Pasticceria Flego, la qualità esposta al meglio.

DAL MONDO HORECA

Da tempo le analisi intorno ai comportamenti di consumo hanno individuato una serie di prodotti definiti “d’impulso” il cui acquisto non appare necessario e, perciò, non è frutto di una ordinata pianificazione, ma di un bisogno che, il più delle volte, si avverte soltanto incontrando con lo sguardo il prodotto stesso. Per questo risulta indispensabile, se si vuole venderlo con continuità, metterlo bene in vista, magari aiutati da una serie di strutture espositive capaci di attirare l’attenzione del pubblico. 

                                                                               Stelvio Catena

 

Si chiama “behaviorismo” (dall’inglese behaviour = comportamento) ed è lo studio dei collegamenti che legano la psiche con le azioni che ognuno di noi compie giornalmente. A parere dei suoi sostenitori la mente umana non può essere studiata se non attraverso le manifestazioni esterne, cioè i comportamenti, dal momento che i fenomeni interni non sono conoscibili poiché l’introspezione fornisce dati soggettivi e impossibili da verificare. Era il 1913 quando John B. Watson in una serie di conferenze alla Columbia University di New York espose le proprie idee intorno alla possibilità di conoscere i meccanismi che regolano i comportamenti umani. Uno degli indirizzi di maggior interesse di tali studi riguarda il cosiddetto “meccanismo di condizionamento”, in pratica la possibilità di indurre, attraverso una serie di messaggi costanti e regolari, un individuo ad una determinata azione. In pratica il meccanismo della pubblicità, capace prima di creare il bisogno e poi di fornire il modo (prodotto) per soddisfarlo. Il sistema sembrò da subito funzionare permettendo lo sviluppo dell’economia capitalistica, attraverso il diffondersi del consumismo, tanto che , negli anni ’50 del Novecento lo studioso connazionale di Watson, Vance Packard, intitolò un famoso volume sull’argomento “I persuasori occulti”, nel quale si riteneva la gran parte della popolazione condizionabile da ristretti gruppi di potere in grado di utilizzare a tale scopo i mezzi di comunicazione di massa. La lunga introduzione ci permette di affrontare un tema specifico, quello della possibilità d’incentivare i cosiddetti “acquisti d’impulso”, attraverso una corretta esposizione e valorizzazione degli stessi all’interno di un’esercizio. Essendo, come da definizione, spese non programmate, per cui non necessarie, il loro consumo deve, in qualche modo, essere stimolato, in primo luogo rendendoli ben visibili. Perché è conveniente tenere in assortimento e esporre in maniera adeguata questo tipo di merce? Per almeno due buoni motivi: un primo relativo alla rotazione (frequenza di acquisto) dei prodotti stessi, che di solito è assai elevata e genera traffico all’interno del punto di vendita; una seconda derivante dal margine significativo che questi possono riservare al negoziante. Un fattore di successo importante concerne la scelta del luogo migliore dove posizionare il prodotto. In genere quest’ultimo è rappresentato da: espositori (o vetrine) da banco, espositori da terra, espositori da parete. Le diverse definizioni mettono in evidenza la vocazione della tipologia di materiale, ad esempio l’espositore da banco può essere posizionato esclusivamente in una parte del bancone, mentre quello da terra, come del resto la gran parte dei totem, occupa uno spazio maggiore e deve aderire al pavimento, se da parete da collocare attaccato al muro. Si rende perciò necessario individuare i cosiddetti “punti caldi”, cioè quelli dove il passaggio della clientela si dimostra più frequente e regolare. Fondamentali sono da considerare gli elementi espositivi che allo stesso tempo forniscono un servizio al prodotto, quali: espositori refrigerati, per prodotti di pasticceria artigianale o fresca, oppure quelli che mantengono caldo il prodotto, utilizzati in particolare per croissant, brioches o altri tipi di paste. In questo caso molto importante è oltre che la scelta di una posizione ottimale che ne esalti la visibilità, anche la vicinanza al luogo di consumo di prodotti succedanei (caffè, cappucino, tè). Un esempio in tal senso è la pasticceria “Flego” di Verona, che da oltre sessant’anni produce le sue specialità seguendo le più antiche ricette della tradizione veneta e italiana. Flego  propone una vasta e curata selezione di paste e dolci. Mignon raffinatissimi, ricercate paste alla crema (fantastica il “Cigno di panna”, eclair chantilly), paste secche (da assaggiare assolutamente la “Delizia di yogurt e meringa italiana”), semifreddi e torte alla crema (notevole il “Cestino di croccante con frutta fresca e crema pasticcera”), torte al forno (da non perdere la “Sbrisolona” specialità mantovana), brioches. Un ambiente ricercato, con spazi caldi e luminosi, dalle candide pareti e i grandi specchi con cornici dorate, Flego può sembrare una gioielleria per dolci. Dal momento in cui si entra si è circondati dalle prelibatezze di casa. Una volta varcata la soglia, dopo essere passati davanti ad un espositore posizionato in prossimità della porta d’ingresso in cui “risaltano” al punto tale che quasi si può sentirne il profumo, torte al cioccolato e semifreddi gli avventori si muovono avendo il banco, rettangolare, solo con la parte superiore in vetro che esalta il suo contenuto, mignon, paste alla crema, diplomatici, tortine di frutta che fa bella mostra di se e può essere osservato non solo di fronte, ma anche dall’alto, da un lato e gli espositori da parete, eleganti vetrine in cui spiccano i colori e le forme di torte, preparazioni d’occasione e altre prelibatezze dall’altro. Un locale in cui l’esaltazione dei principi relativi ad una corretta esposizione dei prodotti, oltre ad una cura maniacale per la qualità della produzione tutto rigorosamente fatto in casa e un servizio curato nei minimi particolari costituiscono la soddisfazione dei clienti e la ricetta ottimale del successo.