Pesce crudo… c’è da stare attenti

ANALISI E RICERCHE DI MERCATO

A distanza di poco più di sei mesi dall’ultimo episodio, risalente a marzo 2013, sequestrata una grossa quantità di pesce crudo che non rispettando le regole basilari relative alla sicurezza alimentare, rappresentava l’esempio più classico della frode in commercio.

 

Eccoci nuovamente di fronte ad una notizia che testimonia le instabili condizioni di sicurezza alimentare che oramai vanno quasi a braccetto con le vicende del Belpaese e che sempre più spesso ci tocca sentire. Un’operazione svolta con  il coordinamento del 3° Centro di Controllo Area Pesca della Direzione Marittima di Civitavecchia, con  lo scopo specifico di prevenire le frodi alimentari soprattutto nel periodo che va dal 30 settembre al 29 ottobre 2013, periodo di fermo biologico della flotta peschereccia del Lazio durante il quale, in carenza di prodotto locale fresco, sul mercato arrivano prodotti ittici di dubbia qualità e provenienza. I controlli, condotti in maniera molto scrupolosa, si sono concentrati sui depositi ittici e su tutti quei ristoranti che vendono pesce crudo e sushi(cinesi, giapponesi, thailandesi, ecc.),   con il chiaro intento di accertare la  freschezza dei prodotti, valutare le modalità di conservazione e di verificare l’esatta corrispondenza del prodotto ittico  somministrato rispetto a quello proposto nei menù oltre a verificarne la provenienza e la relativa tracciabilità.

L’operazione denominata “Autunno 2013” nel corso dei 220 controlli effettuati ha accertato 66 infrazioni per mancanza di tracciabilità, prodotti scaduti ed etichettatura non corretta infliggendo sanzioni amministrative per un importo superiore ai novantamila euro e stabilendo il sequestro di oltre 2 tonnellate di pesce per la successiva distruzione o rigetto in mare per gli animali ancora vivi. Ovviamente non è finita qui, infatti sono state elevate 6 notizie di reato per frode in commercio, commercializzazione di pesce sottomisura, cattura e commercializzazione di specie protette come lo squalo elefante e i datteri di mare la cui cattura, a causa dei danni ambientali provocati dalle modalità di pesca dei suddetti molluschi, il dattero di mare vive in buchi scavati nella roccia dall’animale e viene pescato rompendo con il supporto di martelli pneumatici, scalpelli e altri oggetti appuntiti la roccia stessa, deturpando in maniera enorme l’ecosistema marino, costituisce reato.

Interventi del genere, eseguiti allo scopo di rafforzare la tutela del mercato soprattutto nei periodi in cui taluni generi alimentari trovano significativi incrementi delle vendite e nell’ottica di garantire al consumatore finale, anche in tali circostanze, prodotti sempre più sicuri e rispondenti ai requisiti di legge e volti a smascherare le frodi alimentari, sono di fondamentale importanza, perché anche se riguardano come nel caso di “Autunno 2013” principalmente esercizi che somministrato pesce crudo in particolar modo ristoranti giapponesi, thailandesi e cinesi, mettono a repentaglio innanzitutto la salute dei consumatori e inevitabilmente  il buon nome della ristorazione professionale nazionale che in un momento di recessione economica come quello che stiamo vivendo ha bisogno di quella serietà e di quella professionalità tali che riescano a garantirne la fiducia e il rispetto dei consumatori, ancor più in un momento in cui la capacità di spesa degli stessi si è notevolmente ridotta.