L’unità d’Italia si fa con il vino

ATTUALITA’

In occasione della 44esima edizione del Vinitaly il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha celebrato le qualità del vino come “emblema delle diversità e dell’unione del Paese”. I numeri parlano di un settore in crescita e le novità legislative promettono più tutela per i consumatori e salvaguardia della qualità

“Il vino come emblema della diversità e unità del Paese”. Con queste parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è aperta a Verona la 44esima edizione del Vinitaly. Uno slogan che potrebbe fare da viatico per la promozione all’estero di uno dei più importanti prodotti del made in Italy. Uno slogan apprezzato anche dal presidente di Verona Fiere, Ettore Riello, che ha annunciato a stretto giro un concorso per la bottiglia dei  festeggiamenti dell’anniversario dei 150 anni dell’Unita’ d’Italia (l’anniversario ricorre nel 2011 ndr),  accolto con entusiasmo dal Capo dello Stato: “Mi sento senz’altro di appoggiare l’idea e l’appoggio senza diritto di prima bevuta”.

Insomma, nella città scaligera c’era un clima disteso, con tanto di battute e regali (a Napolitano sono state donate tre bottiglie di Acinatico del 1928, l’antesignano dell’Amarone), e in quest’atmosfera è stato più facile parlare di cose concrete. Perché, al di là dei convenevoli, il tradizionale appuntamento veneto (dall’8 all’11 aprile) ha rappresentato l’occasione per fare il punto sul settore.

In primis sulle ultime novità. E’ degli scorsi giorni, infatti, la firma dello stesso Presidente della Repubblica sul Decreto legislativo che riforma la legge quadro sui vini a Denominazione di origine ed Indicazione geografica per assicurare una maggiore tutela alle produzioni “made in Italy”.

Cosa succede? “Il decreto di riforma della legge 164 – aveva spiegato il ministro delle politiche agricole Luca Zaia – mette al centro la qualità dei vini, la tutela dei consumatori e il rafforzamento della redditività delle imprese”. Fuori dalle dichiarazioni ufficiali, questo vuol dire che saranno introdotti nuovi strumenti di semplificazione amministrativa per gli  adempimenti procedurali a carico dei produttori vitivinicoli, ci saranno più opportunità  per promuovere il livello qualitativo e la riconoscibilità dei vini a denominazione di origine e a indicazione geografica e saranno maggiormente  tutelati i consumatori e le imprese rispetto ai fenomeni di contraffazione, usurpazione e imitazione.

C’è questo e tant’altro nel decreto legislativo, ma gli operatori del settore hanno anche evidenziato la necessità di varare al più presto i decreti attuativi per evitare di dare false speranze agli addetti del settore. Parola della Cia, la Confederazione Italiana Agricoltori che auspica una rapida applicazione di una legge attesa da diverso tempo.

E veniamo ai numeri. Anzi, prima alle parole di Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison, che, nel corso del convegno “Scenari e prospettive del mercato del vino italiano” ha parlato dell’Italia non  soltanto come “primo esportatore mondiale di vini in bottiglia in quantità e il secondo in valore dopo la Francia”, ma anche come Paese che “detiene molte altre posizioni rilevanti nei vini spumanti, nei vermut e in prodotti derivati come l’aceto”.

Nel 2009, infatti, l’export italiano di vini in bottiglia è cresciuto del 2,7% in quantità, mentre quello francese è diminuito dell’8,1%. L’export italiano in valore secondo l’Eurostat è diminuito dello 0,8%, quello della Francia del 10,1%. Il peso del settore vini, spumanti e altri vini speciali nel surplus commerciale con l’estero del made in Italy è costantemente cresciuto negli anni fino a toccare un massimo storico del 3,5% proprio nel 2009.
“Il vino – ha sottolineato Fortis riecheggiando le parole di Napolitano – più di tutti gli altri settori rappresenta l’unità territoriale del made in Italy. Penso alla meccanica nel Nord Italia, alle calzature nelle Marche, in Veneto e Toscana, ai mobili in Lombardia, Friuli, Veneto, ecc..  Non c’è, invece, regione italiana che non produca vini di qualità, dalla Valtellina a Pantelleria, dalle Langhe al Chianti, dalla Valpolicella all’Alto Adige”.
“Per questo – ha spiegato Riello – la presenza oggi del presidente della Repubblica ha un grande significato di stimolo, fiducia e incoraggiamento per guardare al futuro con rinnovato spirito imprenditoriale, attingendo ai più alti valori che il nostro Paese sa esprimere e per i quali è apprezzato e amato nel mondo”.

Infine i premi. Come ogni anno, a partire dal 1996, il Vinitaly ha voluto offrire un riconoscimento a chi, imprenditore, giornalista, azienda, si è particolarmente distinto a livello internazionale  in favore del settore vitivinicolo. E nel 2010 è toccato all’italiana Masciarelli e alla cilena TerraMater. “Nata nel 1981 dall’intuito imprenditoriale di Gianni Masciarelli, purtroppo prematuramente scomparso (oggi è guidata da Marina Cvetic, moglie di Gianni) – si legge nelle motivazioni del premio – ha saputo creare un marchio con pochi eguali in Italia, decisamente votato all’alta qualità senza compromessi, e lanciare nel mondo i vini di un’intera regione, l’Abruzzo”.

A TerraMater, invece, il riconoscimento per “tre donne coraggiose, le sorelle Gilda, Edda e Antonieta Canepa, che hanno creato nel 1996 questa azienda vitivinicola nel cuore della Maipo Valley, una delle regioni più vocate del Cile enoico. Il nome, Terramater – dice la motivazione – svela già la filosofia di questa realtà produttiva: la forza viene sempre dalla terra e i suoi frutti, se coltivati con rispetto e dedizione, saranno sempre generosi”.

 

 

                                                                                Mattia Ronchei