Arrivano i turisti culturali

NUOVE TENDENZE

Da qualche tempo si sta registrando nella nostra penisola un’imponente impennata del turismo culturale. Una parte sempre più grande e importante di coloro che visitano oppure si muovono all’interno del nostro paese è maggiormente attratta dai reperti storici o dalle testimonianze artistiche che, a dire il vero, in Italia abbondano, piuttosto che dalle, seppur notevoli, bellezze naturali. Un’inversione di tendenza che deve far riflettere i gestori tanto delle strutture di accoglienza che di quelle di ristorazione che delle altre dedicate all’intrattenimento.

Rispetto a venti anni orsono siamo passati da un’incidenza valutata intorno al 14,0% al valore attuale che si attesta ormai al 40,0%. È la cifra di coloro che scelgono per le vacanze o per gite, un po’ più limitate nel tempo, i siti culturali in Italia davvero assai numerosi. In pratica nella penisola lunga e stretta affacciata sul Mediterraneo è possibile trovare tracce di oltre un paio di millenni di storia e d’arte, dai sarcofagi Etruschi fino alla plastica bruciata di Alberto Burri. A partire, però, dal periodo della rinascita postbellica, che si fanno coincidere con quello che è stato definito il boom economico all’inizio degli anni Sessanta del Novecento, il desiderio di distrazione e di spensieratezza domina e la diffusione di un livello di benessere maggiore presso larghi strati di popolazione porta i turisti, tanto interni che internazionali, a cercare occasioni di svago e di piacere sulle spiagge dei lunghi litorali o nelle splendide vallate dell’arco alpino oppure nelle stazioni termali ben attrezzate. Il periodo di “ferie” e di vacanza trascorreva tra bagni, pomeriggi al sole e serate dedicate alla musica. La penisola diventava, almeno nei tre mesi estivi, un grande parco dei divertimenti dove si riversava gente da un po’ tutto il mondo. Le numerose e affascinanti vestigia dei tempi passati, pur restando un importante fattore di attrazione, passano in secondo piano rispetto ai colori e alle luci del divertimento. Ebbene, forse la grave crisi economica oppure la nascita nei diversi paesi di un numero sempre maggiore di luoghi destinati alla movida, tutti assai simili tra loro, hanno portato ad una decisa inversione di tendenza. “Le ultime statistiche – dichiara Mario Resca, direttore generale per la valorizzazione dei Beni culturali – dimostrano che il turismo culturale in Italia rappresenta ormai il 40,0% del settore.[…]. Ciò significa, immaginando una rapida proiezione, che in pochissimo tempo l’Italia non sarà più una meta turistica per il mare o il sole ma lo sarà soprattutto per il suo straordinario patrimonio culturale”. La pubblica amministrazione, responsabile di aree archeologiche e di musei, si sta attrezzando. È, infatti, allo studio un progetto che prevede una riorganizzazione dei servizi aggiuntivi (biglietteria, bookshop, ristorazione, riproduzioni) nelle aree di maggior interesse. Nonostante una serie di polemiche in parte legittime (alla gara per l’assegnazione dei lavori partecipa anche Electa una società del gruppo Mondadori di proprietà del Presidente del Consiglio), l’indirizzo che si intende seguire prevede lo “spacchettamento” delle diverse attività ognuna gestita da una società diversa, e non più da associazioni temporanee come fino ad oggi. A chiarire le ragioni di una tale scelta è sempre Resca: “Ciascuno dovrà offrire il top della professionalità nel proprio campo specifico. Al museo Archeologico di Napoli, faccio un esempio, devo trovare le migliori pubblicazioni di archeologia. Chi si occupa di biglietteria dovrà essere competitivo nei rapporti con i tour operator”, e il dg, di provenienza McDonald’s, si sbilancia anche sulla ristorazione: “Spero di poter coinvolgere grandi cuochi nell’offerta gastronomica nei musei. Ho visto Filippo La Mantia, penso ad Heinz Beck”. Del resto un visitatore di musei italiani spende, dopo l’ingresso, in media 3 euro mentre in Germania e in Gran Bretagna 18. Calcolando che nel 2009 i musei della penisola hanno ospitato 93 milioni di persone possiamo ben immaginare la reale cifra d’affari in discussione. Le iniziative intraprese dal comparto pubblico devono trovare una sponda importante anche nel versante privato. Se consideriamo che una gran parte del patrimonio culturale è situato fuori dai musei, il record di presenze spetta al Colosseo seguito da Pompei e, quindi, dalla Galleria degli Uffizi, è bene che le strutture che possono beneficiare di tale opportunità si facciano trovare attrezzate in modo da poter offrire la migliore qualità di servizio. Idee se ne possono trovare, dai menu “antichi” per i ristoranti con piatti alla moda nei diversi secoli, ai testi letterari o storici da offrire nei bar insieme al cappuccino, alle guide specifiche da far trovare al cliente nella camera d’albergo. Insomma apprestiamoci a divenire una nazione non soltanto bella e ricca di “specialità” enogastronomiche, ma anche colta. 

                               

                                                                    Stelvio Catena

 

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