Una vodka realizzata con grano di segale di Chernobyl è stata l’idea di un team di scienziati capitanati dal professor Jim Smith dell’Università di Portsmouth.
Il loro obiettivo principale è dimostrare che una zona abbandonata della città ucraina è ancora capace di produrre guadagni.
L’acqua e il grano di segale provengono dalle falde acquifere dell’area, ma sono stati distillati per eliminarne le impurità e, di conseguenza, la radioattività.
In origine, l’obiettivo secondario del progetto di Smith consisteva nel fornire un aiuto concreto alle popolazioni colpite dall’incidente nucleare.
Sebbene la natura intorno alla centrale si fosse ripresa, le condizioni socio-economiche e sanitarie dei cittadini erano ben distanti dall’essere accettabili.
Questo, almeno, prima della guerra.
La Chernobyl Spirit Company, nome dell’impresa sociale fondata da Smith, in occasione del conflitto tra Russia e Ucraina, ha deciso di lanciare due nuovi gusti della sua vodka (pera e prugna) con l’intenzione di raccoglierne i proventi e donarli ai rifugiati ucraini; per il momento, sono già state donate 15mila sterline alla causa.
Il 75% dei profitti sarà invece destinato al sostegno delle comunità colpite intorno alla zona di Chernobyl che, come Smith ha dichiarato in una recente intervista alla BBC, «soffrono da 35 anni e ora stanno soffrendo ancora di più. Ci preoccupavamo del rischio di sostanze radioattive nelle città, ma adesso quelle città vengono bombardate».
Al momento, la regione da cui la Chernobyl Spirit Company raccoglie i frutti per produrre la vodka è sotto controllo russo, come annunciato da Kyrylo Korychenskyi, ricercatore e componente del gruppo Atomik: la speranza, dunque, è che la guerra termini prima del prossimo raccolto.
