Napoli: i rifiuti passano la crisi resta

DAL MONDO HORECA

Emergenza rifiuti? Risolta. Crisi alberghiera? In lentissima ripresa. Alla fine qualcosa a Napoli si è mosso. L’emergenza rifiuti che aveva messo in ginocchio e sulle prime pagine del mondo la prima città del Mezzogiorno d’Italia è risolta secondo le parole del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, secondo cui “al momento c’è una stabilizzazione che sarà maggiore quando andranno a pieno regime tutti i termovalorizzatori”. Ma non è tutto oro quello che luccica e nonostante il premier abbia sottolineato che sono state tolte settemila tonnellate di rifiuti al giorno – oltre ad altre 35mila che erano rimaste ‘inevase’ – c’è chi fa notare che almeno diecimila tonnellate di rifiuti urbani sono ancora a cielo aperto nei comuni limitrofi e 40mila sono in stoccaggio provvisorio. Una soddisfazione quella del governo non condivisa dall’Unione Europea, che da Bruxelles risponde freddamente, attraverso Barbarba Hellferich, portavoce del commissario all’Ambiente, Stavros Dimas: “Per noi contano i fatti, non le parole”. Poi la signora Hellferich continua a strigliare il cavaliere: “Berlusconi può dire ciò che vuole, per noi contano i risultati. Il governo deve realizzare il piano, dimostrare che si risolverà il problema a lungo termine, con una gestione corretta dei rifiuti”. A confermare che qualcosa non va a Napoli e nelle sue strutture ricettive c’è anche Vincenzo Schiavo, presidente regionale di Assoviaggi, che ha ribadito che oltre a fare le discariche c’è bisogno di ridare credibilità all’immagine della Campania per rilanciare il turismo. “Aprire le discariche, avviare la raccolta differenziata, costruire i termovalorizzatori – sostiene Schiavo – sono giustamente le priorità del Governo e del nuovo Sottosegretario all’Emergenza Rifiuti in Campania Guido Bertolaso. Tuttavia non possono essere dimenticati i problemi collaterali all’emergenza, quali, primo fra tutti, il calo di affluenze turistiche. Comune, Provincia e Regione hanno già preso atto dello stato di sofferenza delle  imprese turistiche introducendo misure importanti come i contributi in regime ‘de minimis’. Tamponare il problema però non basta, occorre ridare credibilità all’immagine della nostra Regione per far tornare i turisti”. Un’occasione importante potrebbe essere il Forum delle Culture ma è chiaro che non si può aspettare il 2013 per far decollare le imprese turistiche che ad oggi rappresentano circa il 20% dell’imprenditoria regionale e dove trovano lavoro più di 5 mila addetti. Solo in provincia di Napoli, secondo i dati della Camera di Commercio, gli alberghi e ristoranti sono quasi 13 mila, circa la metà di quelli presenti in Campania, e più di 2.000 le agenzie di viaggio: la crisi del settore prodotta dall’emergenza rifiuti rischia di portare alla chiusura almeno un terzo degli operatori, con conseguente perdita di posti di lavoro. A tal proposito non bisogna trascurare alcune cifre preoccupanti: secondo i dati diffusi all’Inps campana, infatti, i lavoratori del turismo diminuiscono del 15,6% negli alberghi, del 12,9% nelle strutture extralberghiere e del 17,9% nelle agenzie di viaggi. Questa perdita di posti di lavoro, oltre a mettere in crisi intere famiglie, è un colpo tremendo alle professionalità che, nel corso di decenni, con notevoli sacrifici sono state acquisite. Nel buio totale che avvolge al momento il settore campano del turismo, l’unica luce rassicurante arriva da uno studio dell’Osservatorio turistico italiano di Travel factory che ha analizzato le richieste di vacanze nel mese di giugno. Da tale analisi emerge che, se l’Italia turistica perde colpi a causa del cambio sfavorevole euro-dollaro e della concorrenza di altri Paesi, è proprio nel mese di giugno che si è iniziata a registrare la ‘riscossa’ della Campania che, subito dopo la Toscana, si piazza come regione italiana più richiesta anche grazie a particolari sconti attuati da ristoranti e alberghi partenopei. Una tendenza accolta con favore dagli operatori e che è “il segno – come fanno notare i responsabili dell’Osservatorio – che, nonostante i problemi non ancora del tutto risolti, l’industria ricettiva della regione ha dimostrato di essere in grado di reagire con determinazione”. Una piccola fiammella di speranza nel buio di questi mesi dove uno sconvolgente e sconfortante effetto catena ha colpito tutti. Uno  per tutti: la chiusura a marzo, mai avvenuta nella sua storia, del ristorante Caruso a cui fanno capo i grandi alberghi: l’Hotel Vesuvio, l’Excelsior di Napoli e il Majestic. Tutti, senza eccezione né distinzione, hanno subito perdite enormi. I sacchetti in strada, i roghi e le proteste contro le discariche raccontano che la città ha avuto un calo del 10 per cento negli alberghi, secondo i rilevamenti dell’Associazione albergatori Adan, basati su un campione pari al 60 per cento della ricettività cittadina. E la “mission impossibile” di Claudio Velardi, neo assessore regionale al turismo (così ha chiamato il suo blog), appare davvero impossibile da realizzare: convincere che in Campania tutto è tornato alla normalità. L’assessore sostiene che servono misure “ad hoc di defiscalizzazione” per la regione; per questo motivo fa appello a Berlusconi affinché convinca Tremonti “ad attuare a Napoli, per un tempo limitato ma da subito, riduzione degli oneri fiscali, equiparazione dell’Iva al livello degli altri Paesi europei” per garantire “il sostegno alle imprese turistiche in crisi”. I ristoratori e gli albergatori in una inchiesta del Tg3 non danno la colpa di tutto solo al dramma immondizia: “L’emergenza rifiuti è solo una parte del nostro problema – dicono gli intervistati – le difficoltà sono i continui cantieri, la microcriminalità, la pessima manutenzione stradale e l’aumento del costo della vita in un clima di recessione. In questo mondo i turisti non vengono nei nostri ristoranti e nei nostri alberghi”. A questo punto si materializza l’ultimo paradosso napoletano: la crisi rifiuti passa, quella degli alberghi e ristoranti resta.

                                                                                                                      Nello Lauro