La brutta estate

ANALISI E RICERCHE DI MERCATO

Al termine della “stagione estiva” proviamo a trarre le prime approssimative conclusioni intorno al periodo turistico appena concluso. Il bilancio in generale risulta essere negativo e i dati, per alcuni versi preoccupanti, non possono non invitarci a riflettere su come cercare di porre rimedio ad una situazione che, se perdurasse, potrebbe incidere in maniera pesantemente sfavorevole sull’intera economia nazionale, già minacciata dal perdurare della crisi finanziaria globale.

 

Le stime, anche se assai indicative, parlano di oltre 3 miliardi di fatturato in meno (fonte:Confcommercio – Fipe) e di un calo delle presenze che si avvicina al – 43% nei confronti dello stesso periodo dell’anno precedente (fonte: Adoc, associazione consumatori. Altre stime parlano di un – 5% che a noi appare più verosimile). Numeri da far venire i brividi, se consideriamo che il settore turistico rappresenta da solo ben l’11% dell’intero Prodotto Nazionale Lordo del nostro paese. Qualcuno l’ha definito “il petrolio italiano”. Una recente indagine condotta ancora dalla Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) a metà luglio 2008 con il sistema C.A.T.I. (interviste telefoniche) rivelava che la metà circa degli italiani, 22,8 milioni di cittadini maggiorenni (il 48,2% dell’intera popolazione) non sarebbe andata in vacanza l’estate corrente, di cui il 45,0% per “motivi economici”. Il dato maggiormente negativo riguarda, però, il numero di notti che si prevede di trascorrere fuori casa dal momento che si passa dalle 15 dello scorso anno alle 12 del 2008, con un decremento del – 20,0%, mentre la percentuale di coloro che intendono passare in vacanza da 4 a 7 notti massimo passa dal 20,7% del 2007 al 35,9% dell’anno in corso. Del resto anche le quotazioni degli alberghi risultano un po’ in ribasso dato che viene scelta come modalità di residenza dal 33,3% rispetto al 34,8% del 2007, mentre aumentano coloro che si appoggiano ad abitazioni di amici o parenti (dal 8,8% del 2007 al 11,4% dell’anno in corso). Un’estate insomma segnata dall’austerità e dalla volontà da parte dei consumatori di non rinunciare ad un periodo di relax, anche se più breve e in località meno esotiche, ma con un occhio ben attento al portafoglio. La situazione del turismo in Italia sta attraversando un periodo difficile. L’attuale congiuntura pone diversi interrogativi sul futuro di questo importante settore dell’economia nazionale. Al momento numerosi sono gli interrogativi cui dare una risposta: dalla soluzione alle gravi difficoltà sociali, amministrative  e ambientali presenti in alcune città di grande notorietà mondiale (Napoli, Roma), al collasso della compagnia aerea nazionale (Alitalia), all’aggressività economica e organizzativa di paesi fino a pochi anni fa ai margini del circuito internazionale turistico più importante (Spagna, Grecia). In una recente intervista al Venerdì di Repubblica, il sottosegretario con delega al Turismo del Governo Berlusconi, Vittoria Brambilla, parla della possibilità di crisi strutturale: “Non si può ragionare solo in termini di impianti o capacità ricettive – afferma il rappresentante istituzionale -. Questi vanno integrati in una rete infrastrutturale di trasporti e servizi”. Da parte sua l’esecutivo ha in progetto alcune iniziative che dovrebbero dare un po’ di ossigeno al settore, ad esempio sarà dimezzata l’IVA sulle strutture ricettive, “Come promesso dal nostro programma” sottolinea la Brambilla, e verrà ripensato dalle fondamenta l’Enit (Agenzia Nazionale del Turismo), “Costa cinquanta milioni all’anno. È inefficiente. Pieno di sedi inutili. Un carrozzone”. Una bella dieta dimagrante per l’erario che, se pone rimedio immediato ad una contingenza problematica fornendo un poco di ossigeno agli operatori economici, non sembra, però, intervenire con rimedi efficaci nel cuore dei problemi. Uno dei problemi che si pone con maggior evidenza riguarda le tariffe complessive (alberghi, ristoranti, trasporti, infrastrutture) del nostro sistema di accoglienza, assolutamente eccessive e non in linea con il resto del mercato internazionale. Eppure nel “bel paese” i prezzi della  ristorazione invece di diminuire continuano a crescere. Una recente indagine dell’Adoc (Associazione per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori) rileva come, rispetto allo scorso anno, cenare in un ristorante di medio livello costi all’avventore il + 14,2%, in uno di alto livello il + 13,1%, mentre per la pizzeria, che nonostante tutto propone costi medi sicuramente più abbordabili, l’aumento è addirittura nell’ordine di un + 20%. I ristoranti etnici registrano l’incremento più contenuto, si fermano al + 12,0%. Risultato: diminuzione delle presenze del – 25,0%. “Il settore della ristorazione – afferma il presidente dell’Adoc Carlo Pileri -, vitale per la nostra economia, va rilanciato. Non con fragili iniziative unilaterali ma mediante accordi con le associazioni dei consumatori, al fine di ribassare i menu”. Anche dalle parti dei baristi i prezzi hanno preso una brutta piega. Sempre secondo l’Adoc una classica colazione al bar (cappuccino + brioches) rispetto allo stesso periodo del 2007 è aumentata del + 14,7%, mentre il semplice caffè , rito mattutino di una parte considerevole di nostri concittadini ed esotica distrazione di tanti turisti, del + 12,5%. Persino in casa il costo del primo pasto della giornata vede crescere il suo costo del + 8,6%. Il Direttore Generale della Fipe Edi Sommariva non gira intorno al problema e mette con decisione in evidenza le ragioni reali che, a suo avviso, sono alla base delle difficoltà attuali del comparto: “Per rilanciare il settore bisogna inventare un nuovo modello di turismo, fatto di servizi integrati che rappresentano il vero tessuto connettivo del paese. È la valorizzazione delle risorse che rende appetibile un luogo. In un turismo globale si vince se si attirano nuovi stranieri, ma soprattutto se si fa crescere il numero dei turisti nazionali”. Tutto ciò è indubbio, operiamo per rendere più “attraente” il bel paese in tutta una serie di aspetti strutturali, ma intanto iniziamo a far diventare più appetibile, dal punto di vista dei costi, la vacanza tanto agli stranieri che agli indigeni e, forse, si sarà fatto un piccolo ma importante passo in avanti.

 

 

 

                                                                                  Stelvio Catena