A cena con Orson Wells

SUCCESSE…AL RISTORANTE

Il genio del cinema hollywoodiano trascorse  in Italia ben sei anni, dal 1947 al 1953, che se non furono tra i suoi più fortunati dal punto di vista artistico, lo misero in condizione di conoscere il “bel paese” e alcuni fra i suoi cittadini più illustri. Proprio in un ristorante della capitale s’incontrò per una cena con l’allora segretario del PCI, Palmiro Togliatti .

 

Quando Orson Wells giunse nella capitale della Repubblica Italiana per interpretare il Cagliostro di Gregory Rastoff, era una fredda domenica di novembre del 1947. Si era da poco conclusa, con la decisione dell’autore di disconoscerne la realizzazione, la controversa vicenda legata al suo secondo film come regista, L’orgoglio degli Amberson,  in cui la casa di produzione RKO gli aveva tolto il controllo del lungometraggio convinta che un ulteriore flop commerciale ( lo stesso pluricelebrato Quarto potere al botteghino in cassò assai poco) li  avrebbe precipitati in guai finanziari seri. L’industria europea legata alla settima arte appariva meno vincolata ai risultati economici di una pellicola e sembrava offrire opportunità di lavoro anche ad artisti maggiormente portati a soluzioni fortemente innovative. L’opportunità di poter rendere operative le proprie convinzioni in materia di sperimentazione cinematografica convinse Wells a scegliere il vecchio continente per tentare di continuare il proprio lavoro. L’Italia fu la meta prescelta e la sua capitale il luogo di residenza. Era il 18 dicembre proprio del 1947, l’attore, sceneggiatore e regista statunitense era a Roma da poco più di un mese, quando al ristorante “Romualdo” in piazza della Torretta, situato in pieno centro, s’incontrava con una delle personalità politiche di maggiore spessore del paese, quel Palmiro Togliatti che insieme a Nenni, De Gasperi, Terracini, Parri e tanti altri era stato uno dei principali artefici della liberazione dal nazi-fascismo. Da raffinato intellettuale quale era  “Ercoli”, era questo il nome di battaglia di Togliatti durante il periodo della lotta alla dittatura, avrà affrontato temi assai diversi tra loro. Le commedie shakespeariane ad esempio, tanto amate dal talentuoso americano che ne ridusse almeno un paio in versione cinematografica proprio nel periodo “europeo”: il Macbeth (1948) e l’Otello (1952). Oppure dei pregi e difetti del piano Marshall, in quei giorni in discussione, fieramente avversato dai comunisti nostrani fedeli ai timori sovietici che ne individuavano esclusivamente il tentativo di subordinazione politica agli USA, piuttosto che uno strumento di soccorso disinteressato alla ricostruzione economica dei paesi devastati dalla guerra. Da una foto che documenta l’incontro, il regista appare spettinato e paonazzo non si percepisce bene se per effetto dell’impegno messo nella discussione oppure a causa delle tagliatelle o della coda alla vaccinara preparata dal ristoratore che, se unita a un robusto rosso delle colline del chianti, avrebbe facilmente provocato reazioni simili a quelle immortalate nello scatto fotografico rubato al ristorante romano. Del resto era ben nota, e vistosamente documentata dalla mole possente, la passione di Wells per il cibo che, insieme a quella per le donne, caratterizzò la sua intera esistenza. Certo che per quanto riguarda entrambe le “passioni” dell’enfant prodige dello spettacolo statunitense il nostro paese poteva vantare eccellenze di grande rilievo, per cui accanto a un incremento sostanzioso del peso corporeo Wells trovò in Italia anche la sua terza moglie, Paola Mori. Le agitate notti romane trascorrevano tra la cena a Tor Fiorenza, una puntatina alle Grotte del Piccione, uno dei night club più esclusivi della capitale, poi una veloce visita alla Taberna Ulpia dove ascoltava rapito Chiove  eseguita da Alfredo Del Pelo, il capostipite di tutti i cantautori di Trastevere, per terminare all’ Abc oppure al Jicky Club, locali che oggi si definirebbero “di tendenza”. Poi nel 1953 la decisione di ritornare a Hollywood dove proseguì la sua carriera altalenante fino all’ultimo. Si spense nella città californiana per un attacco cardiaco il 10 ottobre 1985 a settanta anni.

 

 

 

                                                                                                          Stelvio Catena

 

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