A tavola con Al Capone

SUCCESSE…AL RISTORANTE

Quando un pranzo al ristorante in compagnia del pericolo pubblico n°1 si trasforma in una vera e propria avventura da film. Ma non è uno scherzo.

 

Nel 1857 un pugno di cittadini americani fondarono, a cinque miglia da Chicago, un piccolo agglomerato urbano cui diedero il nome di Cicero.

Nonostante la vicinanza con il grande centro industriale, il sobborgo era amministrato da sette consiglieri comunali indipendenti dal municipio della capitale dell’Illinois. Il modesto centro era diviso in diversi distretti che possedevano caratteristiche precise, ad esempio Grant Works rappresentava la zona più industrializzata e quella popolata da una comunità italiana vecchia e numerosa, mentre Hawthorne raggruppava bar, ristoranti, locali notturni e alberghi caratterizzandosi come l’area del divertimento.

 

I bar potevano essere considerati veri e propri uffici di consulenza dal momento che offrivano, tra una birra e un cicchetto di whiskey, assistenza legale e amministrativa, compresa la compilazione di atti pubblici, la registrazione di matrimoni, l’organizzazione di onoranze funebri. Tutto a prezzi più bassi delle agenzie professionali specifiche. Quando agli inizi del 1924, in virtù della sua indipendenza amministrativa e della notevole concentrazione di centri di erogazione di alcool, Cicero, e più precisamente Hawthorne, fu individuata dalla malavita di Chicago come il luogo dove concentrare le attività illegali, la popolazione ammontava a oltre 70.000 abitanti e un numero considerevole di industrie vi avevano messo le radici. La più importante di tutte con circa 30.000 dipendenti, la Western Electric, proprio nel distretto del divertimento. Nel giro di pochi mesi l’astro nascente della criminalità statunitense, Alphonse Capone detto Scarface per una cicatrice sulla guancia sinistra, decise di concentrarvi le proprie attività.

 

La corruzione dell’intero consiglio comunale, sindaco compreso, eletto grazie all’appoggio degli sgherri del malavitoso dopo una campagna elettorale segnata da violenze e sopraffazioni e la connivenza con le forze della polizia locale, i cui agenti, nessuno escluso, comparivano sul libro paga di Capone, permisero ben presto lo sviluppo di un’industria del crimine che non aveva precedenti. I 22 bordelli, organizzati come vere e proprie catene di montaggio del sesso in cui la più grande situata vicino all’ippodromo occupava cento ragazze, producevano un reddito annuo superiore ai 10 milioni di dollari, le 161 bische, provviste di “buttadentro”, mettevano ventiquattro ore su ventiquattro a disposizione dei clienti alcool, sesso e gioco, l’Hawthorne Smoke Shop incassava 50.000 dollari al giorno soltanto di scommesse sulle corse.

 

Capone pranzava spesso all’Hawthorne Restaurant, di sua proprietà, un locale di lusso, ben frequentato, con le vetrate in stile liberty e l’arredo di legno scuro, di fianco all’albergo omonimo situato lungo la via principale del distretto, la più trafficata sempre ricolma di passanti.

Il 20 settembre 1926 intorno alle 13 e 30 un’auto preceduta da una sirena simile a quella della polizia transita lungo la strada. Niente di particolare dal momento che le frequenti irruzioni delle forze dell’ordine portano inevitabilmente a un nulla di fatto. L’auto giunta nei pressi del ristorante rallenta e dai finestrini spunta un mitra. Alcuni colpi forse sparati in aria e poi via a grande velocità.

Capone si dirige verso l’uscita per capire cosa stia succedendo, ma la sua guardia del corpo, Frankie Rio, lo stende subito a terra impugnando il revolver. All’improvviso sbuca dalla ventiduesima una colonna di dieci autovetture che, appena arrivata di fronte al locale in cui si trova il gangster, rovescia sul ristorante una vera e propria pioggia di fuoco. Più di mille colpi in meno di un minuto. George Moran, rivale in affari dell’italoamericano e socio di Hymie Weiss la vera mente dell’attentato, scende da un’auto, si dirige verso la porta e scarica in meno di dieci secondi l’intero caricatore all’interno del locale. 100 colpi totali. Senza fretta eccessiva Moran risale in macchina e in un batter d’occhio l’intera colonna scompare dalla strada.

Trentacinque auto subiscono danni. Capone e Rio restano illesi, insieme agli altri 60 avventori del ristorante. Soltanto una signora è ricoverata per una leggera ferita all’occhio dovuta a una scheggia di vetro delle finestre esterne. Il locale è praticamente distrutto, dagli arredi alle suppellettili ai tavoli. Capone rimette tutto a posto in poco tempo e paga anche le cure alla signora.

 

Meno di un mese dopo, l’11 ottobre, Hymie Weiss è steso poco fuori il negozio di fiori in cui ha collocato il suo quartier generale insieme alle guardie del corpo. Otto colpi da un fucile a canne mozze, questi, però, tutti a segno. Aveva 28 anni. L’Hawthorne Restaurant, terminato il periodo proibizionista (1933) e cambiato il proprietario, prese il nome di Towne. Nel 1970 venne distrutto da un incendio e non fu più ricostruito.

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