Un 2010 ricco, almeno di novità?

NUOVE TENDENZE

“Anno nuovo, vita nuova”, recita un vecchio adagio popolare. Così, all’inizio di ogni anno, si cerca di individuare le principali tendenze che si pensa si manifesteranno nei diversi mercati al fine di farsi trovare preparati a soddisfare le richieste dei consumatori più attenti alle evoluzioni della moda. Un esercizio importante per almeno un paio di ottime ragioni, da un lato per tenersi informati intorno agli sviluppi dei singoli comparti economici in cui ci troviamo ad operare, dall’altro per offrire ai nostri clienti sempre il meglio.

 

Il 2010, appena iniziato, almeno  secondo le previsioni dei maggiori analisti economici e finanziari, si presenta come un anno dagli aspetti assai controversi. Se per un verso sembra che la dura recessione degli ultimi anni debba, finalmente, segnare una battuta d’arresto, favorendo una, seppur contenuta, ripresa delle attività produttive, per un altro sembrano doversi aggravare le difficoltà occupazionali, con pericolose ricadute sul livello medio dei consumi. Ecco perché, in questo quadro generale, diventa ancor più importante per gli operatori commerciali riuscire a prevedere i diversi sviluppi dei singoli mercati. In testa alle priorità si tratta di individuare i principali fattori di novità che si prevede appaiano nelle preferenze dei consumatori. Insomma analizzare le cosiddette “tendenze” per farsi trovare preparati al momento in cui queste ultime diventeranno stili di consumo. Anche il settore di nostra pertinenza, l’horeca, è scosso da numerose innovazioni. Andando per comparto, cominciamo dai Bar. Da Londra arriva uno stimolo assai accattivante: il tart bar. La parola tart in inglese significa sia “tartina”, sia “donna di facili costumi” e il primo locale della capitale britannica, recentemente aperto a Soho, specializzato in questa tipologia d’offerta si presenta al consumatore illuminato da luci soffuse e con alle pareti gigantografie di pin up voluttuosamente impegnate ad addentare tartine. Naturalmente, tanto gli arredi, che la musica di sottofondo, che i cocktail proposti giocano sul doppio binario della specialità, dal nome accattivante, capace di soddisfare anche i palati più esigenti e della provocazione sessuale. Un’idea interessante per caratterizzare il proprio locale. Ancora nell’ambito del bar da segnalare il sempre maggiore successo del finger food (anche qui continua l’invasione della terminologia anglosassone, ma non credo, oramai, ne potremo fare a meno), il cibo che si mangia con le dita. Si tratta, come è facile immaginare, di una serie di pietanze dal formato mini che si gustano in un morso: piccoli crostini, salse raccolte in un cucchiaino o in un minuscolo bicchiere, involtini di carne o riso, ridottissime porzioni di pasta. Una moda che sembra andrà ben presto a sostituire i vassoi di verdure e le pizze dell’happy hour. Nell’ambito della ristorazione, invece, sembra trovare sempre maggiori consensi il cibo kosher, in ebraico “atto” o “adatto”, cioè preparato in linea con le regole alimentari ebraiche, tratte direttamente dalle Sacre Scritture (in particolare dal Pentateuco o Torah). Pietanze all’insegna di una nutrizione sana e sicura. Convertiti a tale regime alimentare risultano numerose star cinematografiche e personaggi pubblici: Madonna, Demi Moore, Paris Hilton, Donald Trump,solo per citarne alcuni. Più in generale, a parere di uno dei più prestigiosi chef italiani, Mauro Uliassi titolare dell’omonimo ristorante di Senigallia: “La crisi porterà, come sempre in momenti di difficoltà economica, a una maggiore semplicità che non deve, però, essere considerato un ritorno alla mera tradizione, una semplicità innovativa e altamente creativa nella preparazione delle pietanze, all’insegna della sobrietà e della concretezza – afferma nella trasmissione di Davide Paolini “Il gastronauta” dalle antenne di Radio 24 -. Forse negli anni più recenti la sensazione di una ricchezza eccessiva aveva spinto la creatività del cuoco principalmente verso l’effimero alla ricerca di un sapore sempre meno legato alla sostanza e sempre più ancorato alle sensazioni gustative. Beh, forse, senza nulla togliere alla ricerca, del resto  necessaria, di nuove vie espressive, si torna a privilegiare sapori e prodotti maggiormente legati alla stagionalità e alle usanze del territorio”. Basta con la cucina molecolare e rinnovamento nella tradizione? Uliassi sembra tracciare questo percorso evolutivo per il 2010. Giungendo agli alberghi, qualche curiosità la desta l’hotel a “zero stelle”, creato in Svizzera dai gemelli Riklin, ricavato da un ex bunker nucleare. Tre grandi stanze, due delle quali con sette posti letto,  senza finestre, un unico bagno e, in assenza di riscaldamento, borse d’acqua calda a volontà per sconfiggere i rigori dell’inverno. Solo 16 euro a notte, e, gratuiti, i tappi per le orecchie qualora il vicino russi. Una soluzione interessante per tutti coloro che ritengono superflui i comfort e privilegiano l’attenzione al portafoglio. Un’altra tendenza, che sta già trovando una qualche diffusione, è quella di offrire la cosiddetta “pensione ¾”, che consiste nella proposta di un prezzo a persona che comprenda: la prima colazione, un pasto veloce a buffet per il pranzo (insalate, piatti caldi e freddi, dolci) e una ricca cena nel ristorante dell’albergo. La novità consiste proprio nel pasto intermedio, il cui buffet rimane mediamente a disposizione del cliente dalle 13,00 fino alle 16,30. Utilizzata principalmente negli hotel di montagna, può essere presa in considerazione anche da altre strutture indirizzate a proporre soggiorni stanziali. Un anno, dunque, che si presenta anch’esso ricco di novità, malgrado i rigori dell’instabile situazione economica, che, noi gruppo redazionale di “Spaziohoreca”, cercheremo come sempre di anticiparvi, nel tentativo di fornirvi utili e importanti suggerimenti per accrescere e diversificare il vostro business.

 

 

Stelvio Catena