TARES la nuova stangata

ECONOMIA

Cambia ancora la tassa sui rifiuti che dall’inizio dell’anno è diventata TARES accorpando anche i servizi indivisibili, e che ha generato dopo il decreto salva debiti di inizio aprile, tanta confusione e una certezza, i contribuenti dovranno continuare a scavare nelle loro tasche.

Come se non bastasse già di suo l’attuale e costante congiuntura negativa, ad agitare ulteriormente gli animi di un paese quasi allo sbando, il nuovo anno ha portato con se una nuova tassa e tutte le complicazioni che ne derivano per animo e tasche di cittadini e titolari di piccole e medie imprese italiane. La nuova tassa sui rifiuti e servizi, la cosiddetta TARES,  introdotta dal cd. Decreto “Salva Italia” è entrata in vigore il 1 gennaio 2013, della serie il buon giorno si vede dal mattino…  Essa si differenzia rispetto alle precedenti Tarsu e/o Tia, in quanto oltre a prevedere un meccanismo di calcolo differente per quel che concerne la tassa sui rifiuti è altresì comprensiva dei costi dei servizi indivisibili, quali l’illuminazione pubblica, la manutenzione delle strade, la polizia locale e l’anagrafe che precedentemente erano finanziati da trasferimenti statali. Quando si dice comprensiva s’intende, nello specifico, proprio per essere subito più chiari, che tali servizi indivisibili saranno finanziati con una maggiorazione di € 0,30  per metro quadro. A questo va aggiunta una sorta di discriminazione nei confronti degli operatori del fuori casa, infatti le modalità di calcolo della tassa sui rifiuti sono state modificate per consentire la copertura integrale da parte dei Comuni dei costi sostenuti per la raccolta dei rifiuti ed andranno ad incidere differentemente secondo l’attività produttiva svolta: se l’incremento che si attende per bar e ristoranti, potrebbe arrivare al  50%, rispetto alla vecchia tassa sui rifiuti, l’incremento di tale tassa è più contenuto per le attività che risultano avere un indice di producibilità dei rifiuti più basso, quali i cinema, le banche, le autorimesse etc. Potremmo sembrare di parte, ma è assurdo concepire, in  tale momento storico ed economico, un ulteriore aumento dei costi, tra l’altro maggiore rispetto ad altre categorie, a carico di chi già ha subito una drastica riduzione di incassi e clientela e fa sempre più fatica, a rimanere a galla. Secondo i dati del Centro studi Fipe, la differenza degli ultimi tre anni fra il numero delle imprese aperte e di quelle cessate dà un risultato negativo pari a 25mila unità; vale a dire che il 10% circa dell’intero settore dei pubblici esercizi ha chiuso definitivamente i battenti. A rendere ancora più articolata la situazione è intervenuto il decreto “salva debiti” approvato dal Consiglio dei Ministri il 6 Aprile 2013, il quale, si spera almeno dettato da un poco ragionato intento di “alleggerire” i contribuenti attribuisce ai Comuni la facoltà di variare il numero di rate della Tares e le relative scadenze e di rinviare alla rata di dicembre l’applicazione della maggiorazione di € 0,30 per metro quadro.  Unica tutela prevista per il contribuente è che la determinazione sia adottata almeno trenta giorni prima della data del versamento. In questo quadro si farà slittare  al mese di dicembre il pagamento della maggiorazione, che unitamente al pagamento di altre tasse ed imposte in scadenza in quel periodo, quali ad esempio l’Imu, finiranno sicuramente per  ridurre ulteriormente i consumi del periodo natalizio, sempre con un grosso danno per i professionisti del fuori casa.

                                           

                                                                       Giovanna Napolitano