Progetto Omukwano, intevista a Marco Dalla Ragione Vice Presidente Caffè River

AZIENDE

Proseguiamo il nostro viaggio attraverso le attività di Caffè River, azienda di Arezzo produttrice della nera bevanda, che continua a stupirci per la determinazione e per l’abilità con cui porta avanti il suo progetto di continua ricerca di miglioramento della qualità della propria produzione in pieno accordo con una politica economica che riesca a fondere emancipazione sociale dei coltivatori della materia prima e concreto sostegno allo sviluppo di aree arretrate del terzo mondo. Il tentativo tangibile di rendere operativo un modello alternativo di produzione, assai meno aleatorio di tante discussioni su possibili “terze vie” o su ineluttabili “rivoluzioni”, più o meno cruente, da attendere con rassegnata speranza. Ancora una volta siamo contenti di poter ospitare nelle nostre colonne il racconto di tali piccole (grandi) imprese, restando sempre disponibili a presentarne delle nuove.

 

 

1)    Dopo Caffè Jamao ancora in prima linea per una economia più giusta e per dare un’alternativa ai piccoli produttori di caffè, questa volta africani. Come è nato il progetto Omukwano? A proposito cosa significa?

 

Omukwano è una parola della lingua Luganda, la più diffusa in Uganda e significa “amicizia”. Possiamo dire che questo sentimento sia uno degli elementi che caratterizzano questo nuovo progetto, che cerca di creare nuove opportunità per gli anelli più deboli della nostra filiera. L’amicizia, inoltre, è il vincolo che si è creato nel rapporto tra Caffè River e NUCAFE, due organizzazioni che, nel loro piccolo, cercano di fare una differenza nel contesto in cui operano.

 

2)    Quali gli elementi di continuità con il progetto della Repubblica Dominicana?

 

Direi la qualità d’eccellenza del prodotto, l’impegno sociale profuso in entrambe le collaborazioni, lo stimolo a cercare nuove soluzioni, nonché un certo spirito d’avventura e curiosità con il quale Caffè River si “getta”in questi progetti.

 

 

3)    E quali le differenze?

 

Nel caso del caffè Jamao in Repubblica Dominicana collaboravamo con la ONG Ucodep, che portava splendidamente avanti il progetto in loco. In questo caso abbiamo invece instaurato una collaborazione diretta con NUCAFE, l’associazione dei produttori di caffè. La dimensione dell’operazione è qui molto maggiore per numero di coltivatori coinvolti, quantità di caffè importato e superficie geografica, non limitata solamente ad una provincia, come in Repubblica Dominicana, ma su scala praticamente nazionale. Inoltre, e non è un piccolo dettaglio, l’impegno economico è questa volta soltanto sulle spalle di Caffè River che, non essendo una azienda di grandi dimensioni, lo deve gestire con accuratezza.

 

4)    Perché l’Uganda?

 

Innanzitutto, non ci possiamo dimenticare di quanto l’Africa sub sahariana sia una delle aree del mondo più bisognose di promozione sociale. Inoltre l’Uganda, che è il maggiore produttore africano dopo l’Etiopia, possiede un grosso potenziale dal punto di vista qualitativo. La presenza infine di una organizzazione attiva quale NUCAFE, con la quale avremmo potuto creare una partnership efficace, ha determinato la nostra scelta.

 

 

5)    Quanto è importante la collaborazione con Nucafè (National Union of Coffee Agribusinesses end Farm Enterprises)?

 

La collaborazione è cruciale. E’ per mezzo di NUCAFE che questo progetto viene reso possibile dato che funge da coordinamento tra Caffè River ed i coltivatori. D’altro canto, Caffè River ha finalmente dato la possibilità a NUCAFE di promuovere un progetto importante per stimolare gli agricoltori verso nuovi obiettivi qualitativi; un’esperienza addirittura nuova per tutto il paese.

 

6)    Quali risultati concreti vi siete prefissi?

 

Per quest’anno prevediamo di produrre 120 tonnellate di caffè di elevatissima qualità   coinvolgendo circa 2.000 piccoli agricoltori. Per l’anno venturo dovremmo incrementare tale quantità, includendo ulteriori comunità in altre zone geografiche.

 

 

7)    Dal momento che anche Caffè River come azienda operante sul mercato internazionale riceve da queste operazioni benefici (qualità superiore del prodotto, accessibilità diretta alla produzione, controllo del processo di lavorazione), come pensate di comunicare i plus di prodotto ottenuti attraverso tali iniziative?

 

Attualmente stiamo semplicemente cercando di rendere i nostri clienti informati del valore che viene aggiunto ai nostri prodotti dal risultato di queste operazioni, sia dal punto di vista intrinsecamente qualitativo, sia dal punto di vista sociale. Ancora da valutare sono azioni mirate su scala più ampia, che comunque non sono state di certo la nostra considerazione primaria per iniziare questo progetto.

 

8)     Migliorare il tenore di vita di popolazioni tra le più povere presenti sul pianeta quanto incide nella scelta di portare avanti progetti come questi?

 

Come azienda da sempre riconosciamo di avere delle responsabilità sociali ed etiche. La nostra scelta di operare in tal modo è semplicemente la diretta conseguenza di tali obblighi.

 

 

          

                                                                                   Stelvio Catena