Lino Enrico Stoppani riconfermato alla Presidenza FIPE

ANALISI E RICERCHE DI MERCATO

Lo scorso 24 febbraio Lino Enrico Stoppani è stato eletto presidente della Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe). E’ al secondo mandato consecutivo.  Il 4 marzo, invece, lo stesso  Stoppani in compagnia di Giancarlo Deidda (presidente Ascom Cagliari e di Fipe Sardegna) è entrato a far parte della giunta di Confcommercio. In questo caso si tratta di un ingresso importante nell’esecutivo della casa madre.

Due riconoscimenti importanti che aprono nuovi scenari per l’organizzazione che rappresenta oltre 250mila imprese di pubblico esercizio (bar, pub, internet caffè, ristoranti, pizzerie, gelaterie, mense, discoteche, stabilimenti balneari) e che vanta una forza lavoro di poco inferiore a un milione di operatori. A caldo, alle agenzie, Stoppani ha parlato di “motivo di orgoglio”. “In questi quattro anni – ha continuato – la federazione si è rafforzata e i risultati positivi sono il frutto di un lavoro di squadra portato avanti anche per merito delle strutture territoriali, dei sindacati e dei grandi gruppi iscritti alla federazione che qui ringrazio pubblicamente”. Ma  SpazioHoreca ha chiesto al presidente di andare oltre, di parlare delle cariche, certo, ma anche di tracciare un quadro degli obiettivi futuri della Fipe.

Iniziamo dalla fine. Presidente, cosa significa per lei entrare nella giunta di Confcommercio?

“Significa molto. Entro in questa giunta con una gran voglia di far bene. La nostra federazione ha espresso il precedente numero uno della Confcommercio, Sergio Billè, poi è successo quello che tutti sanno e per una “tornata” è stato giusto restare fuori e rimettere un po’ di cose a posto al nostro interno. Adesso rientriamo, consapevoli che l’attenzione che Confcommercio ci ha dedicato rappresenta un atto di grande responsabilità”.

Sta di fatto che nonostante la crisi sia la Fipe che la Confcommercio hanno confermato i loro vertici. E’ solo voglia di continuità e sicurezza in un momento difficile o c’è dell’altro?

“Non lo so. Io posso solo dirle che in Confcommercio c’è stata una profonda  riforma statutaria e della giunta per favorire il rinnovamento. Le ricordo che il consiglio generale è passato da 100 a 50 persone, mentre la giunta si è ridotta da 40 a 15 unità che avranno però maggiori competenze. Segno che si vuole una gestione più snella per prendere le decisioni necessarie”.

Presidente può indicarci le  priorità della Fipe?

“Tra le priorità ci sarà sicuramente  la volontà di dialogare con il governo sulle politiche economiche.  A oggi, infatti,  lo sviluppo delle nostre piccole e medie imprese non può prescindere da interventi sull’Iva, sugli  studi di settore e sul costo del lavoro. Sono noti i problemi di risorse economiche, ma credo che in una situazione di crisi come quella attuale, la riduzione fiscale possa essere il volano più importante per consolidare la ripresa”.

Meno tasse per le vostre imprese, insomma…

“Ma non solo. Vede io sono sempre più convinto che ogni Paese deve essere bravo a valorizzare le proprie risorse. Noi, per dire, non spicchiamo per capacità energetica, ma il nostro petrolio si chiama turismo. E se sapremo migliorare le infrastrutture, se avremo la capacità di incrementare le sinergie tra i diversi territori anche le strutture ricettive che noi rappresentiamo ne trarranno giovamento”.

Quale occasione migliore dell’Expo 2015 a Milano… Tanto più che il titolo della grande esposizione universale  sarà “Alimentare il pianeta”. Per il nostro settore è una grande sfida.

“Certamente. Siamo tutti convinti che l’Expo sia un’opportunità unica per tutto l’indotto milanese, lombardo e a catena del Paese sotto  l’aspetto economico, ma non è l’unica preoccupazione. Io mi auguro sia anche qualcosa di più. Lei diceva “Alimentare il pianeta”, significa “nutrire il pensiero e nutrire il pianeta” e quindi aprire spazi di riflessione su quello che mangiamo, sul problema della malnutrizione, sull’educazione alimentare e sul fatto che ci sono tanti in questo mondo che non hanno il minimo indispensabile per sopravvivere”.

Per concludere due questioni che SpazioHoreca ha trattato in più di un’occasione. Il problema dei buoni pasto da un lato e quell’ dell’alcol dall’altro…

“Quello dei buoni pasto è, purtroppo, un problema che sta degenerando nonostante tutti i tentativi che abbiamo fatto in questi anni. Ancora oggi esistono tre attori su quattro che ci  perdono e uno solo che ci guadagna. Abbiamo chiesto di eliminare questa stortura, ma non ci sono versi.  Qui hanno dei vantaggi solo le aziende e lo Stato, mentre le società emittenti, i pubblici esercizi e il consumatore sono in rosso”.

Ma qual è il vero problema?

“Il vero problema sono gli sconti anche del 18% che si applicano nella gare per l’assegnazione dei contratti. La soluzione sarebbe arrivare a una norma dello stato che preveda che le gare d’appalto non si basino solo sullo sconto ma anche su altri elementi quali la solvibilità, i tempi di pagamento ecc. Succede anche in altri Paesi e non vedo perché non possa succedere in Italia. Non dimentichiamoci che stiamo parlando di un settore che vale 2,5 miliardi di euro.

Molti di più ne vale invece l’alcol. Come la mettiamo con i giovani che si prendono le prime sbronze a 12 anni?

“La mettiamo che si tratta di un fenomeno sociale serio per il quale non esistono ricette magiche. Il nostro impegno sta nel pretendere dai nostri associati grande responsabilità soprattutto nel rapporto con i clienti più giovani. Dall’altra parte non credo servano i divieti. Abbiamo bisogno di un’ importante attività di sensibilizzazione ed educazione da parte di istituzioni, scuole e  famiglie e di operazioni sempre più capillari di ispezione e controllo degli organi preposti, soprattutto sulle strade”.

 

                                                                           Mattia Ronchei