preferenze si stiano spostando verso un’altra bibita, da gustare sempre calda, ma dal colore assai più scuro: il caffè. Da acclamato simbolo della cultura alimentare mediterranea, si sta spostando sempre più a nord conquistando consensi anche nei paesi dal clima meno temperato. È vero che qualche significativa differenza permane. Se, infatti, sulle sponde del mare nostrum si continua a preferirlo concentrato e espresso, da sorbire in una tazzina o un piccolo bicchiere ben caldo, spostandoci a settentrione, lo si predilige lungo e poco denso, spesso associato a latte, gelato o cioccolata, in capaci recipienti di diversa composizione (ceramica, cartone, polistirolo). Per tornare in Inghilterra, il suo consumo cresce a un tasso medio di oltre il 7,0% ogni dodici mesi, mentre hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 1.500 le caffetterie indipendenti, cui vanno aggiunte quelle appartenenti alle grandi catene di ristorazione, quali Starbucks, Costa Caffè, Segafredo. Che stia addirittura diventando una sorta di status symbol è dimostrato dalla presenza di una macchinetta per l’espresso automatico, in pieno stile mediterraneo, dal prezzo di 25 mila sterline in ognuno degli appartamenti del più lussuoso condominio di Londra, l’”Hyde Park One”, appartamenti che partono da un costo minimo di cinque milioni di sterline per raggiungere i cento milioni. La tendenza fin qui analizzata sembra riservare buoni auspici anche per la nostra nazione, dal momento che quello italiano appare come uno dei caffè considerati di maggiore qualità e preferito, in modo particolare, dagli appartenenti all’upper class. Nonostante l’ormai prossima defezione britannica, il tea resta la bevanda che può vantare il più alto numero di consumatori nel mondo, basti pensare alle ordinate folle asiatiche, cinesi e giapponesi in testa, oppure a quelle medio – orientali e africane, per non parlare della Russia, dove da secoli rappresenta un valido mezzo per contrastare in qualche modo il freddo glaciale che attanaglia per buona parte dell’anno gli abitanti di quel grande paese. Il prossimo tramonto del tea nelle isole a nord dello stretto della Manica è l’ennesimo esempio di un pianeta che cambia a ritmo vertiginoso, in cui molte delle tradizioni dei singoli paesi resteranno soltanto nei ricordi dei meno giovani, ricordi sempre più lontani e un po’ annebbiati per il trascorrere del tempo, nei quali, spesso, si fa largo un pizzico di malinconia.