L’alimentazione è ancora poco sostenibile

ANALISI E RICERCHE DI MERCATO

I risultati di una ricerca dell’Osservatorio nutrizionale Grana Padano sui consumi alimentari rivelano un comportamento ancora molto poco eco-friendly

Un’alimentazione sostenibile prevede un  consumo di cibo che sia in grado di fornire tutti i nutrienti necessari agli esseri umani che non abbiano un impatto negativo sull’ambiente, e comprende tutte quelle “modalità alimentari” che non implichino un eccessivo spreco di energia per produrre, conservare e trasportare alimenti, oltre a non sprecare il cibo e l’acqua alimentando i rifiuti e la depurazione. Che il sistema alimentare mondiale, fosse squilibrato e non in grado di rispondere alle attuali esigenze alimentari e nutrizionali è ormai cosa chiara ai più, infatti se da un lato un miliardo di persone al mondo soffre ancora la fame, dall’altro un altro miliardo di persone sono in sovrappeso o obese, per un totale di oltre 2 miliardi di persone complessivamente malnutrite.

L’OGP (Osservatorio Nutrizionale Grana Padano) ha di recente realizzato uno studio attraverso il quale ha analizzato le abitudini alimentari di circa 1200 individui, 47,3% donne e 52,7% uomini di età compresa fra i 18 e i 90 anni di età. Gli esperti dell’OGP studiano regolarmente le abitudini alimentari per dare semplici consigli, che permettano di migliorare la salute non solo degli individui, ma anche dell’ambiente. E non è un caso, infatti chi conosce la storia del Grana Padano, sa bene che la sua produzione, che risale al 1135,  nasceva dall’esigenza di non buttare il latte in eccesso, esigenza che spinse i monaci cistercensi dell’abbazia di Chiaravalle ad inventare questo formaggio che grazie alla stagionatura si può mantenere per anni.

Da questo studio sono venuti fuori dati molto poco entusiasmanti.

La “scatoletta” è molto usata: il 40% degli intervistati la utilizza regolarmente ogni settimana e di questi, il 10%, consuma cibo in scatola dalle 2 alle 4 volte a settimana. Il consumo di patate rimane una preferenza degli italiani, il 70% ne fa uso settimanalmente, di questi il 34% da 2 a 4 volte alla settimana. Se il consumo di patate è da vedere come un fatto molto positivo,  essendo la patata un alimento facilmente reperibile e conservabile, va detto che dal campione “analizzato” risulta troppo spesso consumata sotto forma di fritto o snack. Il sacchetto di patatine è utilizzato dal 60% degli intervistati e quasi il 20% di essi lo usa più volte a settimana. Enorme è l’impatto negativo di questa tipologia di consumo, non solo sulla salute per via  dell’altissimo valore calorico,  dell’abbondante quantità di  sale e di grassi,  ma anche sull’ambiente, considerato che  questo snack, se così vogliamo definirlo,  ha un imballaggio non riciclabile che spesso contribuisce a peggiorare l’inquinamento ambientale.

Anche lo zucchero è molto impiegato, il 50% degli intervistati lo consuma quotidianamente, anche più volte nella stessa giornata. Gli alimenti raffinati come lo zucchero richiedono lavorazioni complesse e inquinanti, sono quindi poco sostenibili tutti i prodotti eccessivamente dolci e prodotti con farine raffinate come biscotti e brioches. Gli alimenti semplici e integrali invece non sono molto graditi e non rientrano nelle abitudini degli intervistati: il 50% non consuma mai il pane integrale e solo un 11% lo mangia almeno 1 volta al giorno. Il 60% del campione adopera invece pane bianco, e il 30% di questi arriva a mangiarne anche 2-3 porzioni al giorno. I cereali raffinati sono impiegati dal 97% degli intervistati, mentre il 55% non utilizza mai l’integrale. Infatti, più della metà degli intervistati non mangia mai pasta e riso integrale, ma nemmeno farro o orzo.

Le più prestigiose istituzioni scientifiche mondiali hanno sottolineato le rilevanti conseguenze che la produzione e il consumo di cibo hanno sulla salute e sullo status nutrizionale dei consumatori, ma anche sulle risorse naturali, l’ambiente, la cultura alimentare, l’economia e la società. La sostenibilità dei moderni sistemi alimentari e dei prodotti agroalimentari che ne sono alla base è fondamentale per assicurare la sicurezza alimentare e nutrizionale alle presenti e future generazioni nonché per lo stato di salute del pianeta. L’opinione comune è portata a credere che seguire un’alimentazione corretta sia troppo dispendioso, ma non è assolutamente così, l’importante è scegliere prodotti più economici senza rinunciare alla qualità, leggere attentamente le etichette (a volte il cibo che costa di più è meno nutriente) consumare frutta e verdura che forniscono un ottimo apporto nutrizionale a un costo moderato,  acquistare alimenti di stagione e prodotti a km0. La dieta mediterranea, in questo contesto, rappresenta uno degli stili alimentari più sostenibili per l’ambiente e per la salute rivelandosi adeguata dal punto di vista nutrizionale e efficiente nell’utilizzo di risorse naturali e umane. Ridurre gli alimenti di origine animale in favore di quelli vegetali, privilegiare i prodotti di stagione e combinarli variando ogni giorno la propria dieta fa bene alla salute oltre che all’ambiente. Chi segue il modello mediterraneo, inoltre, consuma porzioni moderate, a base di alimenti integrali, freschi e poco trasformati. Per questo i vantaggi della dieta mediterranea, potenziati dall’attività fisica, sono oggi ben noti: prevenzione del diabete, delle malattie cardiovascolari e di alcuni tipi di tumori. Ma anche protezione del cervello e, in particolare, dalla demenza e dal morbo di Alzheimer; prevenzione della sarcopenia, ovvero quella condizione associata all’età che comporta una diminuzione della forza, della massa e della funzione muscolare; difesa contro l’infarto al miocardio. Mangiare in maniera sostenibile significa non solo prendersi cura della propria salute, ma anche ridurre l’impronta idrica, di carbonio e di azoto associate ai nostri consumi. Una dieta sostenibile, infine, è anche una dieta attenta agli sprechi alimentari che oggi raggiungono livelli incredibili: oltre 1/3 del cibo prodotto viene sprecato e l’80% di esso sarebbe ancora consumabile.

Tutto questo nell’anno  dell’EXPO il cui tema è “Nutrire il pianeta, energia per la vita”  che include tutto ciò che riguarda l’alimentazione, dall’educazione alimentare alla grave mancanza di cibo che affligge molte zone del mondo, alle tematiche legate agli OGM è davvero inaccettabile.