Benabò Bocca

Benabò BoccaGià dalla fine del 2019, ma specialmente con l’inizio del nuovo anno, l’aumento dell’IVA nell’ambito dei pubblici esercizi sembra essere argomento centrale di discussione parlamentare, al fine di operare un taglio netto sull’IRPEF. Infatti, sebbene la notizia sia stata successivamente smentita dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, il pericolo di incappare in un tale aumento delle imposte, attraverso una rimodulazione sostanziale delle tassazioni IVA per hotel, alberghi e ristoranti, sembra preoccupare molto gli operatori del settore. In tal modo, non solo si correrebbe il rischio di mettere a repentaglio l’occupazione di circa un milione e mezzo di posti di lavoro, ma anche il turismo, progressivamente in via di sviluppo crescente negli ultimi anni, non sembrerebbe beneficiare di questo paradossale aumento delle tasse, che graverebbe anche sui consumatori, i quali potrebbero non trovarsi in condizione di supportare ulteriormente questo aumento delle spese.
Il turismo italiano, difatti, si fonda sia sull’enorme quantità di attrattive artistiche, che hanno reso unico il nostro Paese, ma anche sulla tradizione culinaria che varia di territorio in territorio; sarebbe, dal punto di vista puramente economico e turistico, una scelta controproducente, che potrebbe portare alla declassazione dell’Italia tra le mete di viaggio, in favore di altre realtà meno dispendiose.
Inoltre, anche da un punto di vista interno, la questione è la medesima: a pagarne le conseguenze sarebbero i milioni di italiani i quali si trovano, quotidianamente, a consumare in bar o ristoranti.
Sarebbero già pronte, in caso di attuazione di questo percorso legislativo, le contromosse prese in considerazione da parte di Federalberghi che, esposta la problematica attraverso il suo presidente Bernabò Bocca, si basano sulla possibilità di declassare molti degli hotel ed alberghi di lusso (cinque stelle), in modo tale da farli rientrare in una categoria inferiore, per ricevere una tassazione IVA del 10%, rispetto al 22% proposto. Su circa mezzo migliaio di hotel ed alberghi di lusso, circa 400 sarebbero quelli a rischio, causando non solo un conseguente calo dei guadagni economici ed una massiccia riduzione qualitativa, ma soprattutto un forte abbassamento della qualità dell’offerta turistica percepita.
Non sembra, questa, a nostro parere, una risoluzione funzionale che favorisca un aumento del volume d’affari, ma che, al contrario, porterebbe solo una ulteriore contrazione dei consumi ed a una riduzione del fatturato per il settore di riferimento.

Di Italya

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