McDonald’s multinazionale… ecologica

DAL MONDO HORECA

È sempre con piacere che si prende conoscenza di notizie che contribuiscono a migliorare la salute del nostro pianeta, in special modo quando riguardano aziende multinazionali spesso accusate di essere tra le cause principali del degrado che ogni giorno minaccia una corretta tutela dell’ambiente. In questo caso la possibilità di aiuto concreto alla salvaguardia dell’atmosfera terrestre consiste nel contributo alla riduzione del cosiddetto “effetto serra”, che così tanti danni ha provocato all’equilibrio dell’ecosistema.  

 

                                                                                Stelvio Catena

 

Era attivo da sempre, ma si iniziò a parlare con insistenza delle sue conseguenze negative nell’ultimo decennio del Novecento, quando lo sviluppo tecnologico dell’umanità aveva raggiunto livelli insperati e le fonti di energia, capaci di alimentare consumi sempre crescenti, apparivano illimitate. Invece alcuni scienziati trovarono all’improvviso una voragine aperta nell’atmosfera, causata in massima parte, dai gas di scarico delle auto e delle  industrie produttive, definita dagli stessi “buco di ozono”. Un buco che rendeva meno efficaci le difese planetarie, esponendo la terra all’aumento della penetrazione dei raggi solari, penetrazione che avrebbe causato un innalzamento della temperatura del globo con danni sensibili (crescita dei gradi centigradi medi annuali e graduale scioglimento dei ghiacci polari, con conseguente incremento del livello dei mari e inevitabile minaccia di numerose aree costiere che sarebbero state inghiottite dalle acque) all’equilibrio ambientale del pianeta. Un pericolo ancora attuale. Gli effetti minacciati, anche se con velocità minore a quella preventivata, stanno trovando compimento e soltanto una diffusa politica di contenimento dell’emissione dei gas di scarico accettata e resa operativa da tutti i paesi industrializzati può contrastare l’inevitabile disastro e rimettere le cose a posto. Negli ultimi anni il pericolo ha generato una maggiore sensibilità al problema da parte degli stati interessati e già piccoli passi in avanti sembrano essere stati effettuati. In tale ambito si pone la decisione di una delle maggiori multinazionali esistenti, soggetti coinvolti in prima fila nella battaglia ambientalista, l’americana “McDonald’s”, riguardo la possibilità di alimentare i furgoni aziendali, che mantengono i collegamenti tra i diversi punti di ristoro al dettaglio, con carburante ricavato dal recupero dell’olio di palma utilizzato per le friggitrici i cui gas di scarico appaiono privi di CO2 e quindi non nocivi all’ambiente. A tale obiettivo mira la joint venture che da qualche tempo lega l’industria alimentare statunitense con la “Neutral Fues”, società degli Emirati Arabi produttrice di biodiesel. Una partnership singolare, tra un colosso del fast food, cibo anch’esso nel mirino di salutisti e dietologi per gli effetti negativi sull’organismo umano (incremento della possibilità di contrarre malattie cardio – circolatorie, tendenza all’obesità, aumento della difficoltà di digestione), e un’azienda produttrice di carburante ecosostenibile situata in uno dei principali paesi produttori di petrolio (nella classifica generale gli Emirati occupano la settima posizione). Forse, proprio la singolarità dei protagonisti dell’accordo lo rende maggiormente significativo e indice di importanti cambiamenti all’interno dell’universo produttivo internazionale. Se coloro che traggono i maggiori benefici economici dall’attuale situazione, si preoccupano non più dell’incremento del fatturato del prossimo anno ma del futuro del nostro pianeta, significa che, finalmente, qualcosa sta cambiando. Che il progresso del genere umano e il miglioramento del suo stile di vita, che passa anche attraverso la soppressione delle ancora troppo vaste sacche di sottosviluppo, avvenga all’insegna di un maggiore interesse agli equilibri ambientali e ad una più equa redistribuzione delle risorse, pur nel mantenimento del libero mercato e dell’iniziativa privata, è notizia che non può non confortarci. In qualche modo i 22 camion che rappresentano il parco distribuzione dell’impresa nata a San Bernardino (California) nel 1940, possono rappresentare l’avanguardia di un nuovo modo di intendere la coesione sociale. Un esempio di come anche il progresso tecnologico possa contribuire ad individuare fonti di energia alternativa, che, nel caso da noi preso in esame, si coniuga positivamente con lo smaltimento di rifiuti industriali. Almeno un altro valido motivo facilita la realizzazione di progetti simili nelle aree più torride del pianeta: il costo relativamente basso dell’operazione, costo che, nei paesi situati a nord tende a lievitare, dal momento che il lubrificante alimentare a temperature basse tende a coagulare con maggiore rapidità. McDonald’s, a fronte dell’accordo, si considera oggi una multinazionale “ecologica” e fa di questa affermazione un elemento importante della propria comunicazione. Peccato che l’olio di palma, così benefico per la salute ambientale, contenga un percentuale altissima di colesterolo, così pericoloso per la salute umana.