Agriturismo si ma di lusso!

NUOVE TENDENZE

Quella che alcuni anni orsono appariva come una delle soluzioni migliori per rilanciare un turismo destinato al largo pubblico, in cui si riusciva a conciliare un buon livello di servizio con un prezzo accessibile: l’agriturismo, dopo un invidiabile periodo di successo sembra attraversare momenti di grave difficoltà. L’espansione di tale metodologia di accoglienza ha visto uno sviluppo considerevole, anche in virtù delle facilitazioni amministrative e fiscali concesse dalle istituzioni, ma attualmente sta attraversando una fase di difficoltà, salvo le strutture di lusso.

 

                                                                                     Mario Rossi

 

Alcuni anni orsono si aprì la corsa all’agriturismo, nel nostro paese si cercava, a livello turistico, una proposta che riuscisse a coniugare una qualità dei servizi media con un livello di prezzo accessibile a vasti strati di popolazione. L’opportunità di accogliere intere famiglie e un tipo di turista meno mondano, ma attratto dalle bellezze naturali e dalla genuinità dei prodotti alimentari, completava il quadro che simili strutture di accoglienza proponevano alla clientela. L’essere situati, il più delle volte, in aperta campagna in vecchi casolari oppure in nuove strutture ma pensate per tale tipologia d’offerta, conferiva alla vacanza un valore in linea con le moderne tendenze ecologiste e improntate alla salvaguardia ambientale. Insomma un insieme di motivi che favorirono la diffusione e il successo degli agriturismi, anche perché i governi nazionali e locali ne favorirono lo sviluppo grazie a una serie di interventi legislativi e fiscali in grado di facilitarne la realizzazione. Fu così che in molti lasciarono la città e l’impiego per acquistare poderi in disuso e logori complessi agricoli, oppure riadattarono vecchie magioni familiari, per iniziare una carriera da imprenditori turistici. L’Italia offriva numerose opportunità in questo senso essendo passata da solo pochi anni dalla condizione di paese rurale a nazione industrializzata. Il successo iniziale, portò a una proliferazione abnorme di simili proposte, che ben presto saturarono il mercato. Ad oggi si possono contare oltre 20.000 licenze per 200.000 posti letto. La crisi economica attuale ha prodotto una considerevole contrazione della domanda e diverse strutture hanno visto assottigliarsi in maniera sensibile le prenotazioni (- 11,0% rispetto all’anno precedente). In massima parte sono state colpite quelle più a buon mercato, mentre le più costose, considerate appartenenti all’area “lusso”, hanno registrato un incremento del +18,0%. È vero che le dimensioni di solito contenute, la gestione spesso a carattere familiare, il livello contenuto degli investimenti, una solida fidelizzazione della clientela rendono tali organismi particolarmente flessibili e in grado di assorbire con relativa facilità situazioni problematiche, sempre a patto che non si protendano per lungo tempo, ma i segnali che giungono da alcune importanti associazioni di categoria (Agriturist Confagricoltura, Terranostra Coldiretti, ad esempio) impongono una serie di riflessioni importanti. Fermo restando l’interesse per una cucina “povera”, di origine contadina, all’insegna dei prodotti dell’orto, preferibilmente di produzione propria, di vino e olio fatti in casa, l’attuale frequentatore sembra interessato a benefit che qualche tempo fa sembravano superflui: spa, piscine, suite. Si passa da un “agriturista” spartano, che privilegia il contatto con la natura a tutto il resto, a un personaggio più gaudente, che appare interessato a rendere il proprio soggiorno comodo e rilassante. Per tutti coloro che non hanno a disposizione fondi sufficienti ad adeguare i propri centri oppure che intendono mantenere lo stile che ne ha caratterizzato fino ad ora l’azione, si rende necessario trovare nuove idee per soddisfare le ulteriori esigenze dei consumatori. Organizzare visite guidate nei luoghi circostanti caratteristici, impostare corsi di cucina tradizionale, programmare lezioni di agricoltura (gestione di un piccolo orto, cura delle piante, conoscenza dei processi di produzione di olio e vino, produzione del formaggio e via dicendo), allestire corsi di lingue o di altro tipo per bambini e giovani possono divenire validi argomenti di promozione della propria struttura. Inoltre può dimostrarsi vincente concentrare l’interesse sul cibo, sulla sua qualità, sul suo essere a km zero, sulla sua genuinità, sulla sua versatilità in cucina, fattori che appaiono interessare aree di consumatori sempre più ampie. Il tentativo è quello di coinvolgere l’avventore in attività concrete che ne impegnino i muscoli e ne rigenerino la mente. Una “vacanza attiva” da contrapporre a quella pigra e riposante dei centri benessere mascherati da agriturismo. In effetti sarebbe una strategia perdente quella di voler competere con imprenditori dai mezzi economici assai superiori che intendono usufruire del successo ottenuto per imporre diverse regole gestionali. Invece è importante reagire con iniziative che, pur rappresentando un significativo passo in avanti dal punto di vista della “qualità dell’accoglienza”, rimangano ancorate a quei principi di base che hanno conseguito risultati eccellenti per molti anni. Più che del denaro sono necessari: impegno, creatività, amore per il proprio lavoro, conoscenza del territorio, desideri della clientela abituale per vincere l’ennesima sfida del mercato.

 

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