Antico Caffè di Simo

Nella centralissima via Fillungo di Lucca , a pochi metri da Piazza Anfitetro, e precisamente al numero 58, nel 1846 nasce  uno dei caffè più antichi e rinomati d’Italia: l’Antico Caffè Di Simo. Diventato in poco tempo centro della vita culturale della cittadina toscana è caduto in malora ed è stato chiuso nell’agosto del 2012. A distanza di più di tre anni, anche dopo l’intervento del tribunale dovrebbe riaprire i battenti in estate.

Antico Caffè di SimoAl momento dell’apertura Carlo Caselli insieme alla dicitura caffè vi aveva apposto anche quelle di drogheria e pasticceria convinto di farne un centro commerciale importante della cittadina toscana. A partire dal 1847 Lucca era compresa nei territori del Granducato di Toscana e conservava, come conserva tuttora, l’imponente cinta di mura eretta a difesa della cittadina nei secoli XV e XVII che descrive un perimetro di 4.450 m e ingloba l’intero nucleo urbano. Divenuta famosa in tutta Europa grazie ai suoi banchieri ed alla produzione di tessuti pregiati, poteva contare su di una borghesia attiva e desiderosa di affermazione. Proprio sulla classe emergente contava il figlio del fondatore Alfredo, che impose una decisa sterzata alla vocazione del locale, trasformandolo nel centro della vita culturale e politica lucchese. Anch’egli amante delle arti e dell’evoluzione del pensiero umano, si legò in amicizia con numerosi intellettuali del tempo. Tra le altre iniziative trasformò anche l’immagine del caffè arricchendolo di quegli elementi, in gran parte riconducibili allo stile liberty,  che sono poi stati  uno degli elementi di maggiore caratterizzazione e fascino dell’esercizio. Un grande bancone in legno massiccio scuro con il piano in marmo pregiato, i piccoli lampadari a quattro luci smaltati in oro al soffitto, le colonne ricoperte in legno, i tavolini anch’essi in legno con le ampie, comode sedie dello stesso materiale. Alle pareti, dipinte in un beige chiaro, stampe d’epoca e mappe di Lucca medievale, con un grande specchio che occupa per intero la metà superiore del muro di fronte all’ingresso. In breve tempo l’allora Caffè Caselli divenne il luogo d’elezione per le personalità della letteratura, delle arti visive, della musica che risiedevano o soggiornavano nella cittadina toscana. A partire da Giacomo Puccini, lucchese di nascita, che sostava volentieri ai suoi tavoli le, per la verità abbastanza rare, volte che tornava al borgo natio e che divenne intimo amico del proprietario, passando allo “scapigliato” Alfredo Catalani anche lui compositore, anche se di levatura minore rispetto al grande Giacomo,  cui si deve un piccolo gioiello quale La Wally. Sovente Giovanni Pascoli scendeva dalle aspre colline della Garfagnana, dove aveva acquistato una casa con un bel giardino, per trascorrere qualche ora al caffè, luogo di vivaci confronti teorico-artistici. Sono stati ospiti del prestigioso locale e vi passavano volentieri un po’ di tempo personaggi quali: Giuseppe Ungaretti, poeta nativo di Alessandria D’Egitto, dove incontrava e si legava in amicizia con un altro degli illustri frequentatori dell’Antico Cafè, Enrico Pea, scrittore, poeta e impresario teatrale;  Ugo Ojetti, scrittore, critico d’arte e giornalista; Manara Valgimigli filologo, grecista e poeta che proprio a Lucca aveva frequentato il liceo. Alla scomparsa di Alfredo Caselli nel 1921 la proprietà del locale passò di mano e anche il nome venne cambiato in quello attuale: Antico Caffè De Simo. Le gestioni che si sono succedute hanno cercato di mantenere lo spirito impresso dal Caselli nei primi anni del Novecento ospitando presentazioni di opere di scrittori, inaugurando mostre d’arte e favorendo incontri e letture con poeti.  L’Antico Caffè di Simo passando da proprietario a proprietario, nonostante la sua storia e i suoi fasti ultra centenari è caduto in disgrazia e nell’agosto del 2012 a seguito di un’ordinanza comunale per la verifica dello stato di salute della struttura, che evidenziò rischi di cedimento in particolare dei solai, fu dichiarato inagibile e conseguentemente chiuso. Il periodo successivo, durante il quale diventò una situazione imbarazzante che, anche per l’importanza storica (e artistica) della struttura fece il giro del mondo, è stato animato dal contenzioso fra i tre soggetti interessati al Di Simo: la società Cogea che ha in affitto i locali dalla proprietà, la società Ilva (affittuaria appunto della gestione del Caffè) e la famiglia proprietaria dell’immobile. Al centro del contendere i lavori di ristrutturazione dei locali: un intervento estremamente oneroso, che le parti in causa hanno tentato di addebitare l’una sull’altra. Nel febbraio scorso,  giudice della sezione civile, Vincelle, ha  emesso una sentenza che potrebbe finalmente spianare la strada a una soluzione definitiva e positiva per lo storico locale cittadino. In estate il locale dovrebbe riaprire grazie ad un progetto della Ilva srl, società che ha in affitto la gestione del locale. Il contenzioso però rimane, la Ilva eseguirà tutti i lavori necessari alla riapertura, ma sarà poi il tribunale a decidere chi delle tre parti in causa dovrà accollarsi tutti quanti i costi necessari al restauro e messa in sicurezza della struttura.

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