Lo Spritz si fa solo con l’Aperol

ATTUALITA’

A Padova troppi Spritz vengono preparati senza utilizzare gli ingredienti previsti dalla ricetta “tipo”, nei guai alcuni locali che usano prodotti  che costano molto meno del famoso liquore arancio, s rischiano conseguenze anche per le licenze.

La notizia è di qualche giorno fa, ma è di quelle che lasciano il segno e che dovrebbero rimanere impresse nella memoria di tutti gli operatori del settore. Dopo un’indagine condotta dalle Fiamme Gialle e durata poco più di un anno , il pubblico ministero Sergio Dini ha ottenuto dai giudici delle indagini preliminari otto decreti di condanna nei confronti dei titolari di alcuni locali di Padova, anche dei più “famosi” con l’aggiunta di una sanzione pecuniaria di 750,00 euro. Per tre dei locali in questione il decreto è già definitivo, i restanti cinque sarebbero ancora in tempo per proporre opposizione, ma questo poi significherebbe arrivare ad un processo con tutte le conseguenze che ne possono derivare. Secondo le indagini condotte dalla Guardia di Finanza i locali in questione avrebbero acquistato in un anno 30 bottiglie di Campari, 100 di Aperol e la bellezza di circa 7430 bottiglie di prodotti simili all’Aperol. Vien da se che l’ingente acquisto di prodotti simili all’Aperol sia giustificato dall’esigenza di preparare l’aperitivo più in voga del momento, ma, inutile dirlo, preparare uno Spritz (anche se in questo caso dovremmo usare la lettera minuscola) non con il canonico Aperol ma con prodotti simili, surrogati, succedanei, equivalenti che dir si voglia costituisce una frode commerciale. Che il periodo storico ed economico, soprattutto quello economico sia estremamente particolare, nessuno lo mette in dubbio, che tagliare i costi è diventata giocoforza una delle necessità primarie delle imprese, uno Spritz preparato correttamente costa al barista circa 3 euro, preparato con ingredienti “tarocchi” costa più o meno la metà,  ma bisogna assolutamente stigmatizzare e prendere le distanze da chi nella preparazione di un aperitivo, un cocktail, un drink sostituisce l’ingrediente principale con una sottomarca, minando la serietà professionale di un’intera categoria e truffando i propri clienti, ed è molto difficile stabilire quale delle due sia la cosa più grave. La situazione è ancora più triste se si tiene presente che l’episodio si colloca all’interno di un contesto che ha visto il mese scorso, i Servizi antisofisticazioni vinicole provinciali della Regione Piemonte, l’Agenzia delle Dogane e il Nas Carabinieri protagonisti di un sequestro, tra Piemonte e Lombardia di grossi quantità di prodotti enologici adulterati e contraffatti, i sequestri tra Parma, Caserta e Latina di oltre 2 milioni di tonnellate di formaggi contraffatti, l’indagine sulla carne di cavallo disposta dal ministero della Salute per conto della Commissione Ue che non ha dato risultati incoraggianti. Che dire? Nel comparto del fuori casa  ci dovrebbero essere dei limiti assolutamente invalicabili, quello della concorrenza leale tra tutti gli attori del comparto e quello della fiducia che il consumatore ripone nel gestore. Meditate gente, meditate…