Natale 2008, nei ristoranti si respira aria di casa.

ANALISI E RICERCHE DI MERCATO

Menù natalizi tradizionali, atmosfere di casa e, soprattutto, prezzi contenuti. È la tendenza dei ristoratori italiani per le imminenti festività che rispondono alla crisi  offrendo promozioni e sconti sui costi dei pranzi e cene di Natale: una politica che sarà adottata da tutte le strutture ricettive aderenti alla Fipe. In un momento particolarmente difficile i ristoratori hanno prodotto uno sforzo eccezionale per invogliare i clienti a non disertare i ristoranti cercando di far trascorrere loro un Natale sereno spendendo come l’anno scorso o, in alcuni casi, anche meno. Tutto ciò ricreando nelle sale una calda ‘atmosfera di casa’. Tante le idee lanciate dagli operatori di categoria: in primo luogo c’è chi ha scelto di effettuare sconti sulle prenotazioni in anticipo, mentre altri esercenti propongono prezzi dimezzati per i ragazzi entro i dodici anni. Idee che sembrano essere state apprezzate dai consumatori soprattutto nelle città di provincia dove nella maggior parte dei casi si registra già il tutto esaurito, secondo l’analisi effettuata dal centro studi della Fipe. Passando all’aspetto gastronomico vero e proprio, pur nel rispetto di quella che è la tradizione natalizia, ai clienti saranno presentati piatti con prodotti locali e saranno aumentate le portate mentre, per centrare l’obiettivo di contenere i prezzi, si farà ricorso, riscoprendolo, al pesce azzurro, ad un buon vino e allo spumante nazionale. Nel diversificato panorama di proposte che si è andato creando, prevale il menu tutto compreso, mentre in un ristorante su dieci i clienti potranno scegliere alla carta. Questa opportunità, se da un lato consente a chi non vuol rinunciare a peccati di gola da gourmet di consumare prodotti costosi o di importazione, dall’altro viene ulteriormente incontro a chi ha un budget più limitato per le festività che quindi potrà limitarsi ad accontentarsi – ad esempio – solo di un primo e di un secondo con il classico bicchiere di spumante. Comunque, gli operatori di categoria che hanno aderito all’iniziativa della Federazione italiana pubblici esercizi proporranno menù con un costo che, nel 64,3% dei ristoranti, varia tra i 25 e i 35 euro. In media pranzare al ristorante dovrebbe costare poco meno di 44 euro, con una diminuzione dei prezzi rispetto allo scorso anno del 9,7 per cento. “Da parte nostra – ha spiegato il presidente Fipe, Lino Enrico Stoppani – abbiamo cercato di fare del nostro meglio per far pesare il meno possibile il clima difficile ai nostri clienti. Non possiamo permettere che le nostre tradizioni vengano spazzate via dalle tempeste della finanza e dell’economia globale”. Le aspettative dei ristoratori risentono in modo contenuto della congiuntura. Il 60% si aspetta un Natale come il precedente, il 30% prevede un Natale più modesto rispetto al 2007, mentre per il 10% i risultati attesi sono di crescita. Pur prevedendo una flessione dell’1,5% di affluenza rispetto allo stesso periodo del 2007, si stima che a frequentare i ristoranti a Natale dovrebbero essere poco meno di 5 milioni di clienti. In totale, secondo le previsioni di Fipe Confcommercio, al pranzo del 25 al ristorante saranno destinati 214,5 milioni di euro, l’11% in meno del 2007, per l’effetto combinato, appunto, della lieve contrazione della clientela attesa e della significativa riduzione dei prezzi operata. In generale il 21,4% dei ristoranti abbasserà i prezzi, il 71,4% li lascerà invariati e solo un risicato 7,1% farà pagare un conto più salato. La volontà e l’impegno di Fipe di rendere più economico il Natale, dal punto di vista della ristorazione, è un apprezzabile passo in avanti – dichiara Carlo Pileri, presidente dell’Adoc – almeno in questo settore si cerca di dare delle risposte concrete alle richieste dei consumatori. Altro dato da tenere in considerazione è il numero dei locali che resteranno aperti nel giorno di Natale: sempre secondo lo studio della Fipe saranno 53mila, il 2,8% in più rispetto all’anno scorso. In molti casi i ristoratori hanno scelto di aumentare la produttività per tamponare gli effetti della crisi: da un lato cercano cioè di venire incontro alle esigenze della clientela, dall’altro tentano di compensare, almeno in parte, il crollo degli affari.

 

                                                                                     Nello Lauro