L’Italian Sounding

ANALISI E RICERCHE DI MERCATO

Viene definito “Italian Sounding” ma non ha niente a che fare con il prossimo Festival di Sanremo o con la musica italiana in generale. E’ un fenomeno di concorrenza sleale di dimensioni sempre più vaste che reca un danno enorme all’economia italiana.

                                                                                            Mario Rossi

Per Italian Sounding s‘intende la pirateria agroalimentare relativa a tutti quei prodotti che vengono venduti evocando immagini, suoni, nomi e colori del Made in Italy che niente in realtà hanno a che fare con il vero Made in Italy causando una perdita che alla fine dell’anno ammonta a quasi 60 milioni di euro. Un enorme problema per l’economia italiana, che già attraversa un momento estremamente difficile, favorito anche a livello di Unione Europea dalla mancanza di una normativa  che impone l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della materia prima utilizzata per la realizzazione di prodotti alimentari.

 

In Italia una legge del genere esiste, è stata anche approvata all’unanimità dal Parlamento, ma è rimasta totalmente inapplicata. Il problema però è serio, si calcola che nella sola Unione Europea l’Italian Sounding vale 21 miliardi contro i 13 dei prodotti originari, mentre si rileva che sugli scaffali delle catene dei supermercati USA sarebbero presenti 3 prodotti di Italian Sounding per ogni prodotto realmente italiano. Senza considerare che il fenomeno è destinato ad aumentare. 

 

Ma anche in Europa il problema è grave, con un rapporto di 2 ad 1, due prodotti taroccati per ogni prodotto del Made in Italy.  Inoltre come sottolineato più volte dalla Coldiretti la situazione è “aggravata” dal fatto che mentre l’agropirateria, cioè la contraffazione vera e propria, è un illecito e come tale penalmente perseguibile, l’Italian Sounding non è a norma di legge considerato un illecito e muovendosi in una zona neutra può essere combattuto solo attraverso accordi internazionali e una promozione continua dei prodotti nostrani, come il programma di promozione avviato in Russia al Prodexpo 2013 dalla Direzione Generale Lotta alla Contraffazione-Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, in collaborazione  con Federalimentare, che consentano di assicurare una totale trasparenza sulla qualità delle materie prime e sui processi produttivi utilizzati dagli operatori della filiera.

 

I prodotti più copiati sono il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto di Parma e quello di San Daniele, il Grana Padano, la Mozzarella di bufala, il Gorgonzola e l’Asiago. Purtroppo il fenomeno sta prendendo piede anche in Italia e anche se è vero che le ristrettezze e i disagi economici che ormai sono diventati una costante del nostro quotidiano può spingere gli operatori del fuori casa a fare di necessità virtù cercando di ridurre al massimo i costi d’impresa, non bisogna mai dimenticare che la qualità dei prodotti è un presupposto fondamentale per mantenere a livelli qualitativi soddisfacenti la propria offerta e riaffermare il valore di quel Made in Italy che ha sempre fatto la fortuna della nostra economia nazionale.