L’ultima spiaggia

ANALISI E RICERCHE DI MERCATO

Le difficoltà economiche degli italiani devono aver raggiunto un livello davvero notevole se, conoscendo l’amore che gli indigeni hanno sempre dimostrato per le spiagge del bel paese, gli stabilimenti balneari nazionali stanno registrando un significativo calo di presenze. E non solo, anche coloro che continuano a frequentare i lidi sabbiosi hanno più che dimezzato il periodo di soggiorno. Un’estate davvero “difficile” per gli addetti ai lavori.

 

In principio erano le condizioni meteorologiche a destare preoccupazione agli operatori turistici. In effetti se all’aumento dei costi generalizzato si andava a sommare il maltempo le possibilità di poter contare su di una buona stagione diventavano davvero scarse. Il sole ha trionfato per tutto luglio e, sembra, anche per il mese di agosto, ma gli indicatori evidenziano comunque un notevole decremento delle presenze nelle località di vacanza. In prima fila le difficoltà degli stabilimenti balneari. Rispetto all’anno passato, secondo una stima del SIB (Sindacato Balneari che fa capo a Fipe – Confcommercio) si sta registrando un calo di  clienti che investe l’intero territorio nazionale, la stima generale per i mesi di giugno e luglio raggiunge il milione di presenze in meno, con punte di eccellenza nelle Marche, in Campania (magari dopo le polemiche e gli scandali dell’inverno qualche problema i “napoletani” se lo potevano aspettare) e Liguria – 20%, seguite dalla Toscana con un – 15% e dall’Emilia Romagna con il – 10%. E pensare che, almeno in quest’ultima regione, le contromisure erano state predisposte per tempo come sottolinea Giuseppe Cappelli presidente degli operatori balneari emiliano romagnoli: “Ci siamo inventati la sauna, la spa, la musica, lo sport, le aree per i bambini… Sono (i bagni, ndr) dei villaggi turistici, ormai. Eppure, quando arriva un turista e ci dice che vuole l’ombrellone per dieci giorni lo guardiamo come fosse una mosca bianca”. Di certo la situazione economica generale ed il continuo aumento del costo della vita (+ 6,1% secondo l’ISTAT rispetto al 2007), delle tariffe (aerei + 11,7%, treni + 8,3%, navi + 8,1%), dei carburanti (+ 17,0%), delle bollette e così via hanno dato un colpo quasi mortale ai redditi medi dei nostri connazionali. Anche l’incremento dei costi per l’accesso agli stabilimenti marini non ha scherzato se la stima, secondo Mister Prezzi, rispetto al 2007 è di una crescita del + 16,5%. Eppure anche su questo versante si è corsi ai ripari, scontando in alcune località il biglietto d’entrata del 50% per il solo pomeriggio. In questo modo si è voluto dare un segnale a tutti coloro, ragazzi in primo luogo, che fanno le “ore piccole” nei locali o nelle discoteche della riviera. Non risulta estraneo a questa tendenza il fascino esercitato, proprio sui più giovani e su di una parte considerevole di turisti stranieri (tedeschi, olandesi, britannici), dalle isole spagnole e greche che negli ultimi anni sono riuscite a proporsi come oasi di libertà e di sregolatezza. Ibiza, Formentera, Mykonos, Paros, hanno sostituito Riccione, Rimini, Viareggio, Vieste, nelle preferenze di molti ragazzi anche di casa nostra. Oltre al caro – ombrellone, un altro fenomeno sta caratterizzando l’attuale annata, la contrazione del periodo delle ferie. Non si è passati da due settimane di vacanza ad una, bensì da quindici a quattro giorni. L’estate si sta proprio restringendo, sta diventando, almeno per gli operatori balneari, sempre più piccola. Il fatto è che s’intende spalmare sull’intero arco dell’anno il “monte ferie” a disposizione, magari facendoci entrare un po’ di mare, qualche giorno sulle piste di sci, la visita ad un a capitale europea, oppure un bel viaggio dall’altra parte del mondo. Quanto si è lontani dall’andirivieni tra città e località di villeggiatura dei papà ancora alle prese con il lavoro mentre il resto della famiglia stava già in vacanza! A quei tempi il periodo vacanziero si aggirava intorno alle tre, quattro settimane di cui almeno un paio con entrambe i genitori. Anni di boom economico, anni ormai passati. Ricorda con rimpianto un albergatore di Cervia: “Una volta i nostri figli diventavano amici di quelli dei nostri ospiti”. Eppure anche sul versante puramente economico qualche riflessione andrebbe fatta. Una recente indagine della CGIA di Mestre ha, infatti, stabilito che non è stato l’Italia il paese in cui l’entrata dell’euro ha causato gli aumenti maggiori. In effetti, secondo lo studio, in Spagna (ma guarda un po’) il costo della vita ha evidenziato un incremento del + 26,2%, contro il + 18,9% dell’Italia (di poco superiore alla media europea attestata su di un + 18,2%), il + 15,5% della Francia e il + 13,1% della Germania. Forse il successo di altre località da quelle nostrane non risiede esclusivamente sul prezzo. Sempre per la serie “il costo non è tutto” giungono segnali preoccupanti anche dall’Assocamping Confesercenti. Secondo le stime attuali la diminuzione del giro d’affari per quelle che venivano considerate “vacanze a risparmio” si aggirerebbe oltre il – 10%. Anche per chi resta in città, però, le cose non vanno tanto bene. L’analisi condotta dall’ADOC a Roma stima, infatti, un aumento medio dei costi per coloro che vanno in piscina di un + 4% per l’intera giornata e di un + 11,1% per la mezza. Anche gli Acquapark hanno fatto fare al biglietto d’ingresso un bel salto di costo, ben un + 15,6%, raggiungendo i 18,50 euro a persona. Insomma è bene prendere qualche contromisura per non trovarci presto, come operatori turistici, all’”ultima spiaggia”.

 

 

        

                                                                                   Stelvio Catena