Questa volta parliamo di acque minerali.

ANALISI E RICERCHE DI MERCATO

Una delle principali aziende di commercializzazione delle acque minerali, la Fonti di Vinadio proprietaria del marchio Sant’Anna, ha appena lanciato sul mercato un nuovo contenitore ricavato dalla plastica vegetale e perciò biodegradabile. Un’importante innovazione destinata a rivoluzionare il settore, che fornisce un utilissimo supporto al miglioramento del contesto ambientale generale, in particolare riducendo in maniera significativa le emissioni di CO2, e che riduce in modo significativo i livelli d’inquinamento.

 

La notizia è di pochi giorni orsono. In alcuni ipermercati e supermercati della catena nazionale Coop Italia sono in vendita le Sant’Anna Bio Bottle, bottiglie di acqua minerale in involucri di ultima generazione, dal momento che la plastica necessaria al confezionamento è prodotta con la bioplastica Ingeo, che si ricava dalle piante anziché dal petrolio. 650 milioni di bottiglie del formato da 1,5 litri che non rappresentano più un pericolo per l’ambiente ma che possono essere tranquillamente riassorbite dallo stesso senza alcun danno ecologico. In pratica parliamo di un risparmio di 176.800 barili di petrolio, la quantità di prodotto necessaria al riscaldamento per un intero mese di una città intorno ai 520.000 abitanti. Inoltre vengono diminuite sensibilmente le emissioni di anidride carbonica prodotte dagli inceneritori adibiti allo smaltimento dei prodotti derivanti dal petrolio. Insomma una novità assai interessante, destinata a fornire un apporto significativo alle politiche di salvaguardia ambientale e di tutela del consumatore. Il contenitore è ricavato dalla fibra di mais (il materiale termoplastico è definito PLA, acido polilattico, già utilizzato per l’imballaggio di alimenti) e si disperde nell’ambiente nel giro di 80 giorni, venendo completamente riassorbito senza lasciare traccia. Da due anni lo stesso materiale è utilizzato nel Regno Unito dalla società londinese Belu con risultati sorprendenti, dal momento che nella sola isola britannica vengono annualmente consumate 275.000 tonnellate di bottigliette di plastica. In effetti se pensiamo che a livello planetario si consumano annualmente 154 miliardi di litri di acque minerali possiamo facilmente immaginare l’immenso contributo che tale soluzione può fornire al mantenimento degli ecosistemi (si stimano diminuzioni delle emissioni di CO2 intorno al 50%) e al risparmio di petrolio. Da rilevare come, secondo una stima di Legambiente, in Italia solo un terzo delle bottiglie di plastica consumate vengano recuperate attraverso la raccolta differenziata e destinate al riciclaggio. L’azienda produttrice del nuovo contenitore, la Fonti Finadio spa con sede a Cuneo, è di proprietà completamente italiana, un’anomalia in un mercato dominato dalle multinazionali, e fin dalla sua nascita nel 1996 ha sempre tenuto in gran conto nella lavorazione, nell’immagazzinamento e nella logistica la salute del consumatore, utilizzando il progresso tecnologico al fine di migliorare l’impatto ambientale dei processi di lavorazione industriale. Scelte che hanno determinato un successo che appare inarrestabile. Al momento l’azienda è leader nel mercato indigeno con una quota dell’11,8%, un fatturato che ha raggiunto nel 2007 i 150 milioni di euro e viaggia con incrementi nei primi 9 mesi del 2008 del +4,5% in valore e del +3,8% in volumi, risultati di tutto rispetto considerando il momento di piena crisi economica e l’andamento di un mercato che sta registrando decrementi intorno al -2,0%. Mercato quello nazionale che, comunque, rimane il più importante del pianeta per consumo pro-capite di tale genere di prodotto, dal momento che ogni abitante ne beve 194 litri all’anno.. Un dato che ha visto un incremento continuo se si pensa che nel 1985 se ne consumavano 65 litri ciascuno e nel 2001 avevamo raggiunto i 172 litri. Anche a livello familiare, sono ben 20 milioni le famiglie che ne acquistano, sull’intero territorio nazionale la situazione non cambia. Infatti secondo un indagine, effettuata da GFK Panel Italia in tutta Europa, la famiglia italiana consuma 380 litri l’anno di acqua minerale (con una spesa media calcolata intorno agli 80 euro ogni dodici mesi), contro i meno di 300 della Germania, i 250 circa della Francia e i 200 della Spagna. Fanalino di coda la Gran Bretagna con 46 litri a nucleo familiare, evidentemente sono altre le bevande in uso corrente presso le comunità anglosassoni. Gli acquisti vengono fatti quasi per la metà (45,0%) dei casi nei discount, ove si trovano per lo più i prodotti di primo prezzo, anche se negli ultimi tempi si sono resi disponibili ad ospitare alcuni prodotti di marca. Un segnale preciso dell’attenzione che i consumatori stanno dedicando ai costi della spesa dal momento che soltanto due anni orsono la percentuale di acquisto nel medesimo canale di acque minerali si fermava al 38,0%. Nel 2006 si contavano 189 fonti attive che si presentavano ai clienti attraverso 304 marchi capaci di produrre 2,2 miliardi di euro di fatturato, grazie all’imbottigliamento di 12 miliardi di litri d’acqua. Il decreto, n° 105 del 25/1/1992, che regola la certificazione delle acque minerali recita: “Sono considerate acque minerali naturali le acque che, avendo origine da una falda o giacimento sotterraneo, provengono da una o più sorgenti naturali o perforate e che hanno caratteristiche igieniche particolari e proprietà favorevoli alla salute”. Elementi perciò fondamentali di questa tipologia di acque sono le caratteristiche di igienicità e gli elementi salutistici. Un consiglio: poiché le acque minerali non sono tutte uguali e, comunque, incidono sul funzionamento dell’organismo umano, è bene sempre guardare con attenzione la composizione organolettica e gli effetti che produce sul fisico per non andare incontro a qualche fastidioso inconveniente. In commercio esistono almeno quattro diciture fondamentali con proprietà differenti che andrebbero controllate prima di essere acquistate, ma questo sarà oggetto di un nuovo articolo sull’argomento.

 

                                                                             

Stelvio Catena