A picco i consumi

ATTUALITA’

Negli ultimi otto mesi la contrazione dei consumi ha raggiunto livelli di assoluta rilevanza. Le analisi sulla situazione economica generale effettuate da Confcommercio evidenziano la decisa presa di posizione dei consumatori decisi a spendere meno in vista di un peggioramento delle proprie condizioni di vita generali. La contrazione dei redditi genera allarme e preoccupazione in vasti strati di popolazione che vedono nel risparmio la prima contromisura.

 

Le periodiche rilevazioni del Centro Studi della Confcommercio confermano, se ancora ce ne fosse bisogno, il periodo di grande difficoltà che sta attraversando l’economia internazionale, difficoltà che stanno ormai diffondendosi con preoccupante velocità anche nel nostro paese. Già, rispetto ad altre popolazioni, quella italiana si è da sempre distinta per una maggiore vocazione al risparmio, un atteggiamento che, ad esempio, ha attenuato almeno fino ad oggi gli effetti negativi della crisi statunitense. L’abitudine a mettere da parte quote consistenti dei propri guadagni trova in momenti di congiuntura economica ulteriore spazio all’interno di una gestione domestica delle spese. In effetti, secondo l’associazione dei commercianti, nel periodo da gennaio ad ottobre 2008 nei confronti dell’equivalente lasso di tempo del 2007, tanto il consumo dei beni che quello dei servizi in quantità hanno subito contrazioni significative. Quest’ultimo, nonostante il mese di ottobre abbia rappresentato un sostanziale equilibrio nei confronti dell’anno passato (+0,7%), perde in complesso un -0,6% e per un segmento in continua espansione e che nei dodici mesi appena trascorsi avevano segnato una crescita di +2,2% rappresenta un segnale di concreto pericolo. Per quanto riguarda, invece, i beni il trend peggiora soltanto un fenomeno già da tempo in atto. Se, infatti, per il 2007 si poteva parlare di mancata crescita in virtù di un andamento stabilizzatosi intorno ad un +0,4%, per quanto riguarda l’anno in corso il calo si assesta, per il momento, sul -2,7% , con punte significative in agosto (-4,4%), segnalando un malessere profondo e diffuso nel parco consumatori. Entrando nel dettaglio le aree in maggior sofferenza risultano quelle riguardanti i beni e servizi relativi alla mobilità che fanno registrare un -8,8%, quindi i beni e servizi ricreativi in regresso di un -4,2%, seguiti dall’alimentari, bevande e tabacchi con un -3,5%. Il settore alberghi, pasti e consumazioni fuori casa sembra tenere un po’ meglio e perde soltanto un -0,8%, mentre appaiono in maggiore difficoltà i comparti abbigliamento e calzature (-2,8%) e beni e servizi per la casa (-1,4%). In controtendenza i beni e servizi per le comunicazioni (+6,6%) e quelli concernenti la cura della persona (+2,6%), anche se rallentano vistosamente un andamento che nel 2007 li aveva visti crescere, rispettivamente, di un +12,9% e di un +3,4%. A tali risultati non deve essere estranea l’evoluzione dei prezzi nei singoli settori, dal momento che le peggiori performance sono accompagnate dai più alti un rincari dei costi (la mobilità con il +9,1%, gli alimentari con il +5,3% e i ricreativi con il +2,8%). Nel settore “fuori casa” l’incremento si attesta intorno ad un +2,4%, comunque considerevole, anche se inferiore al +3,7% del segmento dedicato alla casa. I prezzi delle calzature crescono poco (+1,7%) e quelli relativi ai due comparti in crescita evidenziano una tendenza al ribasso, con molta probabilità affatto estranea al loro successo, -7,5% nelle comunicazioni e -2,8% nella cura della persona, a conferma di un trend già manifestatosi negli scorsi 12 mesi e che aveva visto le prime scendere di un -9,9% e le altre di un -2,7%. Notizie altrettanto negative arrivano dalle elaborazioni compiute sui dati Movimpresa che ragguagliano intorno alle aperture e chiusure delle ditte nei dieci mesi appena trascorsi. Il commercio perde ben 30.672 società, in particolare nel dettaglio dove chiudono 17.714 esercizi, con segnali forti anche per l’ingrosso (- 9.451) e auto, moto e carburanti (- 3.507). Alberghi e ristoranti non appaiono, però, immuni all’andamento generale e lasciano per strada 4.474 imprese. Nello stesso tempo però un settore sembra decollare al di là delle più rosee aspettative crescendo del +230%: il Superenalotto.

 

 

 

 

                                                                          Stelvio Catena

 

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